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Registratore telematico: un riepilogo degli obblighi del 2021

Dal 1° luglio 2019 è iniziata la graduale sostituzione degli scontrini e delle ricevute fiscali con i corrispettivi elettronici.

Tale obbligo è decorso:

  • dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400.000 €;
  • dal 1° gennaio 2021 per i soggetti con volume d’affari non superiore a 400.000 €

Dal 1.1.2021 i soggetti con volume d’affari non superiore a 400.000 € risultano obbligati a:

  • memorizzare elettronicamente 
  • e a trasmettere telematicamente 

i dati dei corrispettivi giornalieri.

Tali soggetti devono documentare (art. 1 DM 7/12/2016, attuativo dell’art. 2 D.lgs. 127/2015) le cessioni e prestazioni effettuate con un documento commerciale salvo che non sia emessa la fattura (o la fattura semplificata).

Cosi come avveniva per lo scontrino/ricevuta fiscale, il documento è sempre esente dall’imposta di bollo (anche laddove superi l’importo di €. 77,47 senza che sia applicata l’Iva).

Dal 1° gennaio 2021 i suddetti soggetti sono obbligati a dotarsi di Registratore Telematico per la trasmissione telematica dei corrispettivi.

In alternativa, questi contribuenti possono utilizzare la procedura web “documento commerciale online“ presente nel portale Fatture e corrispettivi del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Da tale data risulta terminato il c.d. “periodo transitorio“ di conseguenza essi devono trasmettere i dati dei corrispettivi entro 12 giorni dalla chiusura giornaliera e non più entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Sanzioni: la mancata memorizzazione o trasmissione, o l’invio di dati incompleti o non rispondenti al vero, comportano l’applicazione delle sanzioni cioè, rispettivamente, al:

  • 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro;
  • chiusura temporanea dell’esercizio nelle ipotesi di quattro distinte violazioni in giorni diversi all’interno di un quinquennio (articolo 2, comma 6, del Dlgs n. 127/2015).

Le sanzioni sono escluse:

  • fino al 31 dicembre 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400.000 euro,
  • fino al 31 dicembre 2020 per gli altri; 

se l’operatore, avendo liquidato correttamente l’imposta, ha inviato i dati entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Memorizzazione e trasmissione costituiscono un unico adempimento ai fini dell’esatta documentazione dell’operazione e dei relativi corrispettivi e dunque la mancanza di uno solo di essi comporta l’applicazione della sanzione.

Quindi, il soggetto che ha effettuato una corretta memorizzazione cui non segue la trasmissione è sanzionabile come lo è pure colui che dopo una memorizzazione infedele ha inviato regolarmente i dati.

Per omissione si intende anche il mancato rispetto dei termini previsti per la memorizzazione e/o l’invio dei dati, i quali devono ritenersi essenziali.

Un'altra novità che decorre dal 2021 è l’utilizzo esclusivo del nuovo tracciato dei dati dei corrispettivi giornalieri.

Facciamo un riepilogo dei vari provvedimenti che hanno portato ad oggi a prorogare tale obbligo dal 1 gennaio 2021 al 1 aprile 2021

  • il Provvedimento 20 dicembre 2019 aveva stabilito che dal 1° marzo 2020 al 30 giugno 2020 era possibile trasmettere i dati dei corrispettivi secondo le specifiche previste dall’Allegato denominato “Tipi dati per i corrispettivi – versione 6.0 – novembre 2017” o in alternativa, secondo le specifiche previste dall’Allegato denominato “Tipi dati per i corrispettivi”– versione 7.0 – marzo 2020”.
  • il Provvedimento 30 giugno 2020, modificando il paragrafo 4.2, aveva previsto che fino al 31 dicembre 2020 era possibile trasmettere i dati dei corrispettivi in base alle specifiche sopra elencate mentre dal 1° gennaio 2021 i dati dei corrispettivi avrebbero dovuto essere trasmessi esclusivamente nel rispetto del nuovo Allegato “Tipi Dati Corrispettivi” (versione 7.0 – giugno 2020).
  • il Provvedimento 23 dicembre 2020 ha previsto la proroga dal 1° gennaio al 1° aprile 2021 della data di avvio dell’utilizzo esclusivo del nuovo tracciato dei dati dei corrispettivi giornalieri “Tipi dati per i corrispettivi - versione 7.0 - giugno 2020”, e del conseguente adeguamento dei Registratori Telematici.

