Archivio per Categorie
« Ultime Notizie »
Archivio per Anno
Commercialisti: non serve il green pass per il seggio di rinnovo consiglio

Con Informativa n 92 del 21 settembre il CNDCEC risponde a quesiti posti dal alcuni Ordini territoriali circa l'uso del green pass nei seggi elettorali costituiti per il rinnovo dei propri organi di categoria.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha risposto specificando quanto segue:

  • tra le attività e i servizi elencati nel Decreto Legge in cui viene stabilito l’obbligo di possesso e di esibizione del green pass, non rientra l’accesso a sedi e/o uffici di enti pubblici, di cui fanno parte anche i dipendenti degli Ordini professionali.
  • il nuovo Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 settembre 2021 ha apportato modifiche al Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52, estende l’obbligo della certificazione verde ai dipendenti pubblici e privati.

Da quanto si legge nella bozza di decreto il nuovo art. 9 quinquies del DL 52/2021 dovrebbe prevedere che dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, al personale delle amministrazioni pubbliche (tra cui rientrano i dipendenti degli Ordini professionali), ai fini dell’accesso nei luoghi in cui il predetto personale svolge l’attività lavorativa, sia fatto obbligo di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19. 

Analogo obbligo per effetto del comma 2 e del comma 11 dello stesso articolo dovrebbe essere posto in capo “a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni di cui al comma 1, anche sulla base di contratti esterni” e “ai soggetti i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice”. 

Ne consegue che nessuna norma prevede per l’accesso al seggio costituito presso la sede dell’Ordine il possesso del Green pass. 

Nel caso in cui il seggio elettorale sia costituito nei luoghi indicati nei citati artt. 9 bis e 9 ter.1 del DL 52/202 si invitano gli Ordini a verificare presso le strutture individuate per l’istituzione del seggio elettorale se per l’accesso alle stesse sia richiesto il possesso del green pass. 

Qualora la struttura individuata richiedesse il possesso della certificazione verde, si invitano gli Ordini a darne tempestiva comunicazione agli Iscritti affinché gli stessi si muniscano per l’esercizio del diritto di voto di una delle certificazioni indicate all’art. 9, comma 2 del DL 52/20211.

Si ricorda agli Ordini che hanno optato per il voto in presenza che sino al 23 settembre 2021 possono mutare la scelta optando per il voto da remoto, nel rispetto di quanto indicato nelle informative 79/2021 e 85/2021.

Leggi anche  Commercialisti: il 12 gennaio 2022 le elezioni del nuovo Consiglio Nazionale

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-09-23
Agenzia delle entrate Riscossione: al via nuovo servizio di videochiamata

Con un comunicato stampa di oggi 23 settembre 2021 Agenzia delle entrate Riscossione ha comunicato che è attivo un nuovo servizio. In particolare sarà possibile dialogare in videochiamata con un operatore direttamente dal pc, smartphone e tablet e senza necessità di spostamenti per raggiungere le varie sedi.

Grazie a questo servizio è possibile usufruire di tutti i servizi disponibili allo sportello fisico e ricevere lo stesso tipo di assistenza avendo a disposizione anche una chat diretta con l'operatore per scrivere, allegare e ricevere eventuale documentazione.

I primi appuntamenti “in videochiamata”, si svolgeranno tramite un collegamento diretto con un operatore dell’Agenzia e partiranno il 27 settembre, ma già da oggi, 23 settembre, è possibile prenotare dall’area riservata del portale

Per fissare un appuntamento con lo Sportello on-line, basta accedere all’area riservata, utilizzando esclusivamente le credenziali SPID e CIE. Una volta effettuato l’accesso, è necessario entrare nella sezione «Appuntamenti e contatti» e prenotare, scegliendo il giorno e l'ora fino ai successivi quattro giorni lavorativi.

A seguito della prenotazione si riceverà 

  • una e-mail di conferma con le informazioni utili e le istruzioni per avviare la videochiamata. 
  • una e-mail di promemoria il giorno dell’appuntamento.

Per iniziare la videochiamata, è necessario accedere all’area riservata del portale, entrare nella sezione «Consulta la tua agenda appuntamenti», e avviare il collegamento. È consentito un ritardo massimo di 10 minuti rispetto all’orario fissato, decorsi i quali l’appuntamento non sarà più disponibile. È possibile collegarsi da pc, smartphone o tablet dotati di una connessione che supporti correttamente la trasmissione di dati.

