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Giornale e inventario senza stampa: serve comunque il bollo

Negli ultimi anni, con un susseguirsi di norme, è cambiata la regola in merito alla stampa dei libri sociali, infatti ora è possibile non stampare né i libri contabili né i registri IVA. La cosa tuttavia non sembra essere chiara a tutti anche perchè la lunga abitudine della stampa dei libri sociali può rendere il commercialista un pò titubante. 

In generale, la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi elettronici su qualsiasi supporto è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei nei termini di legge, se in sede di accesso, ispezione o verifica gli stessi risultano aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengono stampati a seguito della richiesta avanzata dagli organi procedenti ed in loro presenza. Le deroghe all'obbligo di stampa di registri, libri e documenti non è nuova, infatti rispecchia una tendenza in corso negli ultimi anni che favorisce la stampa "su richiesta" in caso di controlli o la dematerializzazione dei documenti.

In effetti la possibilità di non stampare:

  • registri Iva acquisti e vendite è in vigore dal 6 dicembre 2017 
  • registro dei corrispettivi è in vgigore dal 19 dicembre 2018 ,
  • libro giornale, inventari, beni ammortizzabili, magazzino e mastrini dal 30 giugno 2019.

Anche se non vengono stamapati però per i libri sociali sembra sia ugualmente necessario il pagamento dell'imposta di bollo seguendo le regole previste in caso di conservazione sostitutiva (cioè il versamento di 16 euro ogni 2.500 registrazioni). Il tutto però dovrebbe essere confermato dall'Agenzia delle Entrate in un chiarimento di prossima pubblicazione.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2019-11-13
ISA 2019: modifiche dalla Commissione esperti

La Commissione di esperti degli ISA che si è recentemente riunita (24 .10.2019) ha approvato all'unanimità alcune modifiche necessarie per rendere gli indici sintetici di affidabilità uno strumento migliore. Com'è noto, i ritardi nella pubblicazione dei software e la loro entrata in vigore obbligatoria a partire dall'anno di imposta 2019 sono state delle concause allo sciopero dei commercialisti dello scorso ottobre.

Tornando alle modifiche, la Commissione ha approvato le seguenti proposte:

  1. soppressione degli “indicatori di anomalia basati su banche dati non fiscali” per il periodo d’imposta 2019, si veda ad esempio l'articolo ISA: anomalie per anno di inizio attività risultante in Anagrafe Tributaria
  2. modifica della metodologia di calcolo per il trattamento dei passaggi competenza-cassa e viceversa per il periodo d’imposta 2019
  3.  modifica della formula degli indicatori elementari di anomalia “incidenza dei costi residuali di gestione” e “incidenza delle altre componenti negative nette sulle spese”.  In particolar,e, anche sulla base delle osservazioni formulate dalle Associazioni di categoria e dagli Ordini professionali interessati, alla formula per il calcolo degli indicatori:
    • “incidenza dei costi residuali di gestione”, per esercenti attività d’impresa, che, a partire dal periodo di imposta 2019, viene calcolato al netto degli “oneri per imposte e tasse” e delle “quote di accantonamento annuale al TFR per forme pensionistiche complementari e somme erogate agli iscritti ai fondi di previdenza del personale dipendente”;
    • “incidenza delle altre componenti negative nette sulle spese”, per esercenti arti e professioni, che, a partire dal periodo di imposta 2019, viene calcolato al netto degli “oneri per imposte e tasse” e degli “interessi passivi”.
       