Ciò comporta la necessità di procedere con l’aggiornamento dei RT affinché tramite gli stessi la memorizzazione e l’invio telematico dei dati avvenga

  • nel rispetto delle nuove disposizioni
  • in base a quanto disposto dalla ver. 7.0 del tracciato telematico.

Si specifica che fino al 31 marzo 2021 sarà quindi possibile trasmettere i dati utilizzando la precedente versione 6.0.

E' stato adeguato al 31.3.2021 il termine entro il quale i produttori possono dichiarare la conformità alle specifiche tecniche di un modello di RT già approvato dall’Agenzia delle Entrate.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-21
Contributi covid settore cultura: detassazione a norma del Decreto Ristori

L'agenzia delle entrate con la Rsposta a interpello n 46 del 19 gennaio 2021 chiarisce che i contributi erogati a fronte dell’emergenza pandemica a sostegno al settore della cultura previsti dall'art 90 del DL 18/2020 non sono imponibili grazie al regime di esenzione previsto dall'art. 10-bis del DL 137/2020, noto come Decreto Ristori.

In particolare, si risponde a un interpello nel quale una associazione chiedeva se i contributi previsti ai sensi dell'art 90 del Cura Italia fossero da assoggettare a ritenuta di acconto IRPEF in sede di erogazione.

L'agenzia chiarisce che i contributi per il sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori, e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore, corrisposti ai sensi dell’art.90 non sono da assoggettare, all'atto della erogazione, a ritenuta alla fonte a titolo di acconto IRPEF e non sono imponibili nei confronti dei percettori. 

Ricordiamo che l’art. 10-bis comma 1 del DL 28 ottobre 2020 n. 137 (così come convertito) rubricato “Detassazione di contributi, di indennità e di ogni altra misura a favore di imprese e lavoratori autonomi, relativi all’emergenza COVID-19”  prevede che  i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati  a seguito dell’emergenza epidemiologica e diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza, da chiunque erogati e indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione, rivolti a:

  • soggetti esercenti impresa, 
  • arte o professione,
  • nonché ai lavoratori autonomi

non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP e non rilevano ai fini del pro-rata di deducibilità degli interessi passivi e del pro-rata di deducibilità dei costi (art 61 e 109 comma 5 DPR 917/86)

Con la risposta a interpello l'Agenzia ha chiarito pertanto che tali somme corrisposte ai sensi dell'art 90 saranno in via eccezionale detassati visto l'art 10 bis del Decreto Ristori.

Ma vediamo nello specifico in cosa consistono i contributi oggetto della detassazione.

L’art. 71-octies, comma 3-bis della L. 633/1941 destina la quota pari al 10% dei compensi annualmente incassati per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi a finanziare progetti elaborati da giovani artisti e dalle scuole, sulla base di un atto di indirizzo del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. 

Quest'anno vista l'emergenza pandemica sarebbe stato impossibile procedere all’assegnazione di tali somme con le modalità ordinarie, cosìcchè l’art. 90 del decreto “Cura Italia” ha previsto che le stesse somme fossero destinate

  1. agli autori, 
  2. agli artisti interpreti ed esecutori, 
  3. nonché ai lavoratori autonomi 

che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva e secondo quanto sopra enucleato saranno in via eccezionale detassati.

Infine si ricorda che è stato il DM 30 aprile 2020 ha definire i requisiti per l’accesso ai benefici dell'art 90.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-21
Note di variazione su procedure concorsuali chiuse: recupero dell'IVA

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta a interpello n. 593 del 15 dicembre 2020 ha precisato che, ai fini:

  • dell’infruttuosità della procedura fallimentare
  • e dell’emissione della nota di variazione IVA ex art. 26 c. 2 DPR 633/72,

occorre fare riferimento alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto finale o, in mancanza, alla scadenza del termine per proporre reclamo al decreto di chiusura del fallimento.

La nota di credito deve essere emessa (e l'Iva detratta) entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto.

Se la nota di variazione non è emessa in questi stretti termini, il diritto al recupero di quell'IVA non può più essere esercitato.

Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate, la curatela non aveva notificato il provvedimento di chiusura del fallimento al creditore, il quale veniva a conoscenza casualmente della conclusione della procedura e in modo quindi incolpevole, dopo lo scadere del termine utile per la emissione della Nota di Credito.

In tal caso, per recuperare l’IVA, l'Agenzia Entrate ha affermato che "Il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell'imposta non dovuta a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.". 

Quindi l'agenzia afferma che entro 2 anni dalla data di versamento dell'imposta si può presentare istanza di rimborso ai sensi dell’art. 30-ter DPR 633/72. 