Leggi anche Sospendere una cartella: ecco i servizi on line per contribuenti di Agenzia Riscossione

Fonte:
Notizia del: 2021-09-23
Superbonus, immobili abusivi e stato legittimo: possibilità e rischi

Per tutte le tipologie di incentivi fiscali su interventi edilizi, vale il principio stabilito dal comma 1 dell’articolo 49 del DPR/2001, in ragione del quale per poter usufruire del beneficio è necessario che l’immobile interessato sia privo di abusi edilizi: deve essere certificabile il suo stato legittimo.

Gli incentivi fiscali usufruiti in assenza dello stato legittimo dell’immobile sono oggetto di revoca.

Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione del cosiddetto Superbonus 110% era costituito proprio dalla difficoltà di attestare lo stato legittimo, in talune situazioni: si pensi ad un condominio di notevoli dimensioni, non è difficile che almeno uno dei condomini abbia effettuato un intervento, anche piccolo e anche sanabile, ma non sanato.

Intervenendo con l’articolo 33 del DL 77/2021, il legislatore, con evidente intento propulsivo, ha deciso di intervenire sulla disciplina che regola il Superbonus, disponendo, per questo incentivo fiscale, delle norme che derogano le regole ordinarie.

Nello specifico, si stabilisce che gli interventi per cui è possibile beneficiare del Superbonus costituiscono manutenzione straordinaria e sono realizzabili mediante Comunicazione di inizio lavori asseverata (abbreviata in CILA).

Il punto centrale è che la CILA non richiede l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile oggetto di intervento, ma poiché ciò non costituisce condono, gli immobili totalmente abusivi (edificati dopo il 01 settembre 1967) sono esclusi dal beneficio, in quanto sulla Comunicazione sarà necessario attestare, in alternativa:

  • gli estremi del titolo abitativo che ha previsto la costruzione dell’immobile;
  • che la costruzione è stata completata in data antecedente al 01 settembre 1967.

Le modifiche normative, quindi, aprono le porte del beneficio fiscale a tutti quegli immobili nati conformi, o costruiti prima del 1967, che poi hanno subito delle modifiche che ne hanno compromesso lo stato legittimo, in quanto la normativa limita le possibilità di decadenza del benefico fiscale a poche e circoscritte situazioni:

  • mancata presentazione della CILA;
  • realizzo di interventi difformi rispetto a quelli descritti nella CILA;
  • assenza di indicazione sulla CILA del titolo abitativo o della dichiarazione che l’immobile è stato costruito prima del 01 settembre 1967;
  • non attinenza al vero delle attestazioni che i tecnici abilitati devono fornire in relazione ai requisiti degli interventi e sulla congruità dei loro costi.

Da un quadro così delineato si comprende come la possibilità di accesso al beneficio fiscale sia di fatto ampliata per quegli immobili che hanno perso lo stato legittimo; ma, anche se alla fine della fruizione del beneficio non vi sono più vincoli urbanistici, permane l’obbligo, in capo al proprietario, di sanare l’abuso: fatto chiarito dalla legge, e confermato dalla prassi, che lascia inalterato il potere di accertamento delle amministrazioni (i Comuni, le Regioni, le Sovraintendenze, gli enti Parco, eccetera).

Tale potere di controllo aveva fatto temere che la CILA potesse trasformarsi in una autodenuncia da parte del contribuente, in base al possibile confronto tra le planimetrie in possesso degli uffici comunali e quelle da allegare alla Comunicazione.

La modulistica predisposta specificatamente per il beneficio fiscale, la cosiddetta CILA Superbonus, sembra superare questo problema, in quanto non è richiesta la rappresentazione grafica dei luoghi nè degli interventi, ma solo una descrizione dei lavori da realizzare; motivo per cui, per accertare l’abuso, l’ufficio comunale dovrà effettuare un sopralluogo, come se la CILA Superbonus non fosse stata presentata.

