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Violazioni formali commesse entro il 31.10.22: come sanarle

Con Provvedimento n 27696 del 30 gennaio le Entrate pubblicano le regole su come sanare le irregolarità formali di cui ai commi da 166 a 173 dell’articolo 1 della legge 29 dicembre 2022, n. 197 legge di bilancio 2023.

In particolare, possono essere regolarizzate, per ciascun periodo d’imposta, le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale.

Il provvedimento specifica che la regolarizzazione si perfeziona mediante la rimozione delle irregolarità od omissioni e il versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d’imposta, indicati nel modello F24, cui si riferiscono le violazioni formali. Qualora le violazioni formali non si riferiscono ad un periodo d’imposta, occorre fare riferimento all’anno solare in cui sono state commesse. 

Attenzione al fatto che il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo:

  • la prima entro il 31 marzo 2023 
  • la seconda entro il 31 marzo 2024. 

É consentito anche il versamento in un'unica soluzione entro il 31 marzo 2023.

Il provvedimento specifica che le violazioni formali che possono formare oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui sono competenti gli uffici dell’Agenzia delle entrate ad irrogare le relative sanzioni amministrative, commesse fino al 31 ottobre 2022 da:

  • contribuente, 
  • sostituto d’imposta, 
  • intermediario 
  • altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, 

che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e imposte sostitutive, nonché sulla determinazione delle ritenute alla fonte e dei crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi. 

Più in generale, nella regolarizzazione rientrano comunque le violazioni formali a cui si applicano, anche mediante rinvio normativo, le sanzioni per i tributi di cui al periodo precedente. 

Attenzione al fatto che, viene specificato che la definizione agevolata di cui si tratta non è applicabile:

a) alle violazioni formali di norme tributarie concernenti ambiti impositivi diversi da quelli di cui al punto 1.2.; 

b) alle violazioni formali oggetto di rapporto esaurito, intendendosi per tale il procedimento concluso in modo definitivo alla data di entrata in vigore della legge di bilancio 2023, vale a dire al 1° gennaio 2023; 

c) alle violazioni formali oggetto di rapporto pendente al 1° gennaio 2023 ma in riferimento al quale sia intervenuta pronuncia giurisdizionale definitiva oppure altre forme di definizione agevolata antecedentemente al versamento della prima rata della somma dovuta per la regolarizzazione; 

d) agli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell'ambito della procedura di collaborazione volontaria di cui all'articolo 5-quater del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 2 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, compresi gli atti emessi a seguito del mancato perfezionamento della medesima procedura. 

Inoltre la regolarizzazione non può, inoltre, essere esperita dai contribuenti, per l'emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato.

L’esclusione rileva con riferimento:

  • alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 167 del 1990, 
  • alle violazioni inerenti all’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero (articolo 19, commi da 18 a 22, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e all’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (articolo 19, commi da 13 a 17, del decreto-legge n. 201 del 2011)
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2023-01-31
Crediti energia e gas mese dicembre 2022: codici tributo per i cessionari

Con Risoluzione n 2 del 30 gennaio le Entrate istituiscono i codici tributo per l'utilizzo in compensazione con F24 da parte dei cessionari dei crediti d’imposta a favore delle imprese in relazione ai maggiori oneri sostenuti per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale nel mese di dicembre 2022

Ricordiamo che l’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176, ha introdotto delle misure agevolative, riconosciute nella forma del credito d’imposta, al fine di compensare parzialmente, alle condizioni ivi indicate, il maggior onere sostenuto dalle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale nel mese di dicembre 2022. 

La disciplina di riferimento dei crediti d’imposta in parola prevede che gli stessi siano utilizzati in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, oppure ceduti solo per intero a soggetti terzi. 

