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Dichiarazione IVA 2020: presentazione entro martedì 30 aprile

Giovedi 30 aprile 2020 ultimo giorno utile per la presentazione della dichiarazione IVA 2020 relativa all’anno 2019, infatti in base a quanto stabilito dal comma 1 dell’art. 8 del d.p.r. n. 322 del 1998, la presentazione deve essere effettuata nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2020.
Le dichiarazioni presentate entro 90 giorni dalla scadenza del termine sono valide, fatta salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (ai sensi degli artt. 2 e 8 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322). Invece, quelle presentate con ritardo superiore a 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta dovuta.
Soggetti obbligati a presentare la dichiarazione Iva
In linea generale sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA tutti i contribuenti esercenti attività d’impresa ovvero attività artistiche o professionali titolari di partita IVA.
Soggetti esonerati
Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA, in particolare, i seguenti soggetti d’imposta:
• i contribuenti che per l’anno d’imposta abbiano registrato esclusivamente operazioni esenti di cui all’art. 10, nonché coloro che essendosi avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione ai sensi dell’art. 36-bis abbiano effettuato soltanto operazioni esenti. L’esonero non si applica, ovviamente, qualora il contribuente abbia effettuato anche operazioni imponibili (ancorché riferite ad attività gestite con contabilità separata) ovvero se sono state registrate operazioni intracomunitarie (art. 48, comma 2, del decreto-legge n. 331 del 1993) o siano state eseguite le rettifiche di cui all’art. 19-bis ovvero siano stati effettuati acquisti per i quali in base a specifiche disposizioni l’imposta è dovuta da parte del cessionario (acquisti di oro, argento puro, rottami ecc.);
• i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni previsto dall’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
• i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’art. 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98;
• i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti ai sensi dell’art. 34, comma 6;
gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività indicate nella tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, esonerati dagli adempimenti IVA ai sensi dell’art. 74, sesto comma, che non hanno optato per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari;
le imprese individuali che abbiano dato in affitto l’unica azienda e non esercitino altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA;
i soggetti passivi non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, di cui all’art. 44, comma 3, secondo periodo, del decreto-legge n. 331 del 1993, qualora abbiano effettuato nell’anno d’imposta solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta;
i soggetti che svolgono attività di intrattenimento e spettacolo e che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione del regime speciale Iva previsto dalla legge 398/1991, esonerati dagli adempimenti IVA per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati ai fini dell’IVA nel territorio dello Stato con le modalità previste dall’art. 74-quinquies per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a committenti, non soggetti passivi d’imposta, domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro.
i raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi di cui alla classe ATECO 02.30 e i raccoglitori occasionali di piante officinali spontanee ai sensi dell’art. 3 del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75, che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore ad euro 7.000
Modalità di presentazione
La dichiarazione deve essere presentata esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle Entrate e può essere trasmessa:
1. direttamente dal dichiarante, utilizzando i servizi telematici Entratel o Fisconline in base ai requisiti posseduti per il conseguimento dell’abilitazione. I soggetti diversi dalle persone fisiche effettuano la trasmissione telematica della dichiarazione tramite i propri incaricati, nominati secondo le modalità descritte nella circolare n. 30/E del 25 giugno 2009 e nel relativo allegato tecnico.
2. tramite un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, i quali sono obbligati a trasmettere all’Agenzia delle Entrate per via telematica sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del dichiarante sia quelle predisposte dal dichiarante stesso e per le quali hanno assunto l’impegno alla presentazione per via telematica.
Sono obbligati alla presentazione telematica delle dichiarazioni gli intermediari abilitati appartenenti alle seguenti categorie:
• iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
• iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria;
• iscritti negli albi degli avvocati;
• iscritti nel registro dei revisori contabili;
• associazioni sindacali di categoria tra imprenditori;
• associazioni che raggruppano prevalentemente soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche;
• Caf - dipendenti;
• Caf - imprese;
• coloro che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale;
• notai iscritti nel ruolo indicato nell’art. 24 della legge 16 febbraio 1913, n. 89;
• iscritti negli albi dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli agrotecnici e dei periti agrari.
3. tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
4. tramite società appartenenti al gruppo.
I modelli da utilizzare sono due:
Modello Iva 2019
Modello Iva Base 2019,
quest'ultimo è una versione semplificata del primo e può essere utilizzato dai soggetti Iva, persone fisiche e non, che nel corso dell’anno:
o hanno determinato l’imposta dovuta o l’imposta ammessa in detrazione secondo le regole generali previste dalla disciplina Iva e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti per gli agricoltori o per le agenzie di viaggio;
o hanno effettuato, in via occasionale, cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse;
o non hanno effettuato operazioni con l’estero (cessioni e acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione e importazioni, ecc.);
o non hanno effettuato acquisti e importazioni senza applicazione dell’imposta avvalendosi dell’istituto del plafond;
o non hanno partecipato a operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.
Termini di versamento
Quest'anno l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale doveva essere versata entro il 16 marzo  nel caso in cui il relativo importo superasse euro 10,33 (10,00 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione), in unica soluzione oppure rateizzata, in quest'ultimo caso le rate devono essere di pari importo e la prima rata deve essere versata entro il termine previsto per il versamento dell’IVA in unica soluzione.
Le rate successive alla prima devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza ed in ogni caso l’ultima rata non può essere versata oltre il 16 novembre. Sull’importo delle rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso di rateizzazione pari allo 0,33% mensile, pertanto la seconda rata deve essere aumentata dello 0,33%, la terza rata dello 0,66% e cosi via.
Il versamento può essere differito alla scadenza prevista per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi (quest’anno il 30 giugno), con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo.
Si precisa che la maggiorazione dello 0,40%, prevista per ogni mese o frazione di mese, si applica sulla parte del debito non compensato con i crediti riportati in F24.
Riepilogano, per il 2020, il soggetto IVA può:
• versare in unica soluzione entro il 16 marzo oppure rateizzare maggiorando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima;
• versare in unica soluzione differita entro il 30 giugno con la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi al 16 marzo;
rateizzare dalla data di pagamento, maggiorando dapprima l’importo da versare con lo 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi al 16 marzo e quindi aumentando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-01-24
Forfettari 2020: maggiori limiti in vigore da subito