Un quadro così delineato, in una certa misura mette al riparo il contribuente (con un immobile che ha perso lo stato legittimo) dal rischio di decadenza dal beneficio fiscale e da un accertamento automatico dal parte degli enti locali, ma non bisogna sottovalutare la possibilità che interventi importanti come quelli previsti dal Superbonus possano condurre a un sopralluogo da parte delle amministrazioni interessate: in questo caso verrebbero inevitabilmente rilevate e contestate le eventuali difformità, che esporrebbero il proprietario al rischio di dover rimuovere le parti non conformi, o di dover sostenere gli oneri per la regolarizzazione degli abusi sanabili.

Fonte:
Notizia del: 2021-09-23
Call off stock UE

L’accordo di call-off stock ricorre quando il venditore soggetto passivo trasferisce uno stock di beni presso un deposito situato in un altro Stato membro, a disposizione di un acquirente conosciuto, e tale acquirente diventa il proprietario dei beni all’atto della loro estrazione dal deposito. L’accordo prevede una condizione sospensiva, e cioè rinvia il trasferimento della proprietà al momento del prelievo o allo scadere del termine concordato tra le parti per la restituzione.

In ambito comunitario le regole per gestire in modo unitario l’accordo di call off stock sono contenute in una direttiva e in due regolamenti. Mentre i regolamenti sono immediatamente esecutivi e applicabili in tutti gli Stati membri, la direttiva deve essere recepita in una norma nazionale.

I regolamenti di esecuzione UE sono entrambi del 4 dicembre 2018 ed hanno individuato i dati da indicare negli appositi registri tenuti, in caso di call off stock, dal cedente e dal cessionario (Reg. 2018/1912) e lo scambio di informazioni ai fini del monitoraggio della corretta applicazione del regime (Reg. 2018/1909).

Lo schema di decreto legislativo (atto del governo n. 283 in approvazione entro l’8 novembre 2021), adottato per recepire la direttiva 2018/1910/UE, in attuazione della delega contenuta nella legge 22 aprile 2021, n. 53 (legge di delegazione europea 2019-2020; articolo 1, comma l e allegato A, n. 4) introduce i nuovi articoli 38-ter e 41-bis del Decreto Legge 30 agosto 1993 n. 331.

Le operazioni in regime di call off stock, nel rispetto di determinate condizioni, danno luogo a una cessione intracomunitaria nello Stato membro di partenza da parte del cedente e a un corrispondente acquisto intracomunitario nello Stato membro di arrivo da parte dell'acquirente nel momento in cui si realizza la cessione dei beni.

Il nuovo articolo 38-ter D.L. 331/1993 stabilisce che l’acquisto intracomunitario si perfeziona con l’acquisto della proprietà al momento del prelievo dei beni (e comunque entro 12 mesi) se ricorrono tre condizioni congiuntamente:

  • i beni sono spediti o trasportati nel territorio dello Stato dal soggetto passivo, o da un terzo che agisce per suo conto, per essere ivi ceduti, in una fase successiva e dopo il loro arrivo, a un altro soggetto passivo che ha il diritto di acquistarli in conformità a un accordo preesistente tra i due soggetti passivi;
  • il soggetto passivo che spedisce o trasporta i beni non ha stabilito la sede della propria attività economica né dispone di una stabile organizzazione nello Stato;
  • il soggetto passivo destinatario della cessione è identificato ai fini IVA nello Stato e la sua identità e il numero di identificazione attribuito dallo Stato sono noti al soggetto passivo nel momento in cui ha inizio la spedizione o il trasporto.

Sono inoltre individuate le circostanze che, verificandosi entro il periodo di dodici mesi dall'arrivo dei beni in Italia, impediscono il realizzarsi della semplificazione del call off stock e comportano, di conseguenza, l'effettuazione di un acquisto intracomunitario presunto in Italia da parte del cedente, come ad esempio prima della cessione se, entro dodici mesi dall'arrivo dei beni nel territorio dello Stato, i beni sono ceduti a un soggetto diverso dal destinatario della cessione o dal soggetto che lo ha sostituito.

Il nuovo articolo 41-bis ha una formulazione simmetrica rispetto al nuovo articolo 38-ter e disciplina le condizioni in base alle quali il cedente che trasferisce i beni della sua impresa dallo Stato ad un altro Stato membro per venderli in tale Stato, successivamente al loro arrivo, ad un soggetto passivo già individuato nel contratto, effettua una cessione intracomunitaria.

