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Rivalutazione terreni e partecipazioni 2019: ecco chi può fare la perizia

Manca poco al termine per la far redigere la perizia ed usufruire delle agevolazioni concesse dalla rivalutazione di terreni e partecipazioni.  La Legge di Bilancio 2019 ha riaperto, per la sedicesima volta, i termini per la rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2019. Per perfezionare la rivalutazione occorre:

  • far redigere entro il 1.07.2019 (il 30.06.2019 cade di domenica) una perizia di stima giurata dei beni che si intendono rivalutare;
  • versare l’imposta sostitutiva entro il 1.07.2019 in un’unica soluzione o come prima rata di 3 rate annuali di pari importo.

Le aliquote sono state innalzate rispetto alle precedenti versioni delle rivalutazioni in oggetto e si attestano ora sul:

  • 10 % per i terreni e le partecipazioni non qualificate,
  • 11 % per le partecipazioni qualificate.

La perizia di stima può essere predisposta da soggetti diversi a seconda del bene da rivalutare:

  • per le partecipazioni, dottori commercialisti ed esperti contabili, revisori legali dei conti, periti iscritti alla CCIAA ex RD n. 2011/34;
  • per i terreni, ingegnere, architetto, geometra, dottore agronomo, agrotecnico, perito agrario e perito industriale edile, perito iscritto alla CCIAA ex RD n. 2011/34.

Per l’asseverazione, le perizie possono essere presentate presso la cancelleria del tribunale, presso gli uffici dei giudici di pace e presso i notai. In caso di rivalutazione di una partecipazione:

  • la perizia deve essere riferita all’intero patrimonio sociale. Il valore della partecipazione all’1.1.2019 va individuato avendo riguardo alla frazione di patrimonio netto della società/associazione;
  • il costo della perizia:
    • è deducibile dal reddito d’impresa della società in quote costanti nell’esercizio e nei 4 successivi, qualora la perizia sia stata predisposta per conto della società;
    • incrementa il costo rivalutato se la perizia è stata predisposta per conto dei soci.

In caso di rivalutazione di un terreno il costo della perizia può essere portato ad incremento del costo rivalutato, qualora effettivamente sostenuto e rimasto a carico del contribuente.

 

PERIZIA DI STIMA
PARTECIPAZIONI

dottori commercialisti ed esperti contabili,

revisori legali dei conti,

periti iscritti alla CCIAA ex RD n. 2011/34

TERRENI

ingegnere,

architetto,

geometra,

dottore agronomo,

agrotecnico,

perito agrario e perito industriale edile,

perito iscritto alla CCIAA ex RD n. 2011/34.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/06/2019
Proroga versamenti al 30.09.2019 minimi e forfetari: in attesa di chiarimenti

In attesa della conversione in legge del Decreto Crescita DL 34/2019, prevista entro il 29 giugno, al fine di individuare correttamente i soggetti interessati al differimento dei termini di versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni al 30 settembre 2019, può essere utile analizzare alcune affermazioni dell'Agenzia delle Entrate.

Per quanto riguarda i contribuenti minimi e forfetari, l'emendamento che prevede il differimento approvato dalla Camera durante l'iter di conversione del Decreto Crescita, non richiama esplicitamente tra i soggetti che possono usufruire della proroga i contribuenti minimi e forfetari.

Infatti il nuovo art. 12-quinquies, comma 3 del DL 34/2019, prevede che:
“Per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n.50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n.96, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive, di cui all’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n.435, nonché dell’imposta sul valore aggiunto, che scadono dal 30 giugno al 30 settembre 2019,sono prorogati al 30 settembre 2019”.
La proroga interessa, in base al comma 4 del citato art. 12-quinquies, "anche i soggetti che partecipano, ai sensi degli artt. 5, 115 e 116, TUIR, a società / associazioni / imprese “interessate” dagli ISA."

Può essere utile ricordare quanto affermato dall'Agenzia delle Entrate con la Circolare 41 del 2007 che in occasione della proroga prevista dal DPCM del 14.06.2007, aveva chiarito che considerato che la proroga riguarda soggetti che esercitano attività per la quale è stato approvato il relativo studio di settore, tra i soggetti che fruiscono della proroga rientrano anche quelli interessati da una causa di esclusione o di inapplicabilità dello studio di settore.