I nuovi limiti e cause di esclusione dal regime forfetario sarebbero in vigore dal 2020. E' questo quanto indicato dalla Sottosegretaria al MEF Cecilia Guerra ad un convegno organizzato dall’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti). Ma i dubbi sull'applicazione immediata delle nuove strette non mancano.

Ma vediamo nel dettaglio la questione:

La Legge di Bilancio 2020, com'è noto ormai, ha modificato il regime dei contribuenti forfettari. In particolare è stata prevista una stretta per il regime forfettario in quanto per accedere al regime, oltre al vincolo di ricavi/compensi fino a 65.000 euro è necessario il rispeto di due ulteriori requisiti:

  • non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, collaboratori, dipedenti, ecc.
  • non aver percepito nell'anno precedente redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (..) eccedenti l'importo di 30.000 euro. Attenzione però al fatto che per espressa previsione normativa "la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato".

Infine è stato previsto che il termine per l'accertamento è ridotto di un anno per i contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche.  Il forfettario viene quindi stimolato all'utilizzo della fattura elettronica senza pero' esservi obbligato.

I dubbi dei forfettari e degli operatori sono però rivolti a una domanda particolare: quando entrerà in vigore la stretta? Al fronte che ritiene che le modifiche siano in vigore al 1° gennaio 2020 ce n'è un altro che fa slittare la fuoriuscita al periodo d'imposta successivo a quello in cui si verifica la causa ostativa al regime. Questa seconda teoria è avvallata da due ragioni:

  1. lo Statuto dei contribuenti che prevede almeno 60 giorni tra l'approvazione di una modifica normativa e la sua applicazione (in questo caso dato che la Legge di bilancio è stata approvata a ridosso del 31 dicembre, i due mesi richiesti non sono pervenuti)
  2. la Circolare 9 del 10 aprile 2019 dell'Agenzia delle Entrate che recita "in considerazione della pubblicazione della Legge di bilancio 2019 nella Gazzetta Ufficiale 302 del 31 dicembre 2018 e in ossequio a quanto previsto dell'articolo 3, comma 2 della Legge 212 del 2000 (Statuto dei diritti del Contribuente) qualora alla predetta data il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare l'applicazione della cause ostativa in esame già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell'anno 2019 il regime forfettario ma dovrà rimuovere la causa ostativa entro la fine del 2019". Per analogia la stessa cosa dovrebbe valere per il 2020, causando la fuoriuscita dal regime dal 2021 (a meno che non venga sanata la causa ostativa).

