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Fattura emessa e non conservata: per la Cassazione è occultata la contabilità

E' sufficiente non stampare la documentazione per rientrare nel reato di occultamento della stessa, che si realizza ogni volta in cui la distruzione o l’occultamento dei documenti contabili dell’impresa non consenta o renda difficoltosa la ricostruzione delle operazioni. A ribadire questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 35173 del 18 luglio 2017.

Nella vicenda processuale, un commercialista era stato condannato sia in primo grado che in Corte d'Appello per il reato di occultamento delle scritture contabili obbligatorie previsto dall’articolo 10 del Dlgs 74/2000. Ricorreva così per Cassazione il professionista in quanto a suo avviso, i giudici territoriali avevano erroneamente paragonato l’omessa esibizione dei documenti mai detenuti all’eliminazione fisica degli stessi. 

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, ribadendo il principio secondo cui, in tema di reati tributari, l’impossibilità di ricostruire il reddito o il volume d’affari derivante dalla distruzione o dall’occultamento di documenti contabili non deve essere intesa in senso assoluto e sussiste anche quando è necessario procedere all’acquisizione presso terzi della documentazione mancante.

Nella fattispecie in esame, la documentazione è stata rinvenuta presso terzi e non presso l’imputato, con la conseguente configurazione del reato. I giudici di legittimità hanno infine precisato, peraltro, che anche la sola condotta di non stampare la documentazione costituisce occultamento della stessa agli accertatori.

Fonte: Fisco Oggi
Notizia del: 18/08/2017
L'Iscrizione nel Registro Unico del Terzo Settore degli Enti no Profit

L’obbligo di comunicazione e iscrizione di tutti gli atti dell’Ente del Terzo Settore nel Registro Unico è a carico degli amministratori.

La domanda di iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore e' presentata dal rappresentante legale dell'ente o della rete associativa cui l'ente eventualmente aderisca all'Ufficio del Registro unico nazionale della Regione o della Provincia autonoma in cui l'ente ha la sede legale, depositando l'atto costitutivo, lo statuto ed eventuali allegati, ed indicando la sezione del registro nella quale l'ente chiede l'iscrizione.
Per le reti associative la domanda di iscrizione e' presentata all'Ufficio statale del Registro unico nazionale.

L'ufficio competente verifica la sussistenza delle condizioni previste dal Codice del terzo Settore per la costituzione dell'ente quale ente del Terzo settore, nonche' per la sua iscrizione nella sezione richiesta.
L'ufficio del Registro, entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, puo':
a) iscrivere l'ente;
b) rifiutare l'iscrizione con provvedimento motivato;
c) invitare l'ente a completare o rettificare la domanda ovvero ad integrare la documentazione.

Decorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda o dalla presentazione della domanda completata o rettificata ovvero della documentazione integrativa, la domanda di iscrizione s'intende accolta.

Se l'atto costitutivo e lo statuto dell'ente del Terzo settore sono redatti in conformita' a modelli standard tipizzati, predisposti da reti associative ed approvati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l'ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore, verificata la regolarita' formale della documentazione, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda iscrive l'ente nel Registro stesso.
Avverso il diniego di iscrizione nel Registro e' ammesso ricorso avanti al tribunale amministrativo competente per territorio.

Fonte:
Notizia del: 18/08/2017
La determinazione del reddito per il Terzo Settore, Volontariato e APS

La riforma della disciplina fiscale degli enti del Terzo settore si pone come obiettivo la semplificazione ed armonizzazione del quadro normativo attuale caratterizzato da una estrema frammentazione con una pluralità di disposizioni che si sono stratificate nel tempo.

Per la determinazione del reddito di impresa viene introdotto per gli Enti del Terzo settore un regime fiscale opzionale basato sui coefficienti di redditività.
Piu precisamente l’art. 80 del Codice TS prevede che gli enti del Terzo settore non commerciali possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d'impresa, applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio delle attivita' di interesse generale e diverse (art.5 e 6 Codice TS), quando svolte con modalita' commerciali, il coefficiente di redditivita' nelle seguenti misure:

a) attivita' di prestazioni di servizi:

1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 7 per cento;

2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro, coefficiente 10 per cento;

3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 17 per cento;

b) altre attivita':

1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 5 per cento;

2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro, coefficiente 7 per cento;

3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 14 per cento.

Per gli enti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attivita' il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attivita' prevalente.

In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attivita' di prestazioni di servizi.

Per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale viene previsto la possibilità di applicare un regime forfettario, con contabilità semplificata, per le attività commerciali esercitate, a condizione di non superare il limite di ricavi di 130.000 euro nel periodo d’imposta precedente.

Piu precisamente l’art. 86 del Codice del terzo Settore prevede che:

Le organizzazioni di volontariato che applicano il regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi percepiti un coefficiente di redditivita' pari all'1 per cento.

