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Premio 100 euro ai dipendenti in azienda: codici e chiarimenti

Il  D.l. "Curaitalia" del 17.3.2020  ha previsto l’erogazione di un bonus di 100 euro, per il mese di marzo 2020, a favore  dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, purche  con reddito complessivo non superiore a 40.000 euro,  che, durante il periodo di emergenza sanitaria per il Coronavirus, continuino a prestare servizio nella sede di lavoro. 

Le misure di prevenzione del contagio da COVID 19  hanno infatti puntato sulla promozione dello smart working e sull'utilizzo di ferie, permessi   ma  un grandissimo numero di lavoratori dipendenti è comunque costretto a recarsi nella sede aziendale , con tutti i rischi che ne conseguono.Nel confronto con i sindacati è stato deciso di dare questo riconoscimento ai lavoratori che lavorano ai servizi essenziali rimasti aperti dopo l'ultimo  DPCM  :  sanita, trasporti, forze di polizia, commercio al dettaglio , filiere produttive di prodotti essenziali .

L'importo del bonus  di 100 euro è  mensile cioè riferito al mese di marzo 2020 e va   quindi ragguagliato ai giorni  effettivi di presenza al lavoro nella sede aziendale .
Il premio non concorre alla formazione della base imponibile, ai fini delle imposte dirette.

Per quanto riguarda la determinazione del limite di 40mila euro di reddito da lavoro dipendente previsto per attribuire il bonus bisogna considerare esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione progressiva Irpef e non anche quello assoggettato a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. 
Il premio viene   attribuito in via automatica dal datore di lavoro, che lo eroga a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile,  oppure,  comunque,  entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno.

L'Agenzia delle Entrate ha comunicato  inoltre  con la  Risoluzione 17 E del 31 marzo l'istituzione dei codici tributo per il recupero in compensazione da parte dei  sostituti d’imposta, tramite modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP), del  premio erogato ai lavoratori dipendenti (articolo 63 del DL 17 marzo 2020, n. 18) con  reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno  precedente di importo non superiore a 40.000 euro 

Per il modello F24:

  • codice tributo  “1699” denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta del premio  erogato ai sensi dell’articolo 63 del decreto-legge n. 18 del 2020”.

In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo “1699” è esposto nella  sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito  compensati”. Nei campi “rateazione/regione/prov./mese rif.” e “anno di riferimento” sono  indicati, rispettivamente, il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del premio, nei  formati “00MM” e “AAAA”.
 

Per il modello F24 “enti pubblici” (F24 EP):

  • codice tributo “169E” denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta del premio  erogato ai sensi dell’articolo 63 del decreto-legge n. 18 del 2020”.

In sede di compilazione del modello F24 EP, il codice tributo “169E” è esposto nella  sezione “Erario” (valore F) in corrispondenza delle somme indicate nel campo “importi a  credito compensati”. Nei campi “riferimento A” e “riferimento B” sono indicati,  rispettivamente, il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del premio, nei formati  “00MM” e “AAAA”.

L'agenzia ricorda che  ai fini del recupero in  compensazione i modelli F24 devono essere presentati  esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle  Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Per il recupero in compensazione,non c'è bisogno della presentazione della dichiarazione da cui emerge il  credito.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-04-04
Coronavirus: stop a cartelle e avvisi. Chiusi gli sportelli della Riscossione

L’Agenzia delle entrate-Riscossione con un comunicato di oggi 3 aprile 2020 ha informato i cittadini che è stata prolungata fino a "nuova comunicazione" la chiusura al pubblico dei propri sportelli presenti su tutto il territorio nazionale, prevista inizialmente fino al 25 marzo, e slittata successivamente al 3 aprile.

Il personale dell’Ente, attraverso attività di back office, garantirà l’operatività e la fruibilità dei servizi online, disponibili h24 sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’App Equiclick, fornendo assistenza con i consueti canali di ascolto che, per l’occasione, sono stati potenziati con nuovi indirizzi mail per eventuali richieste di assistenza, urgenti e indifferibili,  riferite, ad esempio, a procedure attivate prima del periodo sospensivo.

