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Superbonus 2021: l’importanza del tetto nell’intervento trainante

Il tetto di un edificio costituisce la sommità dello stesso e come spesso accade esso sovrasta una zona denominata sottotetto, di uso e proprietà comune, spesso privo di impianto di riscaldamento. 

Tale caratteristica di taluni immobili ha indotto il Legislatore ad intervenire sull’art. 119, Dl 34/2020 precisando che anche il tetto concorre al calcolo del 25% della superficie lorda disperdente al fine di poter ammettere al 110% gli interventi di coibentazione degli immobili. 

Facendo un passo indietro ed andando a verificare la portata dell’intervento trainante di cui all’art. 119, co.1, lett a), DL 34/2020, è possibile accedere alla maxi detrazione del 110% qualora in un edificio si pongano in essere ...interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio...

Si tratta sostanzialmente di interventi finalizzati al miglioramento della resa energetica di un immobile, fra quelli per altro previsti dall’art. 14, DL 63/2013, i quali

  • se interessano almeno il 25% della superficie lorda disperdente, e
  • sono eseguiti nel rispetto delle altre norme previste dalla normativa del superbonus, 

determinano l’accesso ad una maggiore detrazione del 110%. 

Si possono annoverare fra tali interventi quelli ad esempio di posa del c.d. cappotto termico. 

Tuttavia, comunque li si consideri, tali interventi devono rispondere ad un imperativo fondamentale che costituisce il presupposto per l’accesso a tale maggiore detrazione o a quella ordinaria (65%). 

L'imperativo è rappresentato dal fatto che gli interventi devono essere effettuati su: 

  • un immobile esistente 
  • dotato di un impianto di riscaldamento

Il motivo è molto semplice. 

Non è possibile determinare il miglioramento di un indice di resa energetica, e quindi conseguire i benefici fiscali, se si parte: 

  • da un immobile in costruzione, cioè nuovo, o comunque 
  • da un immobile privo di un sistema di riscaldamento, 

ciò perchè mancherebbe il termine di paragone iniziale per dimostrare il miglioramento grazie agli interventi effettuati sull’immobile stesso.

Il dubbio del tetto e la soluzione giunta dalla legge di bilancio 2021

Fino all’entrata in vigore della legge di bilancio 2021 che ha modificato gli artt. 119 e 121, DL 34/2020, permaneva un dubbio circa il fatto di intervenire con lavori coibentanti sui tetti degli edifici, in quanto essi, per loro natura sono al culmine di immobili dotati del c.d. sottotetto, il quale nella maggior parte dei casi non è dotato di alcun impianto di riscaldamento. Volendo pertanto accedere alle maggiori detrazioni da superbonus e dovendo rispettare il parametro del trattamento effettuato su almeno il 25% della superficie disperdente lorda, ma dovendo, per altro verso, rispettare anche il parametro della presenza di un impianto di riscaldamento, il dubbio era che il tetto non dovesse fare parte del calcolo di tale 25%. proprio con la specifica introduzione, nel comma 1, lett. a) dell’art. 119, la norma ha assunto la seguente sembianza: 

...interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio o dell'unita' immobiliare situata all'interno di edifici plurifamiliari che sia funzionalmente indipendente e disponga di uno o piu' accessi autonomi dall'esterno. Gli interventi per la coibentazione del tetto rientrano nella disciplina agevolativa, senza limitare il concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente. 

Di fatto, con tale precisazione viene quindi ammesso anche il tetto nel complesso delle pareti orizzontali, verticali ed inclinate sulle quali poter intervenire con la coibentazione dell’immobile, a nulla rilevando la presenza di sottotetto non riscaldato.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-26
Iva agevolata: spetta anche per i beni accessori ai dispositivi anti covid

Con Risposta a interpello n 56 del 25 gennaio  l'Agenzia delle entrate affronta un chiarimento sulla disciplina dell'IVA introdotta dall'art 124 del DL Rilancio e in particolare si sofferma sulle spese accessorie ai dispositivi anti covid per i quali spetta ugualmente l'agevolazione 

La società istante commercializzza:

  • dispositivi medici 
  • apparecchiature
  • prodotti medicali

e tra questi vi rientrano gli ossimetri e i pulsossimetri.

Essa commmecializza anche materiale di consumo dedicato e necessario all'utilizzo dei beni stessi. 