Lo schema entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Fonte: Senato della Repubblica
Notizia del: 2021-09-23
IRES: la deduzione degli ammortamenti sospesi è facoltativa

Con Risposta a interpello n 607 del 17 settembre 2021 le Entrate forniscono un chiarimento in merito alla deduzione degli ammortamenti sospesi.

In particolare in risposta ad un soggetto IRES che chiede chiarimenti in ordine all'applicazione dell'articolo 60, commi da 7-bis a 7-quinquies, del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito in legge 13 ottobre 2020 n.126 le Entrate ritengono che:

  • seppur l'istante sospenda gli ammortamenti in bilancio, 
  • possa valutare se operare la deduzione dei relativi ammortamenti, (in base al combinato disposto dei commi da 7-bis a 7- quinquies dell'articolo 60 del decreto legge n. 104 del 2020, dell'articolo 102 del Tuir e dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 446/1997)

In particolare, l'istante ha intenzione, nella redazione del bilancio al 31 dicembre 2020, di avvalersi della facoltà prevista dall'articolo 60, comma 7-bis, sospendendo il 100 per cento degli ammortamenti relativi ai beni materiali iscritti a tale data e, quindi, prolungando di un anno l'originario piano di ammortamento dei cespiti medesimi.

La società chiede se:

  • a fronte della sospensione degli ammortamenti nel bilancio al 31 dicembre 2020 sia obbligatorio procedere alla loro deduzione fiscale in sede di dichiarazione 
  • oppure se sia possibile rinunciare alla deduzione degli ammortamenti non imputati a bilancio dagli imponibili IRES ed IRAP 2020 e, quindi, proseguire negli anni 2021 e seguenti con l'imputazione - e relativa deduzione fiscale - delle quote di ammortamento secondo il piano originario, ma prolungando di un anno in forza della sospensione operata ai sensi del citato articolo 60, comma 7-bis decreto legge n. 104 del 2020.

Deduzione ammortamenti sospesi 

Le Entrate riepilogano che l'articolo 60, commi da 7-bis a 7-quinquies, del decreto legge n. 104 del 2020 prevede, per i soggetti che adottano i principi contabili nazionali, la possibilità di sospendere le quote di ammortamento annuali del costo delle immobilizzazioni materiali ed immateriali per il bilancio 2020. 

In particolare

«soggetti che non adottano i princìpi contabili internazionali, nell'esercizio in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, possono, anche in deroga all'articolo 2426, primo comma, numero 2), del codice civile, non effettuare fino al 100 per cento dell'ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali, mantenendo il loro valore di iscrizione, così come risultante dall'ultimo bilancio annuale regolarmente approvato. La quota di ammortamento non effettuata ai sensi del presente comma è imputata al conto economico relativo all'esercizio successivo e con lo stesso criterio sono differite le quote successive, prolungando quindi per tale quota il piano di ammortamento originario di un anno (....)». 

Il successivo comma 7-ter, inoltre, prevede che i soggetti che si avvalgono della facoltà suddetta destinano a una riserva indisponibile utili di ammontare corrispondente alla quota di ammortamento non effettuata.

Il comma 7-quater, ulteriormente, precisa che la nota integrativa dà conto delle ragioni della deroga, nonché dell'iscrizione e dell'importo della corrispondente riserva indisponibile, indicandone l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell'esercizio.

Deduzione ammortamenti sospesi ai fini IRES e IRAP

Ai fini IRES ed IRAP, il comma 7-quinquies , prevede che per i soggetti interessati la deduzione della quota di ammortamento è ammessa alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti dagli articoli 102, 102-bis e 103 del testo unico delle imposte sui redditi,  a prescindere dall'imputazione al conto economico. 

Ai fini IRAP la deduzione della quota di ammortamento di cui al comma 7-ter è ammessa alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti dai citati articoli, a prescindere dall'imputazione al conto economico.

Sul piano civilistico, dunque, il legislatore ha introdotto una deroga all'ordinario processo di ammortamento, finalizzata a ridurre l'impatto di tali costi sul risultato di periodo tendenzialmente depresso dagli effetti economici della pandemia da COVID19. 

Si ricorda che l'articolo 109, comma 4 del TUIR dispone che «Le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui non risultano imputati al conto economico relativo all'esercizio di competenza [...]. 