Con riferimento alla nuova causa di esclusione per coloro che hanno redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro annui, la Sottosegretaria MEF Guerra ha escluso l’applicazione dei principi dello Statuto dei contribuenti, in quanto non si tratta di nuovi adempimenti.

Ora si resta in attesa di chiarimenti ufficiali.

Forfettari 2020: ecco cosa cambia
Introdotto un nuovo requisito Oltre al limite di ricavi inferiori a 65.000 euro, l'altro limite riguarda il non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio (collaboratori, dipendenti,...)
Introdotta una nuova causa ostativa regime vietato anche per i soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente eccedenti l'importo di 30.000 euro. Ma la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato
Accertamento Terrmini per l'accertamento ridotto di un anno nel caso di utilizzo esclusivo delle fatture elettroniche

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-01-24
Sismabonus: chiarimenti sulle detrazioni

Sono numerosi i chiarimenti forniti dall'Agenzia delle Entrate in merito al sisma bonus nella Risposta all'interpello 5 del 17 gennaio 2020 allegato a questo articolo. Si ricorda che il sismabonus consiste nella detrazione al 75%-85% nel caso di interventi relativi all'adozione di misure antisismiche e vale anche per gli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato  mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici dai quali derivi una riduzione del rischio sismico.

La società che ha presentato interpello svolge prevalentemente l'attività di "servizi forniti da revisori contabili" e intende realizzare unità immobiliari risultanti da demolizione e ricostruzione di preesistenti edifici per il tramite di una costituenda partecipata di cui deterrà una quota probabilmente maggioritaria. Le disposizioni normative prevedono la possibilità che gli acquirenti degli immobili oggetto di ristrutturazione cedano la propria detrazione all'impresa che ha realizzato la costruzione. Ad avviso dell'istante, alcuni aspetti della citata normativa non sarebbero definiti e ha chiesto chiarimenti all'Agenzia delle Entrate.

Entrando nel merito l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che:

  • per gli acquirenti è possibile fruire della detrazione anche per gli interventi realizzati dall'impresa di costruzione "mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all'edificio preesistente". La disposizione, pertanto, si applica anche nell'ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell'edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione. (si ricorda che la qualificazione di un'opera edilizia spetta, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche e presuppone valutazioni di natura tecnica).
  • è possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto, a condizione che il preliminare di vendita dell'immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione. Inoltre, è necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell'ultimazione dei lavori riguardanti l'intero fabbricato e pertanto, la detrazione potrà essere fruita dall'acquirente solo dall'anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati. Ciò considerato, se a ultimazione dei lavori, gli acconti sono pagati in un anno diverso da quello in cui è stipulato il rogito, il contribuente ha la possibilità di far valere la detrazione degli importi versati in acconto o nel periodo di imposta in cuiquesti sono stati pagati o nel periodo di imposta in cui ha stipulato il rogito. La detrazione di cui al comma 1-septies del citato articolo 16, del decreto legge, n. 63 del 2013 non sia condizionata alla cessione o assegnazione di tutte le unità immobiliari, costituenti l'intero fabbricato, in quanto ciascun acquirente può beneficiare della detrazione in relazione al proprio atto di acquisto. In tal caso è comunque necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell'ultimazione dei lavori riguardanti l'intero fabbricato, la detrazione potrà essere fruita dall'acquirente solo dall'anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati.
  • non è obbligatorio ai fini della detrazione, l'effettuazione da parte dell'acquirente di un pagamento con bonifico bancario o postale.
  • la cessione del credito corrispondente alla detrazione può essere effettuata nei confronti dell'impresa costruttrice ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. Per "altri soggetti privati" devono intendersi i soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione e che la cessione del credito deve intendersi limitata ad una sola eventuale cessione successiva a quella originaria. Ad esempio la detrazione potrà essere ceduta, nel caso in cui i lavori vengano effettuati da soggetti societari appartenenti ad un gruppo, nei confronti delle altre società del gruppo ad esclusione degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.  Ne consegue che non sussistono ostacoli alla cedibilità, successiva alla prima, del credito in esame alla società istante o alle persone fisiche che dovessero entrare a far parte della compagine societaria della newco, nel momento in cui i richiamati soggetti dovessero acquisire la partecipazione descritta nella newco
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-01-24
Socio di Srl semplificata: responsabilità per danni da sottocapitalizzazione?