Sulla base di questa precisazione dell'Agenzia del 2007, e considerando il fatto che il differimento dei termini di versamento previsto quest'anno è concesso a coloro che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli ISA, senza alcuna altra specificazione, si può ritenere che spetti ai soggetti nei confronti dei quali, sussistono cause di esclusione dai nuovi Indici di affidabilità.

Dato che i contribuenti minimi e forfetari sono esclusi dall'applicazione degli ISA (così come previsto dal DM del 28.12.2018) si pensa possano anch'essi rientrare tra i soggetti che possono usufruire della proroga dei termini di versamento al 30.09.2019.

Al riguardo, si attende una conferma da parte dell’Agenzia delle Entrate.

La proroga non è un obbligo

I contribuenti che possono usufruire della proroga, possono tuttavia rinunciare al differimento, ad esempio perchè hanno già preparato i modelli di pagamento F24, pertanto per evitare di dover rideterminare gli importi del piano di rateazione, possono procedere al versamente delle imposte alle loro originarie scadenze (chiarimento fornito anche dalla risoluzione 69/E del 21 giugno 2012).

Resta il fatto che per essere certi delle effettive scadenze, occorrerà attendere la conversione in legge del decreto crescita.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/06/2019
Fatturazione elettronica: ok anche se manca il REA

Nella risposta 208 del 26 giugno 2019 l'Agenzia delle Entrate ha risposto ad un interpello inerente la mancata indicazione nella fattura elettronica dell'iscrizione al REA. L'istante chiedeva quindi come poteva rimediare a questa mancanza e la risposta dell'Agenzia delle Entrate sul tema è stata abbastanza rincuorante.

Infatti, per prima cosa, la risposta ricorda che l’articolo 2250, comma 1, del codice civile prevede che «Negli atti e nella corrispondenza delle società soggette all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese devono essere indicati […] l'ufficio del registro delle imprese presso il quale questa è iscritta e il numero d'iscrizione […]». L’omessa indicazione comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 a 1.032 euro individuata nel successivo articolo 2630 c.c.

Come chiarito dall'Agenzia delle Entrate però la previsione dell’articolo 2250 c.c. è tale per cui negli “atti” non possono che ricomprendersi tutti i documenti prodotti dalle società soggette all’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese, ivi comprese le fatture.
Sulla scorta dell’obbligo civilistico, le istruzioni contenute nell’“ALLEGATO A - SPECIFICHE TECNICHE” al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate
prot. n. 89757 del 30 aprile 2018 prevedono che:

  • IscrizioneREA (gli elementi indicati di seguito devono essere obbligatoriamente valorizzati nei soli casi di società soggette al vincolo dell’iscrizione nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 2250 del codice civile)
  • Ufficio: sigla della provincia ove ha sede l'Ufficio del Registro delle Imprese presso il quale è registrata la società.
  • NumeroREA: numero di repertorio con il quale la società è iscritta nel Registro delle Imprese».

Sul punto, in sede di incontri con le associazioni di categoria, l’Agenzia delle entrate ha precisato che «Valgono le regole e le disposizioni già in vigore, non è un elemento introdotto con la FE. Il numero REA non è un dato previsto dall’art. 21»  Non trattandosi di un elemento richiesto dall’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA) – ovvero da altra norma che riguarda imposte, tributi o aspetti fiscali – l’assenza del dato indicato non ha riflessi in termini di documentazione delle operazioni e non obbliga all’emissione di alcuna nota di variazione.
Tale strumento è comunque utilizzabile laddove, nei tempi ed al ricorrere delle ipotesi individuate nell’articolo citato, si debba/voglia operare una variazione
dell’imponibile o dell’imposta e, unitamente, far emergere il “numero REA”. 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/06/2019
Invio telematico corrispettivi: come calcolare il volume d'affari

Tra pochissimi giorni, il 1°luglio 2019, sarà obbligatoria la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi da parte di tutti gli operatori con volume d'affare maggiore di 400.000 euro. Ma come devono calcolare questo valore i contribuenti che effettuano cessioni a titolari di partita IVA e cessioni a consumatori finali documentate con scontrini fiscali? 

L'occasione di un chiarimento si è presentata con la risposta all'interpello 209 del 26 giugno 2019, che riguardava proprio il caso prospettato. 