In particolare vende:

  • coprisonda monouso per termometri timpanici: materiale di consumo monouso dedicato all'utilizzo del termometro che consente di misurare la temperatura corporea sul paziente evitando qualsiasi possibilità di contaminazione; -
  • sensori per ossimetria cerebrale e somatica: sensori monouso destinati al monitoraggio della saturazione regionale di ossigeno che evitano qualsiasi possibilità di contaminazione; 
  • sensori a dito per pulsossimetri riutilizzabili e monouso: materiale di consumo necessario alla rilevazione dei parametri di ossigeno tramite pulsossimetro.

La società chiede se anche con riguardo a tali beni sia applicabile l'esenzione IVA.

L'agenzia nel rispondere intanto riepiloga i termini della agevolazione e in particolare specifica che, l'art 124 prevede che alla Tabella A parte II bis allegata al DPR 633/72 dopo il numero 1-ter venga aggiunto l'1-ter-1 contenente un elenco tassativo di beni oggetto di agevolazione IVA. Tutti i beni indicati sono oggetto della agevolazione nel modo seguente:

  • le cessioni dei beni effettuate entro il 31 dicembre 2020 sono esenti dall'IVA con diritto alla detrazione
  • le cessioni effettuate a decorrere dal 1 gennaio 2021 hanno una aliquota IVA del 5%.

Facendo ricorso al principio di accessorietà disciplinato dall’articolo 12 del decreto Iva, in base al quale i corrispettivi percepiti per le operazioni secondarie e subordinata rispetto alle cessioni o prestazioni di servizi principali concorrono a formare la base imponibile di queste ultime anche se addebitati autonomamente dal prezzo pattuito per l'operazione principale l'Agenzia ha chiarito che l'agevolazione spetta anche per le cessioni dei beni accessori agli strumenti di cui si  tratta, così come richiesto dalla società istante.

Anche la Corte Europea si è espressa in merito alla accessorietà specificando che, ai fini Iva, “Una prestazione è considerata accessoria ad una prestazione principale in particolare quando costituisce per la clientela non già un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore”. 

È irrilevante se nella cessione si sia pattuito un prezzo unitario, ciò che conta è che l’operazione accessoria abbia la funzione di integrare quella principale e che per le parti non configuri con un fine indipendente.

Secondo quanto chiarito con diversi documenti di prassi, per essere considerata accessoria un’operazione deve:

  • integrare, completare o rendere possibile l'operazione principale
  • essere resa direttamente dallo stesso soggetto che effettua l'operazione principale o da terzi, ma per suo conto e a sue spese
  • essere resa nei confronti del medesimo soggetto (cessionario/committente) nei cui confronti è effettuata l'operazione principale.

L’Amministrazione con la circolare n. 26/2020, in merito alla applicazione dell'art 124 ha chiarito peraltro che “al ricorrere delle condizioni previste dall'articolo 12 del Decreto IVA, il medesimo trattamento spetti anche alle operazioni accessorie alle cessioni dei beni individuati dall'articolo 124. ..., al di fuori dei casi di applicazione del citato articolo 12, la cessione dei singoli pezzi di ricambio nonché dei beni accessori andrà valutata caso per caso, anche in sede di interpello”.
L'agenzia,  tanto ciò premesso concorda con la interpretazione dell'istante e chiarisce che alla cessione degli strumenti accessori ai saturimetri, ossi i beni principali, possa applicarsi la medesima agevolazione IVA prevista dall'art 124 del DL Rilancio.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-26
Digital tax: pronto il modello per la dichiarazione 2021

Approvato il 25 gennaio 2021 il Provvedimento prot. 22879/2021 contenente il modello DST Digital Services Tax per la dichiarazione dell'imposta sui servizi digitali.

L'imposta sui deservizi digitali è stata introdotta dalla legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi da 35 a 50, legge n. 145/2018) e modificata da quella di Bilancio 2020 (articolo 1, comma 678) e riguarda l'applicazione alla fornitura dei servizi digitali di un'imposta pari al 3% ai ricavi imponibili e a tale fine rilevano i corrispettivi percepiti nel corso dell’anno solare dal contribuente.