Sono tuttavia deducibili: 

a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente, se la deduzione è stata rinviata in conformità alle precedenti norme della presente sezione che dispongono o consentono il rinvio; 

b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico, sono deducibili per disposizione di legge». 

Le previsioni contenute nel comma 7-quinquies consentono al contribuente di far concorrere alla formazione del reddito di periodo (e del valore della produzione netta) le quote di ammortamento sospese, a prescindere dall'imputazione al conto economico, alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti dagli articoli 102, 102-bis e 103 del Tuir e degli articoli 5, 5-bis, 6 e 7 del decreto legislativo n. 446 del 1997. 

L'Agenzia delle Entrate ricorda anche che nel corso di Telefisco 2021, aveva chiarito che «la norma raccorda, da un punto di vista fiscale, la facoltà riconosciuta in sede contabile prevedendo, in particolare, che la mancata imputazione a conto economico nel 2020 della quota di ammortamento non influisce sulla deducibilità fiscale della stessa, la quale resta confermata a prescindere dall'imputazione a conto economico»

Proprio avendo riguardo al carattere eccezionale e alla funzione agevolativa delle disposizioni considerate nel loro complesso, si deve intendere «la deduzione della quota di ammortamento di cui al comma 7-ter è ammessa» nel senso di consentire ai contribuenti la facoltà di dedurre le quote di ammortamento anche in assenza dell'imputazione a conto economico. 

Pertanto, nel caso di specie, si ritiene che l'istante, seppur sospenda gli ammortamenti in bilancio, possa valutare se operare la deduzione dei relativi ammortamenti, (combinato disposto dei commi da 7-bis a 7- quinquies dell'articolo 60 del decreto legge n. 104 del 2020, dell'articolo 102 del Tuir e dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 446 del 1997).

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-09-23
IMU 2021: le aliquote massime per i fabbricati rurali strumentali e fabbricati merce

In data 20 settembre il MEF ha pubblicato i rilievi fatti nei confronti delle delibere comunali volte a modificare, nei limiti dei poteri conferiti e rispetto alla norma nazionale, gli ambiti applicativi dell'IMU 2021.

In particolare, in riferimento:

  • ai fabbricati rurali strumentali 
  • e i fabbricati merce

un comune deliberava che l’aliquota ordinaria, applicabile a tutti gli immobili diversi dalla abitazione principale, è fissata nella misura dello 0,96 per cento (in assenza della previsione di una specifica aliquota per i fabbricati rurali strumentali e per i fabbricati-merce).

Il MEF specifica che la suddetta aliquota stabilita per gli immobili diversi dalla abitazione principale non può trovare applicazione:

  • né per i fabbricati rurali strumentali all’attività agricola, 
  • né per i fabbricati costruiti dall’impresa costruttrice e destinati alla vendita fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati (c.d. fabbricati merce), 

in quanto essa è superiore al limite massimo stabilito per ciascuna di tali tipologie di immobili dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160. 

Inoltre precisa che:

  • i fabbricati rurali ad uso strumentale e i fabbricati merce erano stati esentati dall’imposta municipale propria (IMU) a decorrere dall’anno 2014 (in virtù, rispettivamente, dell’art. 1, comma 708, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e dell’art. 13, comma 9-bis, del D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ) e sono invece nuovamente assoggettati all’imposta a partire dall’anno 2020. 

Per quanto concerne i fabbricati rurali ad uso strumentale,  ad essi si applichi l’aliquota dell’IMU dello 0,1 per cento, che può essere diminuita sino all’azzeramento ma non aumentata (art. 9, comma 3-bis, del D. L. 30 dicembre 1993, n. 557, convertito dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, l’art.1, comma 750, della citata legge n. 160 del 2019)

In merito ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, i quali peraltro cesseranno di essere imponibili ai fini dell’IMU a decorrere dal 1° gennaio 2022, l’aliquota di base dell’IMU dello 0,1 per cento può essere diminuita sino all’azzeramento e aumentata fino allo 0,25 per cento (comma 751 dello stesso art. 1 della legge n. 160 del 2019)

Si invita, pertanto, l'Ente a specificare con un’apposita deliberazione consiliare, da adottare entro il termine per l’approvazione del bilancio di previsione, le aliquote applicabili alle fattispecie sopra menzionate.

Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze
Notizia del: 2021-09-23

«« Torna Indietro