Facciamo però un riepilogo di quanto specificato dalla agenzia nella risposta all'interpello.

L'istante chiedeva quale fosse il giorno entro il quale esercitare il diritto al recupero dell'IVA.

L'art 26 comma 2 del Decreto IVA dispone che “se un'operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui agli articoli 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l'ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato (...) o in conseguenza dell'applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell'articolo 19 l'imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell'articolo 25”

Tale disposizione regola le variazioni "in diminuzione" dell'imponibile e dell'imposta il cui esercizio  ha natura facoltativa ed è limitato ai casi espressamente previsti dal legislatore, tra i quali rientrano le ipotesi di procedure esecutive individuali e concorsuali rimaste infruttuose.

Per il fallimento la Circolare n 77/E del 2000 chiarisce che "al fine di individuare l'infruttuosità della procedura occorre fare riferimento alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto oppure, ove non vi sia stato, alla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento stesso".

L'agenzia chiarisce che una volta verificatosi il presupposto per operare la variazione, l'esercizio del diritto alla detrazione dell'IVA resta subordinato alle condizioni imposte dall'articolo 19 del decreto IVA. 

Con la circolare del 17 gennaio 2018, n. 1/E è stato precisato che "Per quanto riguarda la procedura di variazione essa deve realizzarsi (e, dunque, la nota di variazione deve essere emessa) entro i termini previsti dal comma 1 del citato articolo 19 al più tardi, entro la data di presentazione della dichiarazione IVA relativa all'anno in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione ovvero a regime, entro il 30 aprile".

Nel caso specifico proposto dall'istante dato che non pare esserci stato un piano di riparto finale, l'esercizio del diritto alla variazione risulta subordinato alla scadenza del termine per opporre reclamo contro il decreto di chiusura del fallimento. Risulta però che il deposito è avvenuto nel 2019 e quindi i termini per il reclamo sono scaduti, perciò la nota di variazione poteva essere emessa, e il diritto alla detrazione esercitato, fino alla data di presentazinoe della dichiarazone IVA 2019 ossia il 30 giugno 2020. Il termine di presentazione della dichiarazione IVA 2020 per il periodo 2019 è stato differito al 30 giugno 2020 dal decreto Cura Italia perciò la nota poteva essere emessa entro tale data e in sua assenza si perdeva il diritto alla detrazione.

Tuttavia non avendo la curatela informato il contribuente della chiusura del fallimento, ed egli ne è venuto a conoscenza in modo casuale e per motivi a lui non imputabili, può presentare istanza di rimborso con le modalità su elencate.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-21
Modello 770 a carico del datore anche per CIGD a ex dipendenti


In relazione alle somme da versare ad ex dipendenti come trattamenti di integrazione salariale  in deroga, il datore di lavoro resta obbligato a effettuare le ritenute di acconto IRPEF,  versare le ritenute e certificare gli emolumenti, presentare il modello di dichiarazione 770 . Questo quanto chiarito dalla Agenzia delle Entrate, con la Risposta ad interpello n. 47 del 19 gennaio 2021.

Vediamo di seguito più in dettaglio il caso sottoposto all'amministrazione  finanziaria e le indicazioni fornite in merito.

Si trattava i particolare di una snc  che esercita l'attività di  noleggio di autocarri e  che, in seguito alla sospensione dell'attività per l'emergenza Covid-19, aveva  posto in cassa integrazione i propri dipendenti  ai sensi del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (cd. decreto"Cura Italia"). 

L'erogazione dell'indennità è avvenuta tramite il fondo di solidarietà bilaterale artigiano non direttamente al dipendente, ma cumulativamente all'azienda, il 6 ottobre 2020, ovvero con ritardo rispetto ai mesi di riferimento. 

La società chiede di conoscere il corretto trattamento fiscale, tenendo presente che 

  • tali emolumenti sono stati corrisposti anche in favore di personale che ha cessato il rapporto di lavoro  a seguito di dimissioni o per scadenza naturale del contratto di lavoro. 
  •  le somme non sono arretrati di lavoro dipendente in senso stretto, ma somme erogate per conto del Fondo, sulle quali, in caso di costanza di lavoro, avrebbe dovuto applicare la ritenuta alla fonte a titolo di acconto Irpef;
  • non esiste una norma specifica che disciplini il caso concreto.