Il socio di società a responsabilità limitata “semplificata” non può essere chiamato a rispondere, ex artt. 2043 e 2476, settimo comma, c.c. per i danni arrecati ai terzi in ragione della “manifesta sottocapitalizzazione della società”. Si tratta della palese insufficienza dei mezzi patrimoniali di cui la stessa è stata dotata.

La responsabilità deve essere esclusa in quanto, in caso contrario, si verificherebbe il “mancato riconoscimento del beneficio della responsabilità limitata ai soci della S.r.l. semplificata, almeno fino al momento in cui la stessa non si sia dotata di adeguate risorse patrimoniali, e  questi soci finirebbero per rispondere per le obbligazioni assunte dalla società fino al momento in cui non risultino accantonate risorse patrimoniali pari ad almeno 10.000 euro”.

Questo è l’importante principio espresso dal Tribunale di Milano (Sezione Specializzata in materia di Impresa) con la Sentenza del 3 dicembre 2019, n. 11105 in merito ai danni derivati ai terzi dalla sottocapitalizzazione di una Srl semplificata.

Ricordano i giudici del Tribunale meneghino, la regola dell’obbligatoria formazione di una riserva legale cui destinare un quinto degli utili (ex art. 2363, quinto comma, c.c.) opera anche per le s.r.l. semplificate, in relazione alle quali è delineabile un principio di patrimonializzazione progressiva di tutte le s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro. Tuttavia, a partire da detto principio e come riportato nella sentenza, “non può derivare, in via automatica, un obbligo giuridico in capo agli amministratori di realizzare utili (da accantonare), prospettiva certo auspicabile, che tuttavia non tiene conto della variabile costituita che permea tutta l’attività commerciale con scopo di lucro, ovvero il “rischio d’impresa"”.

L’obbligo di conservazione dell’integrità patrimoniale di cui all’art. 2394 c.c. (cui corrisponde la previsione dell’art. 2484 n. 4 c.c.), gravante anche sugli amministratori di S.r.l. semplificate, deve, dunque, essere coniugato con i rischi che connotano l’avvio di una nuova attività imprenditoriale.

Il Tribunale ha inoltre ricordato che l’ordinamento favorisce tale avvio tramite la costituzione di Srl, con dotazione minima (o simbolica) di capitale sociale. A tal fine vengono in soccorso criteri per la verifica ex ante dell’attività gestoria tratti dagli insegnamenti della disciplina aziendalistica e basati sulle buone prassi imprenditoriali. A questi ultimi viene attribuita efficacia di obblighi di legge, grazie all'introduzione dell’art. 2086, secondo comma c.c., ai sensi del quale, imprenditori e amministratori delle società di capitale, devono adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alla dimensione dell’impresa e finalizzati a monitorare e rilevare tempestivamente situazioni patologiche che potrebbero sfociare nella definitiva perdita della continuità aziendale e di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

Nel caso in esame tuttavia, il Tribunale non ha rilevato nell'operato dell'amministratrice della s.rl. semplificata, inadempienze corrispondenti ai doveri previsti dalle norme sopra citate a carico della stessa.

Fonte:
Notizia del: 2020-01-24
Spese detraibili solo se tracciabili: per i CAF deve intervenire il MEF

Con un comunicato stampa del 22 gennaio, la Consulta Nazionale dei CAF ha chiesto chiarimenti in merito alla detraibilità di molte spese nelle dichiarazione dei redditi, solo se effettuate con strumenti tracciabili. La legge di Bilancio 2020 (L.160/2019) ha introdotto una importante nuova norma che prevede l’obbligo, a partire dal 1° gennaio 2020, di utilizzare sistemi tracciabili come

  • bancomat,
  • carta di credito,
  • carte prepagate,
  • assegno,
  • versamento bancario o postale

 per pagare le spese da portare in detrazione al 19% nella dichiarazione dei redditi. Unica eccezione prevista riguarda le spese per l’acquisto dei medicinali, dispositivi medici e per le prestazioni rese da strutture del Sistema Sanitario Nazionale (pubbliche o accreditate). (Si rimanda alla lettura dell'articolo Spese detraibili 2020 in dichiarazione: tutte le regole della tracciabilità). 