  4. soppressione, per il periodo d'imposta 2019, dell’applicazione degli ISA evoluti nei confronti dei soggetti che conseguono ricavi derivanti da attività secondarie superiori al 30% dei ricavi complessivamente conseguiti, e, contestualmente, di rinviare tale applicazione al p.i. 2020 per tutti i 175 ISA attualmente in vigore
  5. semplificazione delle variabili “precalcolate” per il periodo d’imposta 2019 basata sulla soppressione degli indicatori elementari di anomalia correlati alle seguenti variabili “precalcolate”:
    • condizione di "lavoro dipendente" risultante dalla “certificazione unica”;

    • condizione di "pensionato" risultante dalla “certificazione unica”

    • numero incarichi risultanti dalla “certificazione unica”;

    • importo dei compensi percepiti risultanti dalla “certificazione unica”;

    • canoni da locazione desumibili dal modello registro locazioni immobili;

    • numero di modelli CU nei quali il contribuente risulta essere l'incaricato alla presentazione telematica;

    • reddito relativo al periodo d’imposta precedente;

    • reddito relativo a due periodi d’imposta precedenti;

    • reddito relativo a tre periodi d’imposta precedenti;

    • reddito relativo a quattro periodi d’imposta precedenti;

    • reddito relativo a cinque periodi d’imposta precedenti;

    • reddito relativo a sei periodi d’imposta precedenti;

    • reddito relativo a sette periodi d’imposta precedenti;

    • numero di periodi d’imposta in cui è stata presentata una dichiarazione con reddito negativo nei sette periodi d’imposta precedenti.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2019-11-13
Professionisti: indennità mancato guadagno da fatturare

Nella risposta ad interpello n. 474  del 7.11. 2019 l'Agenzia ha chiarito le modalità di trattamento fiscale del rimborso erogato ai lavoratori  autonomi per mancato guadagno giornaliero e nelle note spese collegate alle stesse attività (volontariato in caso di calamità naturali).

L'interpello eea stato sottoposto da una Regione che ,in relazione ad eventi sismici nel territorio,  aveva deliberato una convenzione con Ordini e Collegi professionali territoriali per  l'individuazione di tecnici professionisti che, a titolo volontario, si rendessero  disponibili per attività di ricognizione preliminare dei danni  .

Nella delibera si prevedeva venisse loro  riconosciuto: 

1) il rimborso per mancato guadagno giornaliero, ai sensi dell'articolo 9, comma  10, del d.P.R. 8 febbraio 2001, n. 194, a fronte di un impegno di almeno dieci giornate,   con il limite di euro 103,29 giornalieri;
2) il rimborso delle spese documentate di vitto, alloggio e viaggio secondo le  procedure e criteri di cui al d.P.C.M. 8 luglio 2014, allegato A.
La Regione  riteneva  che la prestazione resa dai professionisti andasse inquadrata nell'attività di lavoro autonomo, nonostante  venga effettuata nell'ambito del volontariato, con la conseguenza che il rimborso per mancato guadagno sia da considerarsi, provento conseguito in sostituzione di reddito di lavoro autonomo (art. 53 TUIR) e, pertanto, il professionista dovrà emettere fattura con esposizione della ritenuta di acconto.
Quanto al rimborso delle spese documentate (rimborso a piè di lista), l'Ente riteneva che:
a) se addizionale rispetto al "rimborso per mancato guadagno", va del pari fatturato (nello stesso documento fiscale) ed assoggettato ad IVA,
b) se unico rimborso percepito, non va fatturato.
Invece il rimborso  riconosciuto al lavoratore autonomo che, a titolo volontario, presta attività estranea  al proprio profilo professionale   secondo la Regione dovrebbe essere considerato reddito da lavoro autonomo occasionale  per il quale  rilasciare ricevuta con  esposizione della ritenuta d'acconto.

Nella Risposta l'Agenzia  conferma che  sono imponibili le somme corrisposte al  contribuente  lavoratore autonomo in  sostituzione di mancati guadagni (cd. lucro cessante), sia presenti che futuri,   ma che  non rileva che l'attività volontaria  svolta dal professionista  rientri o meno  nell'ambito della  sua professione
Tali rimborsi, quindi,  per qualsiasi tito di attività prestata devono essere  tutti regolarmente fatturati da parte del lavoratore autonomo, e conseguente obbligo per l'Ente di:

  • operare la ritenuta del venti per cento a titolo di acconto dell'IRPEF dovuta dal professionista, a
  • rilascio  della  Certificazione Unica;
  • compilazione e trasmissione della dichiarazione dei sostituti di imposta (Modello 770). 