L'Agenzia delle entrate,  in risposta,  respinge la proposta della società e  richiama  l'articolo 23  del TUIR per il quale  "i sostituti d'imposta hanno  l'obbligo di effettuare la ritenuta  ogni qual volta la corresponsione riguardi somme e valori di cui all'articolo 51 del Tuir e, quindi, somme e valori in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro, ancorché siano corrisposti in favore di soggetti che non siano propri dipendenti (risoluzione 27 luglio 2005, n. 101/E)."  Su questo ribadisce che "costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori che sono percepiti, a qualunque titolo, in relazione al rapporto di lavoro  a prescindere dalla esistenza di un attuale vincolo con la prestazione lavorativa"

L'agenzia afferma quindi che "la società istante sarà tenuta ad effettuare le ritenute a titolo di acconto IRPEF sulle somme da erogarsi ai suoi ex dipendenti a titolo di cassa integrazione in deroga e, conseguentemente, ad assolvere gli obblighi di:

  •  versamento delle ritenute ai sensi degli articoli 17 e 18 del decreto legislativo 9  luglio 1997, n. 241; 
  •  certificazione degli emolumenti 
  •  presentazione del modello di dichiarazione  dei sostituti d'imposta e degli intermediari (modello 770)".
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 2021-01-21
Fondo salvaguardia imprese: al via le domande dalle ore 12.00 del 2 febbraio

È uscito ieri 20 gennaio 2021 il Decreto del Mise con le modalità di accesso al Fondo salvaguardia imprese, previsto dall'articolo 43 del Dl 34/2020, con una dotazione di 300 milioni di euro, rifinanziata con ulteriori 250 milioni per il 2021. 

La domanda di accesso al Fondo può essere presentata a decorrere dalle ore 12 del 2 febbraio 2021 e deve essere compilata esclusivamente in forma elettronica, utilizzando la procedura informatica accessibile dal sito www.invitalia.it

In allegato al decreto sono stati pubblicati i formulari utilizzabili e le modalità di presentazione del piano di ristrutturazione riguardante la propria impresa.

Ricordiamo che possono beneficiare di tali interventi le imprese versanti in uno stato di difficoltà economico finanziaria che, alla data di presentazione della domanda di accesso al fondo, hanno avviato un confronto presso la struttura per la crisi d'impresa del Ministero dello sviluppo economico e che:

  • sono titolari di marchi storici di interesse nazionale;
  • sono costituite in forma di societa' di capitali e hanno  un numero di dipendenti, comprensivo dei lavoratori a termine, degli apprendisti e dei lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo parziale, superiore a 250. Ai fini della determinazione del predetto numero, rilevano i valori  consolidati a livello di gruppo con riferimento ai soli dipendenti impiegati in unita' locali dislocate sul territorio nazionale;
  • indipendentemente dal numero degli occupati, detengono beni e rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale

La domanda di accesso al Fondo deve contenere un programma di ristrutturazione (il formulario è scaricabile qui) finalizzato alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla prosecuzione dell'attività di impresa.

L’istruttoria verrà effettuata da Invitalia entro 90 giorni, con valutazione volta alla verifica della completezza della documentazione, la sussistenza dei requisiti e la valutazione dell’impatto sui profili occupazionali. 

Qualora l'esito dell'istruttoria fosse positivo si prospetta:

  • nel caso di intervento in imprese non in difficoltà, Invitalia interviene in equity con modalità pari passu con almeno un investitore privato indipendente, con un apporto di almeno il 30% della complessiva operazione nel capitale di rischio. 
  • nel caso di intervento in imprese in difficoltà, l’impresa proponente deve garantire un livello sufficiente di contributo proprio per la copertura dei costi previsti nel programma di ristrutturazione secondo le seguenti percentuali: almeno il 25% piccole imprese, 40% medie imprese, 50% grandi imprese

Ma oltre all’intervento nel capitale di rischio può essere prevista l'erogazione di un contributo a fondo perduto per il mantenimento di una percentuale non inferiore al 70% dei posti di lavoro.

Invitalia attraverso la partecipazione negli organi sociali può monitorare l'impresa proponente la ristrutturazione

L’erogazione dei contributi a fondo perduto è condizionata all'investimento effettuato, a seguito della verifica dei dati occupazionali dell'impresa proponente. 

Si ricorda in sintesi che:

"Il Fondo consente allo Stato attraverso Invitalia di poter entrare nel capitale delle aziende in crisi per un ammontare massimo di 10 milioni di euro e per un periodo non superiore a 5 anni. L'intervento nel capitale di rischio dovrà essere accompagnato da un apporto di investitori privati per almeno il 30%".

