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Controlli automatizzati: ecco i 73 codici tributo per provvedere al pagamento del dovuto

Con Risoluzione n 5 del 19 gennaio 2022 vengono istituiti i codici tributo per il versamento tramite i modelli F24 e F24 EP delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/1973.

In particolare, al fine di consentire il versamento, con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, tramite i modelli F24 e F24 Enti pubblici (F24EP), delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate seguenti ai controlli automatizzati, si istituiscono i codici tributo indicati nella tabella che segue:

SCARICA QUI LA TABELLA  riepilogativa dei 73 codici tributo e relative causali

Per agevolare i contribuenti, nella tabella, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo.

Si precisa che i suddetti codici sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente ivi richiesto. 

In tal caso, deve essere predisposto un modello F24 nel quale i codici istituiti sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando anche, nei campi specificamente denominati, il codice atto e l’anno di riferimento (nel formato “AAAA”) reperibili all’interno della stessa comunicazione. 

Si precisa che i codici tributo 959F, 960F, 961F, 962F, 963F, 964F, 965F, 966F e 967F possono essere utilizzati anche nel modello F24 EP.

In tal caso gli stessi codici sono esposti in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. 

Il campo “sezione” è valorizzato con “Erario” (valore F); il campo “codice atto” e il campo “riferimento B” sono valorizzati con il codice atto e l’anno di riferimento, nel formato “AAAA”, reperibili all’interno della stessa comunicazione

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20
Esenzione IVA: non spetta per i test diagnostici per controlli su assunzione stupefacenti

Con Risposta a interpello n 34 del 19 gennaio 2022 le Entrate chiariscono che i test diagnostici in vitro che effettuano controlli a campione relativi all'assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope non sono finalizzati al contrasto del Covid-19, dunque, le relative cessioni prevedono la corresponsione dell'aliquota IVA al 22%. 

L'ente istante ha acquistato con ordinativo sul mercato elettronico della pubblica amministrazione, 2750 test diagnostici in vitro, necessari per effettuare controlli a campione relativi all'assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, prevedendo la corresponsione dell'aliquota IVA al 22%. 

Il fornitore in sede di fatturazione ha applicato l'aliquota IVA al 5%, sulla base di quanto riportato nella circolare n. 26 del 2020 che commenta, tra l'altro, la disposizione di cui al n. 1-ter.1, inserito alla Tabella A, parte II-bis del d.P.R. n. 633 del 1972. 

Tale disposizione individua l'elenco dei prodotti che beneficiano dell'aliquota IVA del 5%. 

L'istante chiede che vengano fornite indicazioni circa la corretta aliquota Iva da applicare nel caso in esame, tenuto conto che i beni approvvigionati non sono finalizzati al contrasto della pandemia dovuta al covid-19. 

Le Entrate concordano con l'istante sottolineando che i test diagnostici di cui si tratta non sono ricompresi nell'elenco tassativo.

In particolare, il l'articolo prevede che alla Tabella A, parte II-bis, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il numero 1-ter, è aggiunto il seguente 1-ter. che elenca tutti i beni a cui è applicata l'IVA al 5%: «ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo». 

Le Entrate ribadiscono che considerata la formulazione della norma e l'eccezionalità della stessa, l'elenco di cui al comma 1 dell'articolo 124 ha natura tassativa e non esemplificativa e solo i beni ivi indicati possono essere ceduti sino al 31 dicembre 2020 in esenzione da IVA e con applicazione dell'aliquota IVA del 5 per cento a 6 decorrere dal 1° gennaio 2021, pertanto ai test diagnostici in vitro, necessari per effettuare controlli a campione relativi all'assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope va applicata l'IVA ordinaria.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20
Box auto: non è pertinenza se dista 1,3 Km dall'immobile

L'agenzia delle Entrate con Risposta a interpello n 33 del 19 gennaio nega la pertinenzialità del box auto ad un appartamento distante 1,3 Km dallo stesso.