Con riguardo alle spese sostenute  per lo svolgimento dell'attività, queste devono essere sempre fatturate, unitamente al compenso, in quanto rientrano nell'ambito del reddito di lavoro autonomo. In pratica, i professionisti non devono riaddebitare  in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale costo deducibile  dal proprio reddito di lavoro autonomo". 

Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 2019-11-13
Auto aziendale:cambiano i fringe benefit per i dipendenti nella finanziaria 2020

Nella Legge di bilancio 2020 è contenuta una norma che rimodula i benefits connessi con le auto aziendali. Il contenuto della disposizione al momento non è noto, in quanto dopo l'uscita del testo del disegno di Legge bollinato dalla Ragioneria Generale, le proteste sono state così tante che il Governo è allo studio per trovare soluzioni alternative.

Ma perchè tante proteste? Andiamo con ordine.

In base alla norma attuale, gli autoveicoli i motocicli e i ciclomotori concessi in uso promiscuo (cioè per cose e persone) concorrono a formare il reddito da assoggettare a tassazione IRPEF e addizionali nonchè alla previdenza, per un valore pari al 30 per cento dell'importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali che l'ACI (Automobile club d'Italia) deve elaborare entro il 30 novembre di ciascun anno e comunicare al Ministero delle finanze che provvede alla pubblicazione entro il 31 dicembre. Questo valore viene calcolato al netto degli ammontari eventualmente trattenuti al dipendente.

Ricapitolando finora, si è pagato su 4.500 km (15.000 km convenzionali ACI per il 30%) mentre la Legge di  bilancio vorrebbe eliminare la percentuale del 30% prevedendo il pagamento sui 15.000 km convenzionali per alcune categorie di automobili più inquinanti.

In particolare, l'articolo 78 del DDL della manovra 2020  interviene sulla percentuale dell'ammontare risultante dalle tabelle ACI che concorre alla determinazione della base imponibile ai fini IRPEF del reddito ritraibile dall'auto aziendale e le percentuali, in base alla bozza sarebbero:

  • del 30% per i veicoli a trazione elettrica, per i veicoli ibridi e per tutti i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti addetti alla vendita di agenti e rappresentanti di commercio;
  • del 60% per le auto a basse emissioni di CO2
  • del 100% per le auto inquinanti.

La disposizione confermava la vigente disciplina in merito agli autoveicoli, motocicli e ciclomotori concessi in uso promiscuo agli agenti e rappresentanti di commercio, nonché per quelli a trazione elettrica e a trazione ibrida termoelettrica (per i quali resta la vigente disciplina, per quale si assume come reddito del lavoratore il 30% dell'importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri).

Insorge il mondo automotive, e le categorie di settore, così per sapere cosa veramente vorrà fare il Governo occorre attendere gli sviluppi.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2019-11-13
Buoni pasto 2020: le novità in legge di bilancio

Nel disegno di legge di bilancio approvata dal Governo e  attualmente all'esame delle Commissioni parlamentari  ci sono alcune novità riguardanti i fringe benefits e il welfare aziendale, come   modifiche  in tema di esenzioni fiscali  per le auto aziendali e dei buoni pasto, in capo ai dipendenti. 

I buoni pasto  saranno oggetto di una rimodulazione dei limiti di esenzione fiscale  . In particolare:

  • per i buoni pasto cartacei il limite passa da 5,29 a 4 euro 
  • per i buoni pasto elettronici invece sale da 7 a 8 euro.

La modifica si inserisce coerentemente con il progetto della maggioranza di favorire l'utilizzo dei sistemi di pagamento elettronici, quindi tracciabili , che rendono piu difficile l'evasione. Inoltre i buoni pasto cartacei sono piu facilmente utilizzabili da soggetti diversi dal titolare e la gestione amministrativa risulta piu complessa e costosa .

