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Welfare: Cassazione sulla detraibilità dell'IVA sulle spese

Nell' ordinanza 22332/18 Cassazione afferma che i costi sostenuti per i servizi di welfare offerti dal datore di  lavoro ai propri dipendenti  assumono  «rilevanza quali spese generali connesse al complesso delle attività economiche del soggetto passivo», per questo è legittima la detrazione dell'IVA.  Nel caso specifico la detrazione Iva contestata dall'Agenzia riguardava spese per soggiorni estivi dei figli dei dipendenti, per la formazione e per il trasporto del personale.

L’ordinanza richiama nel dispositivo  due sentenze della Corte Ue che evidenziano il principio della  correlazione tra l’operazione in acquisto e l’insieme delle attività di impresa come giustificazione per  la detraibilità.

Oltre  al diritto di detrazione va anche presa in considerazione  l'eventualità dell' obbligo di assoggettare a Iva l’operazione gratuita nei confronti del dipendente.  che nel caso specifico sembra esclusa. Infatti il terzo comma dell’articolo 3 della legge sull'IVA  non ne richiede l’applicazione su  "somministrazioni nelle mense aziendali e alle prestazioni di trasporto, didattiche, educative e ricreative, di assistenza sociale e sanitaria, a favore del personale dipendente" .

In tema di trattamento fiscale del Welfare e dei premi di risultato  l'agenzia ha emanato la corposa circolare 5 E qualche mese fa , ma non ha preso in considerazione il problema dell'Imposta sul valore aggiunto. Visto il recente sviluppo delle iniziative aziendali in questo senso, anche come modalità di erogazione dei premi di risultato  , per cui è prevista la detassazione , risulta invece  auspicabile un intervento chiarificatore da parte del Fisco. 

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 26/09/2018
Box auto: non agevolabile se deriva dal cambio di destinazione d'uso

"Il box auto che il contribuente ha acquistato deriva da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione” pertanto lo stesso non risulta agevolabile." E' questo il chiarimento fornito recentemente dall'Agenzia delle Entrate con la Risposta 6 del 19 settembre 2018.

In particolare, il documento di prassi, affronta il caso di un contribuente che:

  • in data 31/07/2017 ha acquistato da un’impresa costruttrice, mediante rogito notarile, un box auto situato al piano terra di un fabbricato con rilascio della relativa fattura; il box auto costituisce pertinenza dell’abitazione situata nel medesimo fabbricato;
  • in data precedente al 31/07/2017 l’impresa di cui sopra ha dapprima acquistato l’intera proprietà del piano terra dello stesso stabile avente destinazione d’uso “Civili abitazioni” e successivamente ha effettuato lavori di trasformazione, con conseguente frazionamento e cambio di destinazione d’uso dei suddetti locali da civili abitazioni a “Box auto e Cantinole”, al fine di rivenderli.

L'impresa esecutrice ha negato il rilascio della certificazione relativa al costo di realizzo del box auto in quanto tale fattispecie non rientrerebbe nella detrazione IRPEF sulle spese sostenute per la realizzazione del box auto di pertinenza dell’appartamento di cui il contribuente istante è proprietario.

L'Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la correttezza dell'interpretazione dell'impresa esecutrice del lavori, in quanto come previsto all'articolo 16 TUIR (Testo Unico Imposte sui Redditi- D.P.R 917/86) . La detrazione è riconosciuta, per gli interventi “relativi alla realizzazione di  autorimesse o posti auto pertinenziali ad immobili residenziali”, nonché, per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore, come chiarito con documenti di prassi.

Come chiarito, il termine  "realizzazione” di autorimesse o posti auto è stato sempre inteso come esecuzione di un intervento “ex novo”; si tratta dell’unica fattispecie in cui le spese sostenute per interventi di nuova costruzione assumono rilevanza ai fini dell’agevolazione. Pertanto nella fattispecie prospettata, posto che il box auto che il contribuente ha acquistato deriva da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione”, lo stesso non risulta agevolabile.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/09/2018
Fattura elettronica differita 2019: come comportarsi

L’introduzione dell’obbligo di emettere le fatture esclusivamente in formato elettronico a partire dal 1°gennaio 2019 sta sollevando non poche perplessità circa l’emissione delle fatture differite. Cerchiamo di capire cosa è richiesto dalla disciplina attuale e cosa cambierà eventualmente con l’avvento della fattura elettronica.

Come noto, l’art. 21 del dPR 633/1972 conferisce la possibilità di emettere la fattura relativa ad un insieme di operazioni effettuate nel corso del mese nei confronti di uno stesso soggetto, in un esemplare “riassuntivo” entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.

In particolare il comma 4 dell’Art.21 in esame recita: “per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo… nonché per le operazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime”.