Nel rispondere l'Agenzia delle Entrate ha per prima cosa ricordato che la decorrenza dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi è subordinata al volume d’affari realizzato nel periodo d’imposta precedente ed è questo che determina la scadenza per tutti (dal 1° gennaio 2020) o prima per chi ha un determinato volume d'affari (dal 1° luglio 2019 per chi ha un volume inferiore a 400.000 euro).
In assenza di specifiche indicazioni normative per “volume d’affari non può che intendersi quello di cui all’articolo 20 del decreto IVA, a mente del quale: «Per volume d'affari del contribuente s'intende l'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento a un anno solare a norma degli artt. 23 e 24, tenendo conto delle variazioni di cui all'art. 26. […]».
Ne deriva che tale volume è quello complessivo del soggetto passivo d’imposta e non quello relativo a una o più tra le varie attività svolte dallo stesso (come potrebbe avvenire, in ipotesi, per coloro che svolgono sia attività ex articolo 22 del decreto IVA, sia altre attività soggette a fatturazione)”.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/06/2019
Deleghe fattura elettronica e trasmissione corrispettivi: attenzione

Chiarimenti sulle deleghe che gli intermediari devono richiedere per l’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica e di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi sono stati forniti ieri dall'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 62 del 26 giugno 2019.

Com'è noto ormai, sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate è stata introdotta una specifica funzionalità per consentire all’operatore IVA - o ad un intermediario appositamente delegato - ovvero al consumatore finale di aderire espressamente al servizio di “consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici”

In seguito alle modifiche intervenute con il provvedimento del 21 dicembre 2018, le deleghe conferite agli intermediari in un momento antecedente alla predetta data non consentono agli stessi di effettuare l’adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici per conto dei propri clienti; per poter effettuare le suddette operazioni è necessario, pertanto, che gli intermediari delegati al servizio di consultazione prima del 21 dicembre 2018 acquisiscano nuovamente la delega al servizio di consultazione. Con successivi provvedimenti è stato disposto che la funzionalità per aderire al servizio sia resa disponibile a decorrere dal 1° luglio 2019 e che sia possibile effettuare l’adesione fino al 31 ottobre 2019.

Con la Risoluzione di ieri l'Agenzia delle Entrate ha sottolineato l’opportunità di presentare le deleghe attraverso i servizi resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, con modalità “massiva” o “puntuale”. Solo nei casi in cui non sia possibile fornire elementi di riscontro (ad esempio perché nell’anno precedente non è stata presentata la dichiarazione IVA), resta ferma la possibilità, per i soggetti che possono autenticare la sottoscrizione della delega di trasmettere tramite posta elettronica certificata, per ciascun soggetto delegato, un file firmato digitalmente contenente:

  • le copie delle deleghe cartacee debitamente compilate e sottoscritte e dei documenti di identità dei deleganti;
  • un prospetto contenente gli elementi essenziali delle deleghe conferite, predisposto secondo lo schema allegato al provvedimento del 5 novembre 2018;
  • una dichiarazione sostitutiva con cui l’intermediario attesta di aver ricevuto specifica procura alla presentazione dei moduli, la rispondenza di quanto riportato nel file con quanto indicato nei moduli stessi e l’impegno a conservare gli originali dei moduli per 10 anni dalla data della loro sottoscrizione, al fine di consentire gli opportuni controlli da parte dell’Agenzia.

In questo caso il file firmato digitalmente va inviato all’indirizzo di posta elettronica certificata della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale dell’intermediario.

Si sottolinea che l’invio della nuova delega produce un automatico aggiornamento dei soli servizi per i quali si comunica la delega stessa, senza la necessità di procedere con preventive revoche: ad esempio, se era stato già presentato un modulo di delega relativo a tutti i cinque servizi di fatturazione elettronica e, successivamente, si trasmette un nuovo modulo con l’indicazione della sola delega al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici”, il sistema aggiornerà solo quest’ultima e manterrà inalterate le deleghe sugli altri servizi. 

La risoluzione termina ricordando che tra i servizi fruibili attraverso il portale Fatture e Corrispettivi rientrano anche quelli relativi alla gestione del processo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, anch’essi delegabili agli intermediari. In particolare conferendo la delega al servizio di “accreditamento e censimento dispositivi”, l’intermediario viene abilitato ad accedere anche all’area “Corrispettivi” del portale Fatture e Corrispettivi relativa al singolo cliente, all’interno della quale è possibile usare le funzionalità per accreditarsi e gestire i propri dispositivi (registratori telematici ovvero distributori automatici). 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/06/2019

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