Le modifiche potrebbero entrare in vigore dal 1 gennaio 2020,  applicandosi ai buoni pasto assegnati a partire da quella data., mentre per quelli consegnati entro il 31 dicembre 2019 restarebbero in vigore i limiti attuali.

Ma attenzione , si ricorda che il testo potrebbe  subire  modifiche nel corso della discussione in Parlamento, prima dell'approvazione definitiva , che deve avvenire entro il 31 dicembre 2019.

Il buono pasto, come definito dal D.p.c.m. 18.11.2005, è il documento, anche in forma elettronica, con cui il dipendente è legittimato dal datore di lavoro (pubblico o privato) ad ottenere dagli esercizi convenzionati (bar, ristoranti, mense aziendali ed interaziendali, rosticcerie e gastronomie artigianali) "servizi sostitutivi di mensa", cioè servizi di somministrazione di alimenti e bevande e cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro.
Il buono pasto ha le seguenti caratteristiche:

  • Non è cedibile
  • Non è cumulabile
  • Non è commercializzabile
  • Non è convertibile in denaro

Come detto, può essere sia cartaceo , che elettronico: 
il buono pasto elettronico consiste in una carta elettronica leggibile da dispositivi POS abilitati ed il valore utilizzabile tramite la suddetta carta è definito a monte dal datore di lavoro con la società emittente. Esso consente un maggior controllo del corretto utilizzo del buono pasto. 

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 2019-11-13
Ricalcolo acconto novembre 2019: arrivano i chiarimenti delle Entrate

Arrivano gli attesissimi chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate in merito al calcolo degli acconti di novembre, dopo le modifiche introdotte dal Decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020. Le indicazioni sono contenute nella Risoluzione 93 del 12 novembre 2019 e allegata a questo articolo.

In particolare, l'articolo 58 del DL 124/2019, in corso di conversione in legge, prevede che dal 27 ottobre 2019 (data di entrata in vigore del decreto-legge), “per i soggetti di cui all’articolo 12- quinquies, commi 3 e 4, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, i versamenti di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, nonché quelli relativi all’imposta regionale sulle attività produttive sono effettuati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, in due rate ciascuna nella misura del 50 per cento, fatto salvo quanto eventualmente già versato per l’esercizio in corso con la prima rata di acconto con corrispondente rideterminazione della misura dell’acconto dovuto in caso di versamento unico”.

La norma, quindi, modifica, per determinati soggetti, la misura dei versamenti della prima e della seconda rata degli acconti dovuti ai fini IRPEF, IRES ed IRAP, rimodulandoli in due rate di pari importo, vale a dire entrambe del 50%, anziché 40% e 60%. La modifica si applica a coloro per i quali era stata disposta la proroga dei versamenti al 30 settembre 2019 cioè coloro che contestualmente:

  • esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, le attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA, prescindendo dal fatto che gli stessi applichino o meno gli ISA;
  • dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun ISA, dal relativo decreto ministeriale di approvazione.

Ricorrendo tali condizioni, si applica anche ai contribuenti che:

  • applicano il regime forfetario agevolato, previsto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  • applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
  • determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  • ricadono nelle altre cause di esclusione dagli ISA.

Quanto all’ambito oggettivo, la rimodulazione del versamento degli acconti è applicabile, oltre che alle imposte individuate espressamente dall’articolo 58 del decreto-legge n. 124 del 2019, anche:

  • all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari. E ciò in considerazione di quanto chiarito, in relazione all’ambito soggettivo, con la citata risoluzione n. 64/E del 2019;
  • alla cedolare secca sul canone di locazione, all’imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) o sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE).

Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, è fatto salvo il versamento dell’eventuale prima rata di acconto ed è dovuta, quindi, la seconda rata nella misura del 50 per cento ovvero l’unico versamento nella misura del 90 per cento.

In altri termini, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, la seconda rata di acconto è dovuta in ogni caso nella misura del 50 per cento, a prescindere dalla data di versamento della prima rata nella misura del 40 per cento; quando invece l’acconto è dovuto in unica soluzione, la misura è del 90 per cento.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2019-11-13

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