In estrema sintesi è ciò che risponde l'agenzia all'istante comproprietario per la quota di un sesto di un appartamento, e promissario acquirente di un box auto situato nel medesimo Comune ma "troppo" distante secondo l'agenzia da essere qualificato come pertinenza.

Nell'interpello l'istante spiega che i due immobili si trovano a una distanza di circa 1300 metri (percorso stradale) e precisa che "è sua abitudine usare una biciletta elettrica pieghevole" per raggiungere il box.

Egli dichiara che il suddetto appartamento costituisce il proprio domicilio e chiede se il box auto che intende acquistare può essere destinato a pertinenza della descritta abitazione potendosi avvalere della disposizione di cui all'articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che calcola la base imponibile secondo i principi di favore indicati nell’articolo 52, commi 4 e 5, del Dpr n. 131/1986. La disposizione deroga all'articolo 43 del Tur, che lega la base imponibile delle imposte di registro, ipotecaria e catastale al valore venale del bene o del diritto trasferito, individuando detta base imponibile nel "valore dell'immobile determinato ai sensi dell'articolo 52, commi 4 e 5" del Tur, comunemente denominato valore catastale.

Le Entrate specificano che, come chiarito dalla risoluzione 11 aprile 2008, n. 149/E in campo fiscale non esiste una nozione di pertinenza divergente da quella di cui agli articoli 817 e seguenti del codice civile, secondo cui "Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un'altra cosa. La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima". 

Per la qualificazione della natura pertinenziale di un bene anche da un punto di vista fiscale si deve verificare la sussistenza di due requisiti: 

a) uno oggettivo, per cui il bene pertinenziale deve porsi in collegamento funzionale o strumentale con il bene principale; 

b) uno soggettivo, consistente nella effettiva volontà dell'avente diritto di destinare durevolmente il bene accessorio a servizio od ornamento del bene principale (cfr. anche Cass. n. 13742 del 2019).

Con la risoluzione è stato precisato che affinché il meccanismo del " prezzo-valore" risulti applicabile alle pertinenze di un immobile abitativo, nell'atto di cessione deve essere evidenziato il vincolo che rende il bene servente una proiezione del bene principale (cfr. circolare 1 marzo 2007, n. 12/E) e l'immobile pertinenziale deve essere suscettibile di valutazione automatica, dotato quindi di una propria rendita catastale. 

La Suprema Corte ha più volte sottolineato l'esigenza che nella "relazione pertinenziale", l'utilità sia arrecata dalla cosa accessoria a quella principale e non al proprietario

Infatti, seppure, nella pronuncia richiamata dall'istante n. 5550 del 2021 (tra l'altro, con riferimento all'ICI), la Corte di Cassazione ha precisato che "il vincolo pertinenziale non presuppone necessariamente contiguità fisica tra i due beni, in quanto il collegamento tra il bene principale e quello pertinenziale non è di tipo materiale ma di natura economico-funzionale", la stessa giurisprudenza di legittimità ha ribadito che al fine della configurabilità del vincolo pertinenziale la destinazione del bene accessorio a servizio di quello principale deve essere durevole, attuale ed effettiva e l'utilità deve essere oggettivamente arrecata al bene principale e non al proprietario di questa. 

In materia fiscale, la prova dell'asservimento pertinenziale, che grava sul contribuente deve essere valutata con maggior rigore rispetto alla prova richiesta nei rapporti di tipo privatistico

Con riferimento al trattamento fiscale previsto per l'acquisto della "prima casa", con circolare n. 38/E del 12 agosto 2005, è stato chiarito che, di regola, il bene servente non può ritenersi oggettivamente destinato in modo durevole a servizio o ornamento dell'abitazione principale qualora sia ubicato in un punto distante o addirittura si trovi in un Comune diverso da quello dove è situata la "prima casa"