Le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi percepiti un coefficiente di redditivita' pari al 3 per cento.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 18/08/2017
Definizione liti pendenti: quando puo' essere negata

Agli Uffici dell’Agenzia delle entrate spetta il compito di verificare la regolarità della domanda e la ricorrenza dei presupposti richiesti dall’articolo 11 per la validità della definizione.
Il comma 10 dell’articolo 11 stabilisce che l’eventuale diniego di definizione deve essere notificato al contribuente entro il 31 luglio 2018. Tale data rappresenta, quindi, il termine ultimo entro cui gli Uffici devono completare le verifiche in ordine alla validità della definizione.
Va in proposito ribadito - come precisato nel paragrafo 8 – che la tempistica delle predette verifiche è essenzialmente dettata dalla circostanza che i termini per l’impugnazione delle sentenze, per effetto della sospensione automatica di sei mesi, vanno a scadere nel periodo che va dal 24 ottobre 2017 al 30 marzo 2018 e, dunque, antecedentemente all’ultima data utile per notificare il diniego; ciò impone agli Uffici di anticipare l’esame della regolarità della domanda di definizione presentata dal contribuente, nel caso di liti per le quali i termini di impugnazione delle relative sentenze scadono prima del 31 luglio 2018.
Le verifiche da svolgere riguardano la sussistenza dei presupposti, formali e sostanziali, per la validità e il perfezionamento della definizione, avuto riguardo, tra l’altro:

  • alla definibilità della lite (appartenenza della controversia alla giurisdizione tributaria; qualità di parte dell’Agenzia delle entrate; ecc.);
  • alla tempestività della domanda di definizione, anche nel caso in cui non vi siano importi da versare;
  • al corretto ammontare degli importi versati;
  • alla tempestività dei versamenti.

Nel caso in cui, in esito alle verifiche, l’Ufficio si determini a denegare la definizione, è necessario che tale determinazione sia formalizzata in un provvedimento, compiutamente motivato, il quale deve essere notificato al contribuente entro il termine perentorio del 31 luglio 2018.
La notifica, in base al comma 10 dell’articolo 11, va effettuata secondo le modalità previste per gli atti processuali, cioè applicando le regole contenute negli articoli 16, 16-bis e 17 del D.Lgs. n. 546 del 1992.
La data del 31 luglio 2018 segna il limite temporale all’esercizio del potere dell’Amministrazione di notificare il provvedimento di diniego; il mancato esercizio di tale potere entro il termine previsto comporta che la definizione deve ritenersi validamente perfezionata.
Il provvedimento di diniego è impugnabile, entro 60 giorni dalla notifica, con ricorso innanzi allo stesso giudice presso il quale la lite è pendente.

Relativamente al caso in cui la richiesta di definizione attiene ad una lite per cui è pendente il termine per l’impugnazione, il terzo periodo del comma 10 dell’articolo 11 consente che la pronuncia possa essere impugnata dal  contribuente, anche oltre il termine ordinario di impugnazione, insieme al diniego della definizione, entro sessanta giorni dalla notifica dello stesso. Non è  ammessa l’impugnazione separata di sentenza e diniego da parte del contribuente.

Si ritiene invece che il contribuente possa impugnare il diniego, senza provvedere anche all’impugnazione della sentenza e viceversa; in caso di rigetto del ricorso avverso il diniego, il passaggio in giudicato della predetta sentenza comporta la definitività del rapporto controverso nei termini statuiti dal giudice.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 18/08/2017
Registro Unico del Terzo Settore per la pubblicità legale delle associazioni

Il Codice del Terzo Settore dispone la disciplina per l’istituzione ed il funzionamento a regime, del Registro unico nazionale del Terzo settore.

Vengono stabilite le modalità di iscrizione, l’aggiornamento dei dati, la cancellazione e migrazione in altra sezione degli enti interessati.
I dati verranno revisionati almeno ogni tre anni e avranno efficacia dichiarativa. I dati e gli atti risultanti dal Registro Unico saranno opponibili ai terzi.

Il Registro unico nazionale del Terzo settore è tenuto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con modalita' informatiche in collaborazione con ciascuna Regione e Provincia autonoma.

Presso le Regioni il Registro e' indicato come «Ufficio regionale del Registro unico nazionale del Terzo settore». Presso le Province autonome «Ufficio provinciale del Registro unico nazionale del Terzo settore». Il registro e' pubblico ed e' reso accessibile a tutti gli interessati in modalita' telematica.

Il Registro unico nazionale del Terzo settore si compone delle seguenti sezioni:

a) Organizzazioni di volontariato;
b) Associazioni di promozione sociale;
c) Enti filantropici;
d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
e) Reti associative;
f) Societa' di mutuo soccorso;
g) Altri enti del Terzo settore.


Ad eccezione delle reti associative, nessun ente puo' essere contemporaneamente iscritto in due o piu' sezioni.
 

Fonte:
Notizia del: 17/08/2017

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