Inoltre, sul portale di Agenzia Riscossione sono disponibili i chiarimenti e le risposte alle domande più frequenti (Faq) relative alle nuove disposizioni introdotte in materia di riscossione dal decreto legge “Cura Italia”. Il provvedimento, infatti, prevede una serie di misure fiscali a favore di cittadini e imprese, come

  • la temporanea sospensione dell’invio degli atti di riscossione,
  • la sospensione dei pagamenti di cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi affidati all’Agente della riscossione, comprese le relative rateizzazioni,
  • il differimento, al 31 maggio 2020, della rata della “Rottamazione-ter” ", scaduta il 28 febbraio 2020, e quella del "Saldo e stralcio” in scadenza il 31 marzo 2020.

Sul portale è comunque disponibile un’apposita sezione sull’emergenza COVID-19 con tutte le informazioni utili.

Infine, per informazioni e assistenza è disponibile anche il contact center di Agenzia delle entrate-Riscossione, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 e, con operatore, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18, al numero unico 06 01 01, sia da telefono fisso che da cellulare, secondo il proprio piano tariffario.

 

Fonte: Agenzia delle Entrate-Riscossione
Notizia del: 2020-04-03
Coronavirus: moratoria sui mutui anche per i professionisti

L’Associazione bancaria italiana (ABI), con Circolare del 24 marzo 2020 che qui alleghiamo, ha confermato l’orientamento del governo e riconosce i professionisti e i lavoratori autonomi titolari di partita Iva tra i soggetti beneficiari delle misure previste dall'art. 56 del Decreto Cura Italia, sulla sospensione dei prestiti.

Ricordiamo che il DL del 17 marzo 2020, n. 18, ha introdotto una serie di misure a sostegno della liquidità delle imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19, in particolare:

  1. la moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito concesse da banche e intermediari finanziari a micro, piccole e medie imprese, prevista all’art. 56;
  2. e nuovi interventi del Fondo di garanzia per le PMI, di cui all’art. 49.

In merito alla moratoria straordinaria, le imprese danneggiate dalla diffusione di COVID-19 che hanno esposizioni debitorie nei confronti di banche, intermediari finanziari ex art. 106 del d.lgs. n. 385 del 1° settembre 1993 (Testo unico bancario) e degli altri soggetti abilitati alla concessione del credito in Italia, possono avvalersi per il tramite invio di un'apposita comunicazione delle seguenti misure di sostegno finanziario:

  1. le aperture di credito sino a revoca e i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti in essere alla data del 29 febbraio 2020 o quelli in essere alla data di pubblicazione del decreto (17 marzo 2020), se superiori, non possono essere revocati neanche in parte (sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata), fino al 30 settembre 2020;
  2. il rimborso dei prestiti non rateali che scadono prima del 30 settembre 2020 è posticipato, senza alcuna formalità, al 30 settembre 2020, alle medesime condizioni. Eventuali elementi accessori al contratto di finanziamento sono prorogati coerentemente senza formalità.
  3. il pagamento delle rate o dei canoni di leasing relativi ai mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020. Il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri sia per gli intermediari sia per le imprese. È facoltà delle imprese richiedere la sospensione del pagamento dell’intera rata o soltanto dei rimborsi in conto capitale.

I soggetti beneficiari di queste misure

  • le micro, piccole e medie imprese (PMI), aventi sedi in Italia, appartenenti a tutti i settori, come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003, che hanno subito in via temporanea carenze di liquidità per effetto dell’epidemia. Secondo la definizione della Commissione europea, ovvero sono PMI:
    • le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro
    • oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.
  • inoltre come precisato dal Ministero nelle FAQ del 22 marzo scorso, anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA (tra cui, i professionisti e le ditte individuali).

Per accedere alle misure, l’impresa non deve avere posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, in particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

Come accedere alla moratoria

I soggetti che intendono accedere alla moratoria devono presentare alla propria banca una specifica comunicazione (Scarica il Fac-simile gratuito della richiesta con contestuale autocertificazione), corredata da un'autocertificazione con la quale l'impresa dichiara ai sensi dell'art. 47 DPR 445/2000:

  • di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell'epidemia da COVID-19;
  • il finanziamento per il quale si presenta la comunicazione di moratoria;
  • di soddisfare i requisiti per la qualifica di micro, piccola o media impresa;
  • di essere consapevole delle conseguenze civili e penali in caso di dichiarazioni mendaci ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000.

Scarica qui il Fac-simile gratuito della richiesta con contestuale autocertificazione.