In caso di fatturazione differita è importante ricordare che il momento di esigibilità dell’Iva coincide con quello di effettuazione dell’operazione; in considerazione di quanto detto, l’imposta non dovrà essere contabilizzata a debito nel mese di emissione della fattura ma nel mese in cui le operazioni si considerano effettuate.

Purtroppo nel corso degli anni si è generata una prassi scorretta, anche conseguentemente al fatto che alcuni programmi non erano attrezzati per separare il momento di esigibilità dell’imposta da quello di emissione/registrazione della fattura, per cui molti contribuenti, per ovviare a tale problema, erano soliti emettere fatture differite (entro il 15 del mese successivo) ma recanti la data dell’ultimo giorno del mese di esigibilità. La fattura deve infatti essere emessa entro un determinato lasso di tempo, 24 ore se si tratta di fattura immediata e 15 giorni se si tratta di fattura differita, ma deve recare la data del giorno in cui realmente viene emessa. Pertanto una fattura emessa in data 9 febbraio, relativa al mese di gennaio, dovrà riportare come data fattura il 9 febbraio e non potrà essere retrodatata al 31 gennaio.

Pare opportuno ricordare in questo contesto che se la registrazione di una fattura immediata può essere posta in essere entro 15 giorni dalla data di emissione, la registrazione di una fattura differita deve essere contestuale alla sua emissione in base a quanto disciplinato dall’art.23 dPR 633/1972.

Con l’entrata in vigore della fattura elettronica cambia esclusivamente la modalità di emissione e non la disciplina sottostante. Inoltre, proprio in virtù del processo di informatizzazione della fattura, sarà impossibile emettere una fattura con una data anteriore rispetto a quella di reale predisposizione ed invio del documento. Per la corretta applicazione della disciplina in termini di liquidazione periodica Iva sarà quindi necessario che tutti i programmi di contabilità diano la possibilità di distinguere il momento di fatturazione/registrazione dal periodo in cui l’iva esposta dovrà rientrare nella liquidazione di competenza.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/09/2018
Spesometro: anche il Comune deve comunicare le bollette

"Per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura per il Comune sussiste l'obbligo di comunicazione limitatamente alle fatture emesse nei confronti dei soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti". E' questo il principio contenuto nella Risoluzione 68/E dell'Agenzia delle Entrate del 21 settembre 2018.

Il documento di prassi, muove dalla richiesta di un Comune che gestisce direttamente il servizio idrico integrato e provvede, trimestralmente, ad emettere agli utenti bollette-fatture per l'addebito di quanto dovuto. Il Comune istante chiede di sapere se tali bollette-fatture debbano o meno essere inserite nella "Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute".

Nel rispondere per prima cosa, le Entrate hanno ricordato come le bollette emesse per l'addebito i corrispettivi relativi alle diverse somministrazioni (di acqua, gas, energia elettrica, ecc.) sono da considerarsi fatture sotto ogni profilo. Considerata, pertanto, l’assimilazione tra fatture e bollette, non si ravvisano elementi tali per escludere le bollette-fatture dall’obbligo di invio della “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”.

In linea di massima, infatti, tutti i soggetti IVA devono comunicare i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati.  Tuttavia, il collegato fiscale alla Legge di bilancio 2018 (Dl 148/2017) ha previsto che le Pubbliche Amministrazioni l'esonero dalla trasmissione delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali, pertanto l'obbligo di indicazione di tali bollette-fatture nella "Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute" sussiste limitatamente a quelle emesse verso soggetto passivi. 

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/09/2018
Sport Bonus 2018: seconda finestra disponibile

"I soggetti che vogliono usufruire dello Sport Bonus, seconda finestra, possono farne richiesta dal 24 settembre al 23 ottobre 2018, compilando l’apposito modulo ed inviandolo a mezzo posta elettronica a: [email protected]  Si comunica che le domande pervenute all’Ufficio prima del 24 settembre non verranno prese in considerazione e, pertanto, dovranno essere riproposte necessariamente entro i termini citati." Con questa nota, ieri l'Ufficio per lo Sport, sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha annunciato l'apertura della seconda finestra per la presentazione delle domande per il credito d'imposta per le erogazioni liberali finalizzate alla ristrutturazione degli impianti sportivi.

Recentemente, era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (serie generale n°130 del 07/06/2018) il decreto attuativo per poter beneficiare del credito d’imposta, previsto dall’art.1, comma 363 della L. 205 de 27 dicembre 2017. La Legge di Bilancio 2018 ha infatti riconosciuto un beneficio rivolto a tutte le imprese per le erogazioni liberali fatte a favore di soggetti concessionari di impianti pubblici sportivi, indirizzate a interventi di restauro o ristrutturazione degli stessi.