Il tetto dei 10 milioni vale per il complesso degli interventi e può essere superato solo se partecipano anche Regioni o altre amministrazioni locali.

La deroga per le PMI vale anche nei casi di proroga di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per cessazione.

Era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n 309 del 14 dicembre 2020 il Decreto del Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che rendeva operativo il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa, istituito dal Decreto Rilancio cui si rimanda per altri dettagli.

Il decreto ministeriale in attuazione delle disposizioni di cui all'art. 43 del Decreto Legge n. 34/2020, come modificato dall'art. 60, comma 3, del decreto-legge n. 104/2020, ha definito i criteri e le modalita' di gestione e di funzionamento del fondo, nonche' le procedure per l'accesso ai relativi interventi.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-01-21
Superbonus 2021: le novità sugli immobili e dei cantieri

Volendo partire dall’origine per rendere più chiari i caratteri di tale argomento, si può prendere a riferimento l’art. 119, lett. a) e c), DL 119/2020. 

Le lettere da a) a c) trattano gli ormai notissimi interventi trainanti:

  • installazione del cappotto termico, lettera a),
  • sostituzione dell’impianto di climatizzazione nelle parti comuni di edifici, lett. b), 
  • sostituzione dell’impianto di climatizzazione nelle singole unità immobiliari, lett. c). 

Se alla lett. b) tale concetto non è inerente, trattandosi, appunto di parti comuni, alle lett. a) e c) si rilevano due concetti che creano molti dubbi: 

  • il concetto di “indipendenza funzionale” (modificato dal Dl 104/2020) 
  • il concetto di accesso autonomo (modificato dalla legge di bilancio 2021). 

Tralasciando la definizione di accesso autonomo di cui abbiamo ampiamente trattato (modifica apportata dalla norma con l’introduzione del comma 1bis dal DL 104/2020), ci vogliamo ora concentrare sulle novità apportate dalla legge di bilancio 2021 al concetto di “indipendenza funzionale” (attraverso la ulteriore modifica del comma 1bis, art. 119). 

LEGGI ANCHE Superbonus 110: i chiarimenti dell'agenzia sul requisito di accesso autonomo

Secondo le novità introdotte dalla L. 178/2020 alla fine del comma 1bis dell’art. 119, si legge: 

Un'unità' immobiliare può' ritenersi "funzionalmente indipendente" qualora sia dotata di almeno tre delle seguenti installazioni o manufatti di proprietà' esclusiva:

  • impianti per l'approvvigionamento idrico; 
  • impianti per il gas; 
  • impianti per l'energia elettrica;
  • impianto di climatizzazione invernale.

Alla luce di quanto sopra, gli immobili che potranno accedere al superbonus per quel che riguarda gli interventi trainanti, godendo della maxi detrazione del 110%, dovranno:

  • avere autonomo accesso dall’esterno, a mezzo di strade, vialetti o giardini, ancorchè gli stessi siano condivisi con altri soggetti in comproprietà (esempio classico che aveva comportato dubbio è il classico accesso alle unità immobiliari attraverso il vialetto condominiale).
  • essere funzionalmente indipendenti attraverso il possesso autonomo ed esclusivo di almeno tre degli impianti fra quello dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica o della climatizzazione invernale. 

Il mancato rispetto di tali due requisiti, secondo la legge di bilancio 2021 comporta il non accesso al superbonus (restano comunque ferme le altre detrazioni nella misura ordinaria, ad esempio 65%).

In conclusione la legge di bilancio 2021 rende più chiaro tale requisito di indipendenza dal punto di vista normativo recependo le indicazioni fornite in merito dalla Circ. 24/E/2020, al passo dal quale si evince che: "Una unità immobiliare può ritenersi «funzionalmente indipendente» qualora sia dotata di installazioni o manufatti di qualunque genere, quali impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento di proprietà esclusiva"

Il nuovo obbligo di cantiere

Attraverso l’inserimento del nuovo comma 14bis, nell’art. 119, si introduce un importante adempimento a carico di coloro che avviano cantieri destinati a porre in essere interventi sugli immobili che accedono al 110%. Per tutti gli interventi di cui all’art. 119 è necessario esporre ben visibile ed accessibile alla lettura un cartello esposto presso il cantiere dove deve essere indicata anche la seguente dicitura: 

"Accesso agli incentivi statali previsti dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, superbonus 110 per cento per interventi di efficienza energetica o interventi antisismici"».

Fonte:
Notizia del: 2021-01-21

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