La comunicazione può essere inviata da parte dell’impresa anche via PEC, ovvero attraverso altre modalità che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-04-03
Restrizioni Coronavirus: prorogate fino al 13 aprile. Decreto in Gazzetta

Il 1° aprile in diretta nazionale il Presidente Conte ha confermato che, le restrizioni messe in atto fino ad ora, dureranno almeno fino al 13 aprile prossimo. Il testo del DPCM è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 88 del 2 aprile 2020.
C’era da aspettarselo anche se le tendenze positive su contagi, guarigioni e decessi, come detto dai dati della Protezione Civile, migliorano di giorno in giorno.

Conte ha chiaramente dichiarato che, solo dietro via libera degli esperti che consigliano il Governo, si potrà dal 14 aprile avviare fasi graduali successive di ritorno alla normalità. Il premier ha parlato di una fase due ossia quella di “allentamento graduale” in cui, se i numeri lo consentiranno, sarà necessario “convivere con il virus” e si potrà avviare la riapertura delle attività produttive, ma prima solo di quelle che assicureranno il distanziamento sociale tra i lavoratori.

Poi, di una fase tre, ossia quella “dell’uscita dall’emergenza, della ricostruzione, del rilancio”.

Vanno ricordate però le parole del ministro della salute Speranza “I numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta, ma attenzione a non commettere errori adesso e a non indulgere a facili ottimismi”.

Il nuovo Dpcm aggiunge una nuova restrizione, il blocco degli allenamenti per gli atleti professionisti e non, già di fatto applicato.

I provvedimenti dovrebbero inoltre prevedere anche prima del 14 aprile (grazie al via libera del MISE) una riapertura per alcune attività che hanno le merci ferme ed in particolare:

  • le imprese della ceramica
  • alcune imprese della meccanica
  • le imprese legate alla silvicoltura e alle piante e ai fiori.

Diverse polemiche e incomprensioni sono giunte invece dalle Regioni in merito alla dichiarazione del Governo, di poter uscire con i bambini, perciò il presidente Conte, in conferenza stampa, ha espressamente chiarito che non è estato mai detto di autorizzare l’ora del passeggio coi bambini, ma è stato solo detto che quando un genitore va a fare la spesa, possa essere accompagnato da un figlio.

Restiamo allora tutti, sui blocchi di partenza, in attesa di ricevere istruzioni governative dai nuovi provvedimenti

Fonte: Governo Italiano
Notizia del: 2020-04-03
Giustizia Tributaria: abilitazione alla difesa dal 1° aprile

Il MEF (Dipartimento delle Finanze), con Circolare n. 2/DF del 31 marzo 2020 (consultabile nel file allegato), ha previsto nuovi requisiti per l’assistenza tecnica dinanzi alle Commissioni Tributarie.

In particolare, a partire dal 1 Aprile, potranno stare in giudizio taluni soggetti che, non essendo iscritti in un Albo professionale, necessitano di un’apposita abilitazione ministeriale per poter esercitare la difesa innanzi alle Commissioni Tributarie. Si tratta di:

  • soggetti iscritti nell’elenco di quelli abilitati dal MEF( ai sensi dell’art. 63, terzo comma, del D.P.R. 600/1973; art. 12, comma 3, lett. d). del D.lgs. 546/1992) tra cui i dipendenti civili e militari dell’Amministrazione Finanziaria e degli enti impositori, cessati dall’impiego da almeno due anni, dopo almeno venti anni di effettivo servizio di cui almeno gli ultimi dieci prestati a svolgere attività connesse ai tributi;
  • soggetti iscritti in elenchi gestiti dal MEF (art. 12, comma 3, lettere e) f) g) h) del D.lgs. 546/1992), tra cui vi rientrano gli esperti tributari, i funzionari delle associazioni di categoria, i dipendenti delle associazioni di categoria e di imprese, i dipendenti dei C.A.F. con requisiti meglio specificati nella Circolare;
  • soggetti iscritti negli elenchi in vigore fino al 31 marzo 2020 i quali confluiscono nelle prime quattro sezioni del nuovo elenco nazionale tenuto dalla direzione della giustizia tributaria del dipartimento delle finanze.

In generale, si ricorda che, nelle controversie tributarie di valore pari o inferiore a €. 3.000,00, non è necessaria l’assistenza tecnica di un professionista abilito.

Le categorie abilitate all’assistenza tecnica, in virtù del proprio titolo abilitativo generale (derivante dall’iscrizione al relativo Albo) e quindi senza la necessità di ottenere un’autorizzazione amministrativa, sono:

  • Avvocati;
  • Dottori commercialisti iscritti alla sezione A del relativo albo;
  • Consulenti del lavoro, che sono abilitati alla difesa in tutte le controversie tributarie, a prescindere dalla materia del contenzioso attivato;
  • Ingegneri, Architetti, Geometri, Periti industriali, Dottori agronomi e forestali, Agrotecnici, Periti agrari, Spedizionieri doganali iscritti all’albo di pertinenza;
  • soggetti che, in possesso di speciali requisiti di professionalità e lavorativi, risultano iscritti in appositi elenchi.