Tale precisazione è volta a chiarire che, affinché si possa concretizzare un effettivo rapporto di pertinenzialità e il bene accessorio possa accrescere durevolmente ed oggettivamente l'utilità dell'abitazione principale è, comunque necessario, che i due beni siano ubicati in luoghi "prossimi" tra loro, non rilevando la sola volontà manifestata dalla parte

Nella fattispecie in esame, non sono stati forniti elementi sufficienti per la valutazione della sussistenza del requisito oggettivo per il riconoscimento della pertinenzialità nel senso indicato dalla Cassazione ai fini del quale il bene accessorio deve arrecare un'utilità al bene principale e non al proprietario di esso. 

Alla luce delle suddette argomentazioni, non si ritiene che siano integrati i requisiti per il riconoscimento della pertinenzialità nel senso indicato e, pertanto, non possa essere riconosciuta l'applicazione della disposizione di cui all'articolo 1, comma 497, della legge n. 266 del 2005 richiesta dall'istante.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20
IVA agevolata disabili: i documenti necessari per l'agevolazione dal 18 gennaio 2022

Con notizia pubblicata sul sito del Ministero della disabilità si informa che dal 18 gennaio 2022, per usufruire dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) con l'aliquota ridotta per le cessioni e le importazioni di veicoli adattati agli invalidi, è sufficiente presentare la seguente documentazione:

  • fotocopia della patente speciale di guida contenente l'indicazione di adattamenti per il veicolo (anche di serie) prescritti dalle commissioni mediche locali;
  • atto notorio attestante che 4 anni anteriori alla data di acquisto del veicolo non è stato effettuato acquisto o importazione di veicolo con applicazione dell'aliquota agevolata; nel caso di cancellazione nel predetto periodo dal Pubblico registro automobilistico (PRA), il certificato rilasciato dal PRA.

Si specifica quindi che non sarà quindi più necessario presentare:

  • né il certificato rilasciato da una delle commissioni mediche provinciali attestante le ridotte o impedite capacità' motorie, 
  • né copia del certificato rilasciato in occasione del conseguimento o della conferma di validità della patente di guida.

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Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20
Separazione giudiziale e gratuito patrocinio: quando si può avere

Le Entrate con Risposta a interpello n 31 del 19 gennaio 2022 chiariscono un caso di separazione giudiziale e gratuito patrocinio.

La contribuente che intende separarsi chiedendo il gratuito patrocinio è disoccupata e non è proprietaria nè di immobili nè mobili registrati; il coniuge è soggetto richiedente il reddito di cittadinanza ed è anche l'intestatario della Carta Rdc mediante la quale è erogato il beneficio economico ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del citato decreto legge n. 4 del 2019.

Il reddito di cittadinanza è stato riconosciuto in favore del nucleo familiare di cui fa parte anche l'Istante che dichiara di "beneficiare" del predetto reddito attraverso la carta intestata al coniuge. 

Pertanto, ai fini della ammissione al patrocinio gratuito, spiega l'agenzia, nella determinazione del reddito personale andrebbe considerato anche il predetto reddito per la quota del 50 per cento, nel presupposto che nel nucleo familiare, oltre ai due coniugi, non ci siano altri componenti maggiorenni.

Gratuito patrocinio: quando si può richiedere

L'agenzia ricorda che il patrocinio per i non abbienti cd. "gratuito patrocinio" è previsto dall'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (di seguito "Testo unico spese di giustizia"). 

Può essere ammesso al gratuito patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.746,68. 

Si stabilisce inoltre che se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso il soggetto istante. In tal caso, i limiti di reddito sono elevati di euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi. 

Inoltre si prevede che si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi.

Secondo la Corte di Cassazione, tale ipotesi si verifica anche nei procedimenti di separazione pertanto, ai fini dell'applicabilità della disciplina del gratuito patrocinio, il reddito del ricorrente non deve essere cumulato con quello del coniuge convivente, poiché la sussistenza di un conflitto di interessi tra le posizioni dei coniugi rende operante la deroga di cui al citato articolo 76, comma 4, del Testo unico spese di giustizia (cfr. sentenza della Corte di Cassazione n. 20545 del 29 settembre 2020).

