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Split payment: pubblicati gli elenchi per il 2019

Il Ministero dell’Economia, sezione Dipartimento delle Finanze, ha pubblicato gli elenchi valevoli per il 2019 dei soggetti destinatari dello split payment (art. 17-ter comma 1-bis DPR 633/72). Gli elenchi avrebbero dovuto essere pubblicati entro il 20.10, mentre la pubblicazione è avvenuta in data successiva senza una comunicazione ufficiale.
In questi elenchi non sono incluse le Pubbliche Amministrazioni, comunque soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, in quanto per esse fa testo l’elenco IPA pubblicato sul sito dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni.
Gli elenchi, aggiornati all’8.11.2018 sono i seguenti:

Gli elenchi sono consultabili scaricando il file in Xls, ma è possibile anche utilizzare la funzione “ricerca” per individuare la società/ente destinatario, con l’inserimento del relativo codice fiscale.
I soggetti interessati possono segnalare eventuali mancate o errate inclusioni negli elenchi, mediante l’apposito modulo di richiesta. Il Dipartimento delle Finanze provvederà ad esaminarle e in caso ad aggiornare gli elenchi.
Si ricorda che l’iscrizione dell’ente/società nell’elenco ha efficacia costitutiva, e la disciplina dello split payment ha effetto dalla data di effettiva inclusione nell’elenco e dalla pubblicazione dell’elenco sul sito del Dipartimento delle Finanze.

 

Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze
Notizia del: 22/11/2018
Entro il 23 novembre il versamento per la definizione agevolata degli atti

Il 23 novembre scade il termine per definire:

  • gli avvisi di accertamento/rettifica/liquidazione/atti di recupero credito, non impugnati ed ancora impugnabili al 24.10.2018;
  • gli inviti al contraddittorio per i quali l’istruttoria era ancora pendente al 24.10.2018;

tramite versamento in unica soluzione o come prima rata degli importi dovuti a titolo di imposta.
Si tratta della c.d. definizione agevolata introdotta con il Decreto fiscale (art. 2 D.l. 119/2018), che prevede lo stralcio di sanzioni ed interessi.
Il versamento può avvenire in unica soluzione o a rate, con un massimo di 20 trimestrali di pari importo, senza possibilità di compensazione con eventuali crediti disponibili.
In caso di pagamento rateale le rate successive alla prima devono essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre e su di esse sono dovuti gli interessi legali calcolati dal giorno successivo al termine di versamento della prima rata.
Queste le modalità di versamento a seconda del tipo di atto da definire:

Avviso di accertamento, rettifica, liquidazione, atti di recupero del credito

Nel mod. F24/F23, ricevuto unitamente all’atto da definire, vanno riportati:

  • i codici tributo relativi agli importi delle somme dovute;
  • il codice atto o il numero di riferimento;
  • il codice Ufficio;
  • l’anno di riferimento (solo per il mod. F24).

Inviti al contraddittorio

Nel mod. F24 vanno indicati:

  • i codici tributo relativi agli importi dei soli tributi ed eventuali contributi previsti per l’accertamento con adesione;
  • il codice Ufficio riportato nell’invito ricevuto;
  • l’anno di riferimento;
  • il codice atto “99999999107”;

Nel Mod. F23 vanno indicati:

  • i codici tributo e il codice Ufficio riportati nell’invito ricevuto;
  • nel campo 10 “Estremi dell’atto o del documento” i seguenti dati: anno “2018”, numero “99999999107”.

Per ciascun atto va utilizzato un distinto mod. F24 / mod. F23.
Entro 10 giorni dal versamento (unica soluzione / prima rata), il contribuente consegna al competente Ufficio la quietanza dell’avvenuto pagamento.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 22/11/2018
Trasferimento di sede all’estero: tassazione in Italia

Con risposta all’interpello n. 73/2018 l’Agenzia delle Entrate affronta il caso di una srl italiana (Alfa) facente parte di un Gruppo internazionale, con una sede localizzata in Italia (c.d. casa madre), e una stabile organizzazione in Germania che si trasferisce in Germania nella seconda parte del 2018, continuando comunque a essere presente in Italia con un ramo d’azienda (che rappresenterà una sua stabile organizzazione nel nostro Paese). Successivamente al trasferimento in Germania, la ALFA procederà ad una fusione con la già esistente BETA Gmbh, anch'essa localizzata nella Repubblica Federale tedesca.
La società si è rivolta all’Agenzia per sapere:

  • se il codice fiscale e la partita Iva attualmente posseduti potranno essere utilizzati dalla sua stabile organizzazione italiana;
  • se potrà usufruire del credito d’imposta figurativo estero (art. 179 comma 3 del TUIR) per la definizione dell’importo della exit tax da calcolare sul plusvalore relativo alla branch tedesca.

L’Agenzia delle Entrate osserva innanzitutto che:

  • la società Alfa risulterà residente in Italia per tutto il 2018, poiché l’art. 73 comma 3 del TUIR prevede che “ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale nel territorio dello Stato”;
  • da ciò ne consegue che Alfa sarà assoggettata a tassazione in Italia su tutti i redditi societari (prodotti sia in Italia che in Germania) dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, indipendentemente dal trasferimento di sede che si perfezionerà durante la seconda parte dell'anno;
  • Alfa potrà tuttavia usufruire del credito per le imposte assolte in Germania;
  • dal 2019 Alfa dichiarerà in Italia i redditi prodotti dalla propria stabile organizzazione localizzata in Italia.