Per consentire ai cessionari di utilizzare i crediti in compensazione tramite modello F24, sono istituiti i seguenti codici tributo: 

  • “7742” denominato “CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese energivore (dicembre 2022) – art. 1 del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176”;
  •  “7743” denominato “CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese a forte consumo gas naturale (dicembre 2022) – art. 1 del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176”;
  •  “7744” denominato “CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese non energivore (dicembre 2022) – art. 1 del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176”;
  •  “7745” denominato “CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese diverse da quelle a forte consumo gas naturale (dicembre 2022) – art. 1 del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176”; 

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito compensato, nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno a cui si riferisce il credito, nel formato “AAAA”.

Leggi anche: Crediti d'imposta energia e gas: codici tributo per i beneficiari e termini di utilizzo

Ricordiamo che con la Risoluzione n 72/2022 sono stati istituiti i codici tributo per l'uso in F24 dei suddetti crediti da parte dei diretti beneficiari.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2023-01-31
Dichiarazione IMU obbligatoria per l'esenzione, vediamo per quali immobili

Nella recente edizione di Telefisco 2023, il MEF ha fornito un importante chiarimento relativo alla comunicazione IMU di alcune categorie di immobili ai fini della esenzione dalla imposta.

In particolare, il ministero si adegua ad una recente pronuncia della Cassazione confermando che la dichiarazione IMU è obbligatoria per avere diritto all’esenzione. 

Sinteticamente, viene affermato che l’onere della comunicazione è un principio generale del diritto tributario.

Più nel dettaglio, viene chiarito che il beneficio dell’esenzione dall’IMU per 

  • i fabbricati “merce”, 
  • gli alloggi sociali,
  • le case dei militari,

è subordinato alla presentazione della specifica dichiarazione, pur in assenza di un’espressa previsione «a pena di decadenza». 

La questione è sorta con il Dl 102/2013, che ha introdotto cinque fattispecie di esonero dall’IMU soggette all’obbligo dichiarativo, previsto a pena di decadenza dal beneficio:

  • i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita (fabbricati «merce»);
  • le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
  • gli alloggi sociali come definiti dal decreto del ministro delle Infrastrutture 22 aprile 2008;
  • gli immobili del personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare;
  • gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali destinati ad attività di ricerca scientifica.

Si sottolinea che la Cassazione, in merito all’obbligo dichiarativo relativamente ai casi dei fabbricati “merce”, più volte ha confermato che l’esonero dall’IMU presuppone la presentazione della dichiarazione a pena di decadenza dal beneficio.

In particolare, con la pronuncia n.25774/2022 la Cassazione ha evidenziato che non è sufficiente l’indicazione nel bilancio della destinazione degli immobili alla vendita, rimarcando la necessità della dichiarazione.

Con le decisioni n.5190 e n.5191 del 2022 la Cassazione ha avuto modo di evidenziare che la legge 160/2019 (disciplina della nuova IMU) non ha abrogato il Dl 102/2013, riaprendo la questione sui casi soggetti all’obbligo dichiarativo a pena di decadenza.

Considerando che la disciplina sulla nuova IMU prevede tre fattispecie, ossia fabbricati merce, alloggi sociali e immobili forze armate e militari, soggette all’obbligo dichiarativo, si dovrebbe attribuire alla dichiarazione un’efficacia costitutiva dell’agevolazione. 

Durante Telefisco 2023 il dipartimento delle Finanze prende atto dei recenti sviluppi giurisprudenziali e in particolare della decisione n.37385/2022 della Cassazione, nella quale si legge che "il principio della decadenza da un beneficio fiscale in assenza del compimento di un onere di comunicazione espressamente previsto dalla legge è del resto un principio generale del diritto tributario (v. Cass. n. 21465 del 2020; Cass. n. 5190 del 2022)".

Pertanto l’assolvimento dell’obbligo dichiarativo è necessario per ottenere il relativo beneficio fiscale.

Concludendo quindi, in questa nuova ottica che dev’essere letta la disposizione contenuta nella legge 160/2019, che ai fini dell’applicazione dell’esonero per i casi suddetti impone, in ogni caso, la presentazione della dichiarazione.