I soggetti passivi dell'imposta sono gli esercenti attività d'impresa che, nel corso dell'anno solare precedente a quello in cui sorge il presupposto impositivo:

  • realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a euro 750.000.000; e
  • percepiscono nel medesimo periodo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore a euro 5.500.000 nel territorio dello Stato, (calcolati secondo i criteri individuati nel punto 3 e senza tener conto dei ricavi derivanti dai servizi di cui ai punti 2.2 e 2.3 del Provvedimento delle Entrare n 13185 del 15 gennaio scorso) 

Il modello deve essere presentato per via telematica secondo specifiche modalità.

  • gli importi devono essere indicati in unità di euro con arrotondamento per eccesso se la frazione decimale è pari o superiore a 50 centesimi di euro ovvero per difetto se inferiore
  • il modello va presentato in via telematica direttamente dai soggetti abilitati a Entratel o Fisconline, (secondo i requisiti posseduti per la presentazione delle dichiarazioni di cui al DPR 322/98)
  • o tramite i soggetti incaricati di cui all’art. 3, commi 2-bis e 3 dello stesso decreto
  • gli utenti del servizio trasmetteranno i dati contenuti nel modello con le specifiche tecniche indicate nell’allegato A al provvedimento
  • la trasmissione telematica può essere effettuata utilizzando anche il software denominato “Modello DST”, reso disponibile sul sito delle Entrate
  • i soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al soggetto passivo una copia del modello trasmesso,  e copia della comunicazione che ne attesta l’avvenuto ricevimento
  • tale ricevuta è prova dell’avvenuta presentazione
  • il modello, sottoscritto dal soggetto incaricato della trasmissione telematica e dall’interessato è conservato a cura di quest’ultimo.

Ricordiamo che con il Provvedimento n 13185 sono state definite:

  • base imponibile e calcolo imposta, 
  • modalità di versamento,
  • e di dichiarazione. 

Come disposto recentemente con DL urgente di proroga delle scadenze fiscali, cui si rimanda per una lettura approdfondita, la data di dichiarazione della web tax è slittata al 30 aprile mentre per il primo versamento, al 16 marzo 2021 (si legga Notifica degli atti di accertamento: il DL n 3 proroga i termini al 2022

Ricordiamo che cosa sono i servizi digitali:

  • veicolazione su un'interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  • messa a disposizione di un'interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;
  • trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall'utilizzo di un'interfaccia digitale.

Obblighi dei soggetti passivi d'imposta:

  • sono tenuti a rilevare mensilmente le informazioni sui ricavi imponibili, 
  • così come gli elementi quantitativi mensili utilizzati per calcolare le proporzioni. 

Tali informazioni dovranno essere indicate nel “Prospetto analitico delle informazioni sui ricavi e sugli elementi quantitativi utilizzati per calcolare l’imposta” (Allegato 1), inoltre le rilevazioni contabili devono essere integrate da una relazione, denominata “Nota esplicativa delle informazioni sui ricavi e sugli elementi quantitativi utilizzati per calcolare l’imposta” (Allegato 2) da redigere annualmente, entro il termine di presentazione della dichiarazione.

Si ricorda infine che i termini ordinari per gli anni successivi al 2021 saranno:

  • il 16 febbraio per il versamento
  • e il 31 marzo per l'invio della dichiarazione annuale

dell’anno solare successivo a quello in cui sono realizzati i ricavi imponibili.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-26
Ravvedimento acconto IVA 2020: entro il 27 gennaio è possibile il pagamento

I Contribuenti IVA soggetti agli obblighi di liquidazione e versamento sia mensili che trimestrali hanno tempo fino al 27 gennaio 2021 per la regolarizzazione del versamento dell'acconto IVA relativo all'anno 2020 non effettuato (o effettuato in misura insufficiente) entro il 28 dicembre 2020 (ravvedimento), applicando la maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (ravvedimento breve).

Categorie di contribuenti:

  • Imprenditori artigiani e commercianti, agenti e rappresentanti di commercio, ecc.
  • Lavoratori autonomi, professionisti titolari di partita Iva iscritti o non iscritti in albi professionali
  • Società di persone, società semplici, Snc, Sas, Studi Associati
  • Società di capitali ed enti commerciali, SpA, Srl, Soc. Cooperative, Sapa, Enti pubblici e privati diversi dalle società
  • Istituti di credito, Sim, altri intermediari finanziari, società fiduciarie

È bene sottolineare che questa scadenza non riguarda i soggetti che, alle condizioni previste dal c.d. "Decreto Ristori-quater", possono differire al 16.3.2021 il versamento dell'acconto IVA.