In merito alle domande poste dall’istante l’Agenzia delle Entrate ritiene che:

  • Alfa, a seguito del trasferimento di sede, conserverà il medesimo codice fiscale e numero di partita IVA che le sono attualmente attribuiti. Pertanto per l’anno di imposta 2018, presenterà un unico modello di dichiarazione Iva, così come un unico Modello 770, Redditi SC e Irap;
  • il credito nozionale previsto nell'ambito delle operazioni straordinarie comunitarie trova applicazione anche nel caso di trasferimento di sede di una società italiana all'estero, come espressamente stabilito dall'articolo 179, comma 3, ultimo periodo, del TUIR.
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 22/11/2018
Legge di Bilancio 2019: arrivata la bocciatura dall’Ue

La Commissione Europea ha bocciato la Legge di Bilancio 2019 italiana. La decisione era attesa da giorni dopo che la Commissione aveva respinto qualche settimana fa la prima proposta di manovra economica e aveva chiesto all’Italia modifiche che tuttavia non sono state effettuate.
Con l’occasione, la Commissione Europea ha pubblicato anche un allarmante rapporto sull’evoluzione del debito italiano, che costituisce il primo passo verso l’apertura di una procedura per debito eccessivo, attraverso la quale le autorità europee potrebbero chiedere al paese riduzioni specifiche sia del debito sia del deficit, possibilmente entro tempi ridottissimi.
La bocciatura arriva perché la Commissione Europea ritiene il bilancio presentato sia fuori linea rispetto agli impegni italiani, in un contesto in cui ciascun paese è responsabile di mantenere finanze pubbliche in ordine per garantire la stabilità della moneta unica.
Da Roma si continua a sostenere la direzione assunta, confermando che questa manovra assicura il controllo dei conti pubblici e garantisce la riduzione del debito-Pil.

Ora cosa accadrà:

  • il rapporto sul debito sarà trasmesso ai Governi che ne faranno una prima valutazione entro due settimane;
  • successivamente l’esecutivo comunitario potrà presentare al Consiglio una raccomandazione in vista dell’apertura di una procedura per debito eccessivo contro l’Italia. Attraverso quest'ultima, Commissione e Consiglio potranno chiedere all’Italia specifiche misure di risanamento dei conti pubblici secondo una tempistica precisa;
  • successivamente scatterebbero le sanzioni pecuniarie dal 0,2 al 0,5% del Pil. C’è da dire che il passaggio alle sanzioni non è così scontato: nessun Paese europeo, infatti, finora è mai stato sottoposto a sanzioni al termine della procedura di infrazione.

In ogni caso l’Italia non uscirà danneggiata soltanto se verranno applicate le sanzioni, in quanto il rischio più grave è quello di aumentare lo stato di sfiducia nei confronti dell’Italia che già è alto.

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 22/11/2018
Fattura elettronica, scongiurata l’ipotesi di un rinvio

A seguito della “bocciatura” da parte del Garante della privacy dell’impianto messo a punto per la fatturazione elettronica, lAgenzia delle Entrate afferma di avere già iniziato un percorso di interlocuzione con il Garante, per trovare i correttivi necessari e far entrare così a regime un sistema pienamente conforme alle regole europee in materia di privacy.
Al momento quindi è scongiurata l’ipotesi di un rinvio della fatturazione elettronica che, ricordiamo, debutterà dal 1° gennaio 2019. Del resto l’abrogazione, o il semplice rinvio della fatturazione elettronica, richiederebbe una grossa copertura considerato che il gettito previsto dall’introduzione dell’e-fattura  -in termini di recupero dell’evasione- si assesta a 1,9 miliardi di euro in un anno.
Con alcuni emendamenti al decreto fiscale, ora all’esame della commissione Finanze del Senato, si starebbero valutando possibili esclusioni per alcune categorie professionali e per le società sportive dilettantistiche.
E’ invece molto probabile che venga modificata la struttura del Sistema di interscambio, soprattutto per quanto riguarda i punti considerati più a rischio dal Garante della privacy:

  • la trasmissione e l’archiviazione massiva di informazioni senza valore fiscale;
  • la possibilità da parte di terzi intermediari di usare le fatture per profilare le abitudini dei clienti.

Nel frattempo i commercialisti stanno portando avanti un progetto per ottenere una piattaforma dedicata a loro: mesi fa è stata aperta una gara e si attende ora la comunicazione del vincitore. Anche in merito questa piattaforma però il Garante della concorrenza e del mercato ha scritto al Consiglio nazionale per avere informazioni sulla piattaforma. In più occasioni il Consiglio nazionale ha chiesto la sospensione delle sanzioni per tutto il 2019 (e non solo per i primi sei mesi). Anche l’Adc chiede l’estensione del periodo di tolleranza e invita alla creazione di «tavoli di analisi tra i referenti tecnici dell’agenzia delle Entrate, le associazioni sindacali dei commercialisti, il Consiglio nazionale e le associazioni dei produttori di software».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 21/11/2018

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