Il credito d’imposta è rivolto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica in cui queste siano organizzate; il decreto attuativo fa infatti riferimento a:

  •  Imprese individuali,
  •  Imprese collettive,
  •  Stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti.

I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali devono comunicare immediatamente all’Ufficio per lo Sport, istituito preso la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’ammontare delle somme ricevute, la loro destinazione e devono provvedere a dare adeguata pubblicità attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici. Inoltre, entro il 30 giugno di ogni anno successivo all’anno dell’erogazione, è necessario comunicare lo stato di avanzamento dei lavori, attraverso una rendicontazione delle modalità di utilizzo delle somme erogate; tale comunicazione deve essere prodotta fino al momento dell’ultimazione dei lavori di restauro o ristrutturazione.

Lo Sport bonus è riconosciuto se rispetta:

  •  Il limite del 3‰ dei ricavi annui
  •  la misura del 50% delle erogazioni liberali in denaro fino ad un massimo di 40.000€.

Devono essere prese in considerazione le erogazioni liberali effettuate nel 2018 e esplicitamente finalizzate alla realizzazione di interventi di restauro o ristrutturazioni. Le modalità attraverso cui le erogazioni vengono realizzate devono essere tracciate, possono quindi essere eseguite esclusivamente attraverso:

  •  bonifici bancari,
  •  bollettini postali,
  •  carte di debito, carte di credito o prepagate,
  •  assegni bancari e circolari.

Il volume totale del beneficio riconosciuto dallo Stato è pari a dieci milioni di euro, suddiviso in due tranche di pari importo attraverso due finestre temporali, la seconda, come anticipato, aperta da ieri.

2° finestra temporale
24/09/2018

Entro 30 giorni dall’apertura di ciascuna finestra, chiunque voglia usufruire del beneficio fiscale, deve inviare un apposito modulo all’Ufficio per lo Sport, tramite pec, indicando l’importo della donazione e il beneficiario.

Entro 120 giorni successivi alla scadenza appena esaminata, l’Ufficio per lo Sport pubblica sul proprio sito istituzionale l’elenco degli ammessi al beneficio fiscale secondo il criterio temporale di ricevimento delle richieste sino all’esaurimento delle risorse disponibili in ciascuna finestra.

Entro 10 giorni dalla pubblicazione della graduatoria, i soggetti ancora interessati devono procedere all’effettuazione dell’erogazione liberale al soggetto prescelto.
Il soggetto beneficiario della donazione deve a sua volta, nei dieci giorni successivi, dare comunicazione all’ufficio dello Sport, via pec, dell’ammontare dell’erogazione ricevuta e della data in cui è stata effettuata;

A questo punto l’Ufficio dello Sport provvede ad incrociare i dati delle varie comunicazioni ricevute dai diversi soggetti coinvolti e provvede, entro 20 giorni, alla pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, dell’elenco dei soggetti a cui è stato riconosciuto il beneficio fiscale.
Nel caso in cui l’ammontare dei benefici riconosciuti sia inferiore a cinque milioni di euro, ovvero il limite previsto per ogni finestra temporale, verranno riprese in considerazione le richieste rimaste insoddisfatte; si riaprirà per quest’ultime, contestualmente alla pubblicazione dell’elenco dei soggetti a cui è stato riconosciuto il beneficio fiscale, l’iter scadenzato sopra descritto. Qualora ci fossero ancora dei benefici fiscali rimasti inutilizzati nella prima finestra, confluiranno nella finestra successiva. 

In merito alle possibilità di fruizione, il credito d’imposta ottenuto è utilizzabile in tre quote annuali di pari importo negli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020, a partire dal quinto giorno lavorativo successivo a quello di pubblicazione dell’elenco dei soggetti a cui il beneficio fiscale è stato riconosciuto.

Unica modalità prevista per l’utilizzo del credito d’imposta è attraverso il modello F24, soprattutto in considerazione del fatto che l’Ufficio per lo Sport trasmette telematicamente all’ Agenzia delle Entrate i codici fiscali dei soggetti beneficiari e l’importo del credito riconosciuto in modo che possa fare i controlli del caso su ogni F24 in cui il credito venga utilizzato.

Ultima precisazione meritevole di attenzione, riguarda il fatto che il credito d’imposta ottenuto non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive ma deve essere comunque indicato nella dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in cui viene riconosciuto e dei periodi d’imposta in cui se ne fa utilizzo.

Si ricorda infine, che lo scorso 14 settembre, sul sito dell’ufficio per lo Sport è stato pubblicato l’elenco definitivo delle imprese alle quali è stato riconosciuto il beneficio fiscale in relazione alla “prima finestra”, identificate con il codice seriale attribuito dall’Ufficio e, ciascuna, con indicazione del credito d’imposta spettante.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/09/2018

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