Inoltre, ai fini della determinazione dei limiti di reddito per poter accedere al gratuito patrocinio, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ovvero ad imposta sostitutiva. 

Reddito di cittadinanza e computo nel reddito valido ai fini del gratuito patrocinio

Ai fini della determinazione del reddito rilevante per l'ammissione al gratuito patrocinio, pertanto, è incluso anche il c.d. reddito di cittadinanza, introdotto con il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni con la legge 28 marzo 2019, n. 26. Tale beneficio consiste in un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari, associato ad un percorso di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro ed un Patto per l'inclusione sociale. 

Ai sensi dell'articolo 2 del citato decreto legge n. 4 del 2019, il reddito di cittadinanza è riconosciuto "ai nuclei familiari", al ricorrere di requisiti soggettivi e reddituali, espressamente previsti dal medesimo decreto legge, che definiscono la condizione economica rilevante per l'erogazione del sussidio. 

L'articolo 3, comma 7, del decreto legge n. 4 del 2019 prevede, inoltre, la possibilità di erogare il reddito di cittadinanza suddiviso per ogni singolo componente maggiorenne del nucleo familiare e che tale disposizione è stata recentemente attuata con il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 30 aprile 2021. 

Ai sensi dell'articolo 4 del citato decreto 30 aprile 2021, se è richiesta l'erogazione suddivisa del reddito di cittadinanza, vengono emesse più carte, corrispondenti al numero di persone cui deve essere liquidata la prestazione attraverso dette carte. Tali disposizioni consentono, quindi, di individuare la quota del reddito di cittadinanza di pertinenza di ciascun componente maggiorenne del nucleo familiare. 

Con specifico riferimento al quesito posto dall'Istante da quanto emerge dall'istanza, il predetto coniuge è soggetto richiedente il reddito di cittadinanza che è anche l'intestatario della Carta Rdc mediante la quale è erogato il beneficio economico ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del citato decreto legge n. 4 del 2019. 

Nel caso rappresentato, il reddito di cittadinanza è stato riconosciuto in favore del nucleo familiare di cui fa parte anche l'Istante che dichiara di "beneficiare" del predetto reddito attraverso la carta intestata al coniuge. 

Pertanto, ai fini della ammissione al patrocinio gratuito, nella determinazione del reddito personale andrebbe considerato anche il predetto reddito per la quota del 50 per cento, nel presupposto che nel nucleo familiare, oltre ai due coniugi, non ci siano altri componenti maggiorenni.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20
Editoria: pubblicato l'elenco dei beneficiari dei contributi 2020 per imprese editrici

Pubblicati sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri gli elenchi delle imprese e delle associazioni editrici di quotidiani e periodici a cui sono stati erogati i contributi diretti alla stampa per l’anno 2020. 

Consulta qui l'elenco

Sono 173 i destinatari totali suddivisi in diverse categorie:

  • 108 imprese editrici di quotidiani e periodici editi e diffusi in Italia
  • 9 imprese editrici di quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche
  • 5 imprese editrici di quotidiani italiani diffusi all’estero
  • 15 periodici editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero
  • 27 editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti
  • 9 periodici editi dalle associazioni dei consumatori e degli utenti.

Il contributo è rivolto a sostenere l’attività editoriale di quotidiani e periodici tenuto conto del principio del pluralismo dell’informazione.
 L'indennizzo è rivolto a seguenti beneficiari:

  • le cooperative giornalistiche
  • le imprese editrici il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro, limitatamente ad un periodo di cinque anni a decorrere dal 15 novembre 2016, data di entrata in vigore della legge n. 198/2016
  • gli enti senza fini di lucro ovvero le imprese editrici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti
  • le imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-01-20

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