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 2023-01-31
Rottamazione cartelle professionisti: decisione alle Casse

La rottamazione  agevolata delle cartelle e il saldo e stralcio   per debiti contributivi non  riguarda tutti i professionisti . 

La decisione sull'adesione alle sanatorie previste dalla legge di bilancio 2023  spetta infatti a ciascuna cassa previdenzialeche è autonoma dal punto di vista finanziario.  Il termine per definire questa possibilità scade domani 31 gennaio e per alcune come INARCASSA la procedura "è ancora in fase di definizione".

Le diverse posizioni sono giustificate dal fatto che molti enti previdenziali hanno in corso da tempo  procedure interne di definizione agevolata dei debiti contributivi dei propri iscritti e probabilmente non intendono creare  trattamenti non paritari tra situazioni simili.

Ricordiamo che la cosiddetta tregua fiscale  prevista dalla recente legge 197 2022 per il bilancio dello stato 2023  propone due tipi di sanatoria 

  1. lo “Stralcio” dei debiti di importo residuo fino a 1000 euro,ovvero   l'annullamento automatico dei debiti  esistenti prima dell'entrata in vigore della norma (01.01.2023) affidati agli agenti per la riscossione dal 01.01.2000 al 31.12.2015 dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali; 
  2. e la “Definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022”. che consiste nella  possibilità di pagare in forma agevolata i debiti affidati in riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, anche se ricompresi in precedenti “Rottamazioni” , versando solo il debito residuo senza sanzioni, glnteressi di mora e l’aggio, (le multe stradali  possono  essere estinte senza il pagamento degli interessi,  dell’aggio). In questo caso va inviata la richiesta entro il 30 aprile 2023

Vediamo l'elenco delle cassa previdenziali aderenti e non, allo stralcio e definizione agevolata 2023.

Pace fiscale: le Casse  aderenti  

Le casse che consentono la pace fiscale 2023 ad oggi sono:

  • Cassa forense solo per la definizione agevolata delle cartelle datate 2000-2021
  • Cassa dei biologi ENPAB, anche in questo caso solo per la definizione agevolata, non per  lo stralcio dei microdebiti
  • Cassa ragionieri, ma solo per i crediti dal 2014.

Pace fiscale: Casse NON aderenti 

  • Cassa commercialisti CNPADC
  • Cassa geometri
  • Cassa notariato 

Caso particolare è quello di  

  • cassa dei medici ENPAM,
  • Cassa psicologi ENPAP
  • Cassa periti industriali  EPPI

non  affidano all'Agenzia delle entrate riscossione  le cartelle dei debiti contributivi

Le casse che devono ancora decidere

L'EPAP Ente previdenziale pluricategoriale di fisici chimici attuari,

INARCASSA La cassa previdenziale di ingegneri e architetti  e

ENPACL Cassa dei consulenti del lavoro 

INPGI 2

non hanno pubblicato comunicazioni in merito.

Fonte:
Notizia del: 2023-01-31
Bonus export digitale: esteso alle PMI manifatturiere

Con un avviso del 20 gennaio 2023, INVITALIA soggetto gestore della misura Bonus export Digitale informa del fatto che, anche le piccole imprese manifatturiere possono accedere alla misura agevolativa in oggetto a seguito del Provvedimento del 14.12.2022.

Si ricorda che il bonus è una misura del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) e dell'Agenzia ICE.

Si tratta di un contributo che punta a sostenere le microimprese nella loro attività di internazionalizzazione.

La Convenzione MAECI-ICE per la promozione straordinaria del Made in Italy, prevede il sostegno ai processi di digitalizzazione delle PMI al fine di metterle in condizioni di avviare o consolidare le attività di export e di internazionalizzazione nell’ambito della strategia delineata dal Patto per l’Export.

Inizialmente potevano richiedere il contributo:

  • le microimprese manifatturiere (codice ATECO C) con sede in Italia, 
  • anche costituite in forma di reti o consorzi 
  • ora si aggiunge la categoria delle PMI manifatturiere e in particolare
    • alle società con un numero di dipendenti inferiori a 50
    • con un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.