Il pagamento va effettuato con modello F24 con modalità telematiche, direttamente utilizzando:

  • i servizi "F24 web" o "F24 online" dell'Agenzia delle Entrate, attraverso i canali telematici Fisconline o Entratel
  • oppure ricorrendo, tranne nel caso di modello F24 a saldo zero, ai servizi di internet banking messi a disposizione da banche, Poste Italiane e Agenti della riscossione convenzionati con l'Agenzia delle Entrate
  • oppure tramite intermediario abilitato

i Codici Tributo da utilizzare sono:

  • 6013 - Versamento acconto per Iva mensile
  • 6035 - Versamento IVA acconto
  • 8904 - Sanzione pecuniaria Iva

Per quanto riguarda le sanzioni e gli interessi si specifica che:

  • dal quindicesimo al trentesimo giorno di ritardo si applica la sanzione nella misura fissa dell’1,5% prevista per il ravvedimento breve o mensile
  • per gli interessi legali dal 1° gennaio è passata allo 0,01% dallo 0,05% annuo, applicabile invece fino al 31 dicembre 2020
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-26
RUNTS: ottenimento personalità giuridica con l'iscrizione al registro

Il Cosiglio Notarile di Milano con la massima n 5 del 12 gennaio 2021 pubblicata sul proprio sito internet, tratta aspetti relativi all'ottenimento della personalità giuridica da parte di:

  • una associazione non riconosciuta mediante l'iscrizione al RUNTS
  • una associazione non riconosciuta che già possiede la qualifica di ETS

Nel primo caso, si specifica che la deliberazione dell'assemblea di un'associazione non riconosciuta di conseguire la qualifica di ETS con personalità giuridica richiede il quorum previsto per le modifiche statutarie ed è soggetta ai controlli previsti dall'art. 22 del Codice del terzo settore

Con l'istituzione del Registro unico del terzo settore, il notaio che abbia ricevuto il relativo verbale è tenuto a:

  • verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge, compreso il patrimonio minimo,
  • depositare i documenti nel RUNTS entro 20 giorni.

Trattandosi di ente già operante la verifica patrimoniale presuppone necessariamente la presentazione di una relazione giurata di un revisore legale aggiornata a non più di 120 giorni, dalla quale emerga un patrimonio netto non inferiore ad euro 15.000,00. Sarà necessario accertare che la situazione economico-patrimoniale dell'associazione non presenti passività tali da annullare di fatto un eventuale fondo liquido (o altre attività) di cui si dimostri l'esistenza. Si rende necessario conoscere lo stato patrimoniale netto dell'ente quale risulta dalle sue scritture contabili. L'art. 22 CTS, nel disciplinare il caso in cui il patrimonio iniziale in sede di costituizone si rappresentato da beni diversi dal denaro, stabilisce che il loro valore debba risultare da una relazione giurata redatta da un revisore legale iscritto all'albo. Pertanto, occorre applicare lo stesso criterio di valutazione a un ente già in essere. 

Se dalla perizia risultasse un netto patrimoniale inferiore ad euro 15.000, sarà possibile integrare il patrimonio minimo mediante versamento in denaro da parte degli associati, o con apporto di beni diversi dal denaro, il cui valore dovrà risultare da relazione giurata.

Come specificato dalla massima in oggetto, "poiché l'operazione portante l'ottenimento della personalità giuridica di un'associazione non riconosciuta non ha natura di trasformazione, la perizia di stima può non contenere l'elenco dei creditori dell'ente, prescritto per la perizia richiesta dall'art. 42-bis codice civile, e non sarà neanche necessaria una relazione degli amministratori sulle motivazioni della delibera proposta."

Nel secondo caso, se l'associazione che intende conseguire la personalità giuridica, sia già iscritta al RUNTS, fermo restando l'ambito del controllo del notaio, il quorum deliberativo dell'assembrela è quello richiesto per le modifiche statutarie.