Si tratta delle spese che andranno conteggiate nel modello 730 del 2021, in riferimento ai redditi 2020.

Come evidenziato nel comunicato "Per evitare possibili criticità non risolvibili al momento della presentazione delle dichiarazioni dei redditi – concludono i coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF - servono indicazioni chiare da parte  dell’Amministrazione sul nuovo regime  in particolare per quanto riguarda

  • la tipologia di spese incluse o escluse dalla nuova norma
  • documentazione necessaria  (estratti conto carte di credito, ecc),

anche considerando l’opportunità di salvaguardare tutti quei contribuenti che non hanno applicato tempestivamente le nuove disposizioni, in virtù di quanto sancito dallo Statuto dei Diritti dei Contribuenti e in coerenza con quanto accaduto in altre situazioni».

È per questo che la Consulta CAF ha deciso di chiedere un immediato intervento al Ministero dell’Economia e delle Finanze per "ristabilire una condizione che agevoli i cittadini, soprattutto dipendenti e pensionati, per evitare loro, in veste di contribuenti, molti e diversi malintesi , tali da compromettere il naturale corso dell’esercizio del diritto all’accesso alle agevolazioni fiscali".
 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-01-24
Acconto IVA: ravvedimento entro il 27 gennaio 2020

Entro lunedì 27 gennaio 2020, i contribuenti Iva mensili e trimestrali devono regolarizzare il versamento dell’acconto Iva relativo all’anno 2019 non effettuato (o effettuato in misura insufficiente) entro il 27 dicembre scorso (si veda l'articolo Acconto IVA 2019, alla cassa entro il 27 dicembre).

Il versamento dell’imposta, maggiorata di interessi legali e della sanzione ridotta, va effettuato utilizzando il modello F24 telematico con indicazione dei seguenti codici tributo:

  • 6013     versamento acconto Iva mensile
  • 6035     versamento Iva - acconto
  • 8904     sanzione pecuniaria Iva
  • 1991     interessi sul ravvedimento - Iva.

Si ricorda che in linea generale il calcolo dell’acconto IVA per il 2019, deve essere effettuato utilizzando uno dei tre metodi di calcolo alternativi: il metodo storico; il metodo previsionale; il metodo analitico o della liquidazione intermedia al 20 dicembre. Sono, invece, esclusi dal versamento:

  • i contribuenti che hanno chiuso il periodo d’imposta precedente con un credito di imposta (risultante anche dalla liquidazione Iva periodica), a prescindere dalla presentazione della richiesta di rimborso;
  • i contribuenti che pur avendo effettuato un versamento per il mese di dicembre o per l'ultimo trimestre del periodo d’imposta precedente, oppure in sede di dichiarazione annuale per il periodo d’imposta precedente, prevedono di chiudere la contabilità Iva con una eccedenza detraibile di imposta;
  • i soggetti per i quali l’acconto dovuto è inferiore a € 103,29;
  • i soggetti che hanno iniziato l’attività nel corso del 2019;
  • i contribuenti che hanno cessato l’attività o la cesseranno nel 2019, e in ogni caso coloro che l’hanno cessata anteriormente all’1.12.2019, se mensili, ovvero all’1.10.2019 se trimestrali;
  • i soggetti che applicano il regime dei minimi (art. 27 commi 1 e 2 D.l. 98/2011);
  • i soggetti che applicano il regime forfetario (art. 1 comma 58 L. 190/2014);
  • i soggetti che sono usciti dal regime dei minimi/forfetari dal 1° gennaio 2019 con applicazione del regime ordinario;
  • le società e le associazioni sportive dilettantistiche e le associazioni in genere che applicano il regime forfetario (L. 398/91);
  • i contribuenti che esercitano attività di intrattenimento (art. 74, co. 6, D.p.r. 633/72);
  • i contribuenti in regime agricolo di esonero (art. 34, co. 6, D.p.r. 633/72).
Fonte: Fisco Oggi
Notizia del: 2020-01-24

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