Con D.M. 106/2019, il Ministero dell’Economia e delle finanze ha disciplinato, dal 1 aprile, le modalità di rilascio dell'abilitazione all'assistenza tecnica innanzi alle Commissioni tributarie e della tenuta dell'elenco dei soggetti abilitati.  La nuova disciplina per l’iscrizione all’Elenco nazionale dei soggetti che possono essere abilitati all’assistenza tecnica dinnanzi alle Commissioni tributarie prevede la presentazione della domanda dal 1° aprile 2020, esclusivamente per via telematica al seguente indirizzo PEC: [email protected] . E’ necessario seguire i modelli resi disponibile sul Portale delle Giustizia Tributaria.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-04-03
Minor ricavo per Coronavirus: ecco come impatta sulla tassazione

Al tempo del Covid-19  che ha modificato molte variabili economiche tra cui una forte riduzione delle liquidità, alcune realtà possono trovarsi in difficoltà finanziarie così non da riuscire a onore completamente un debito e richiedere uno sconto commerciale. Ma a livello reddituale e di tassazione come impatta uno sconto? Vediamo un riepilogo.

In generale, una riduzione dell’incasso per la fornitura di beni e servizi già fatturati e inerenti a una difficoltà finanziaria del cliente fa nascere una componente negativa di reddito.
Tale componente determina conseguenze, per il fornitore e per il cliente, sia dal punto di vista contabile che fiscale.

La riduzione può avere diverse nature:
- lo sconto incondizionato e forfettario
- una transizione tra le parti (ex 1965 codice civile)
- una riduzione unilaterale del credito attraverso una rinuncia del fornitore.

Ecco cosa rileva contabilmente e fiscalmente lo sconto commerciale:
-per il fornitore lo sconto incondizionato di natura commerciale deve essere contabilizzato in riduzione dei ricavi e nel conto economico, ai sensi dell’art. 2425 cod.civ. e del principio contabile OIC n.12 paragrafo 9
- per l’Irpef, l’Ires e l’Irap la riduzione dell’importo da pagare, lo sconto, riduce la base imponibile del fornitore per quell’esercizio e la aumenta al committente.

Ecco cosa rileva contabilmente e fiscalmente la transizione:
Con Circolare n 26/2013 dell’ADE, Agenzia delle Entrate, è stato chiarito che in caso di transizione qualora questa sia originata da una lite sulla fornitura oggetto del contratto l’onere della stessa è una sopravvenienza passiva perché lo “sconto” non deriva da inadempimento del debitore ma da una variazione del corrispettivo originario in base alla transizione stessa. Perciò verrà valutato come segue:
-per il fornitore una mera rettifica del ricavo, per il cliente una mera rettifica del costo se l’accordo è definito entro l’esercizio di registrazione della operazione
-sarà una sopravvenienza passiva per il fornitore, e una sopravvenienza attiva per il cliente qualora l’accordo si perfezioni in esercizi successivi a quello di registrazione dell’operazione.

Su questo argomento oggi di grande attualità vista l’emergenza da corona virus che sta generando la necessità di annullamenti, cancellazioni, e revisioni contrattuali, ricordiamo anche alcune disposizioni della giurisprudenza.
La Corte di cassazione, con ordinanza 9317 del 2 aprile 2014, ha affermato che nell’ipotesi di accordo transattivo, gli importi da esso derivanti devono essere imputati al periodo di competenza, che è quello di sottoscrizione dell’accordo, non essendo a tal fine rilevanti i relativi flussi finanziari.
Per quanto attiene invece l’ultimo caso su citato di sconto, ossia la remissione del debito o la rinuncia del credito, si è espressa la circolare dell’ADE precisando che la rinuncia del credito essendo un atto unilaterale può costituire “atto di liberalità” e perciò essere indeducibile ai fini fiscali.
La Corte di Cassazione però, con sentenza n 11329/2001, ha dichiarato che la perdita è inerente ad attività di impresa e qualora siano dimostrate le ragioni della “inconsistenza del debitore o della inopportunità delle azioni esecutive” si può superare la suddetta indeducibilità.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-04-03

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