Anche nel caso in cui la decisione di ottenere la personalità giuridica sia assunta da un'associazione già iscritta al RUNTS e la delibera assembleare non contenga modifiche statutarie si ritiene necessaria una deliberazione dell'assemblea: 

  • per effetto del conseguimento della personalità giuridica, infatti, viene modificato il regime di responsabilità di coloro che agiscono in nome e per conto dell'ente, 
  • l'efficacia delle eventuali future modifiche statutarie e delle più importanti decisioni degli associati viene subordinata ad una verifica esterna e l'ente si sottopone alle regole stabilite dall'art. 22, quinto comma, CTS per la conservazione del patrimonio minimo.

Tali cambiamenti, anche se non richiedono modifiche statutarie, mutano sensibilmente le regole dell'associazione e richiedono, quindi, il quorum deliberativo stabilito dal secondo comma dell'art. 21 c.c., oppure il diverso quorum richiesto dallo statuto per le modifiche statutarie.

Per completezza si specifica che l'art 22 del CTS e l'art 18 del DM del 15 settembre 2020 in combinato disposto, pongono a carico del Notaio i controlli delle condizioni prescritte dalla legge nel caso di associazione che intenda acquisire la personalità giuridica e la qualifica di ETS.

Inoltre ai sensi del comma 6 "Le modificazioni dell'atto costitutivo e  dello   statuto  devono risultare da atto pubblico e diventano efficaci con l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore" 

La massima del Consiglio Notarile specifica che l'acquisizione della personalità giuridica è tenuta distinta dal caso di trasformazione, e a sostegno di questa tesi fa riferimento:

  • al comma 5 dell'art 22 dispone che "Quando risulta che il patrimonio minimo di cui  al  comma   4  è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite,  l'organo  di amministrazione, e nel caso di sua inerzia,  l'organo  di   controllo, ove nominato, devono senza   indugio,  in  un'associazione,  convocare l'assemblea per  deliberare,   ed  in  una   fondazione  deliberare  la ricostituzione del patrimonio minimo  oppure   la  trasformazione,  la prosecuzione   dell'attivita'   in    forma   di   associazione    non riconosciuta, la fusione o lo scioglimento dell'ente" 
  • alla Circolare del Ministero del lavoro n 20/2018 aveva chiarito che per "i passaggi da associazione non riconosciuta ad associazione riconosciuta e viceversa,...si applica la disciplina ordinaria in tema di personalità giuridica" e non quella propria della trasfromazione.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-26
Crediti formativi commercialisti: prorogato al 28 febbraio l'invio dell'autocertificazione

Con informativa n 9 pubblicata il giorno 25 gennaio il CNDCEC informa i Presidenti dei consigli degli ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della proroga al 28 febbraio 2021 per la comunicazione dei crediti formativi conseguiti entro il 31 dicembre 2020.

La nota riporta testualmente "Ti informo che il sistema per la compilazione del form per l’autocertificazione dei webinar di formazione fruiti fino al 31 dicembre 2020 https://www.commercialisti.it/visualizzatorearticolo?_articleId=1413847&plid=258012 sarà disponibile fino al 28 febbraio 2021"

Pertanto l'indirizzo utile a cui inviare l'autocertificazione è reperibile qui: 

AUTOCERTIFICAZIONE COMMERCIALISTI

La proroga è stata disposta a seguito della richiesta di alcuni Ordini  di posticipare il termine del 15 gennaio 2021 utile a rendere l’autocertificazione per il riconoscimento dei crediti formativi a seguito della partecipazione agli webinar di formazione organizzati dagli Ordini territoriali nel corso dell’anno 2020. 

Posticipando la data ultima per l'invio si assicura a tutti gli iscritti nell’albo dei Dottori Commercialisti, la possibilità del riconoscimento dei cfp conseguiti mediante la fruizione dei webinar di formazione per i quali sia stato abilitato il caricamento delle autocertificazioni.

Per quanto riguarda i crediti formativi si ricorda inoltre che con un'informativa del 28 settembre scorso il CNDCEC comunicava che di concerto con il Ministero dell'interno era stato "sospeso" l'obbligo del conseguimento di minimo 20 crediti formativi per l'anno 2020, obbligo recuperabile nelle annualità successive.

Per i dettagli si rimanda alla notizia intitolata Commercialisti: niente obbligo di crediti formativi del 2020, recuperabili nel 2021 e 2022

Fonte: Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili
Notizia del: 2021-01-26

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