Attenzione al fatto che, il termine utile per la compilazione e la trasmissione delle domande di accesso al contributo (previsto per il 15.07.2022), è stato prorogato per disponibilità di fondi residui.

Bonus export digitale: che cos'è

Il Bonus per l’Export Digitale, progetto del Ministero degli Esteri e dell'Agenzia ICE a sostegno dell’internazionalizzazione, è un contributo a fondo perduto 

  • di 4.000 euro a fronte di spese ammissibili non inferiori a 5.000 euro per l’acquisto di soluzioni digitali 
  • o di 22.500 euro, nel caso di reti e consorzi, a fronte di spese ammissibili non inferiori a 25.000 euro.

La misura ha l’obiettivo di sostenere le micro e piccole imprese manifatturiere nelle attività di internazionalizzazione attraverso soluzioni digitali come:

  • realizzazione di siti e-commerce e/o app mobile
  • realizzazione di una strategia di comunicazione, informazione e promozione per amplificare la presenza online attraverso attività di digital marketing (e-commerce, campagne, presenza social) adatte al settore di competenza
  • servizi di consulenza per lo sviluppo di processi organizzativi e di capitale umano
  • iscrizione e/o abbonamento a piattaforme SaaS (Software as a Service) per la gestione della visibilità e spese di content marketing

Bonus export digitale: presenta la domanda

Al fine di richiedere l'agevolazione, una volta effettuato l’accesso con SPID, selezionata la misura Bonus per l’Export Digitale, nella sezione “Presenta la domanda”, è possibile accedere per finalizzare la richiesta.


Importante segnalare che, per presentare domanda di accesso al contributo ICE Bonus Export l’utente deve indicare il soggetto per conto del quale intende operare, inserendo il Codice Fiscale dell’impresa che intende rappresentare. Non è possibile presentare domanda come persona fisica. Clicca qui per accedere al sito

Si segnala infine che, sono disponibili i manuali guida per la compilazione e trasmissione della domanda.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2023-01-31
Acquisto immobili green: detrazione 50% di IVA per prime e seconde case

In data 30 gennaio arriva un ulteriore approfondimento relativo alla novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 sulla detrazione IVA per l'acquisto di immobili green dai costruttori.

In particolare, un contribuente domandava se la nuova agevolazione riguarda le sole abitazioni principali o anche le seconde case.

L'agenzia delle Entrate con risposta pubblicata sulla rivista on line FiscoOggi specifica che, tale agevolazione spetta anche per le seconde case non avendo il legislatore previsto nulla in merito.

Detrazione 50% di IVA per acquisto immobili green (prime e seconde case)

Ricordiamo che nella edizione di Telefisco 2023, il convegno in materia fiscale/lavoro de IlSole24ore, le Entrate avevano già fornito chiarimenti sulla novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 Pubblicata in GU n 303 del 29 dicembre la Legge n. 197  in materia di detrazione IVA sugli acquisti immobiliari.

In particolare, è stato spiegato che la novità consente

  • di detrarre dall'IRPEF lorda, 
  • il 50% dell’IVA versata nel 2023
  • per l’acquisto effettuato sempre entro il 31 dicembre 2023 
  • di immobili residenziali di classe energetica A o B 
  • cedute dalle imprese costruttrici degli immobili stessi o da organismi di investimento collettivo OICR

Viene precisato inoltre che, la detrazione:

  • è pari al 50 per cento dell'imposta dovuta sul corrispettivo di acquisto,
  • è ripartita in dieci quote costanti nell'anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d'imposta successivi.

In Telefisco 2023 gli esperti hanno sottolineato come per questa misura valga il principio di cassa (IVA pagata nel 2023) e rogito notarile sempre nel 2023.

Può essere utile ricordare che questa agevolazione è stata introdotta per la prima volta dall'articolo 1, comma 56, della legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015) per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016, e successivamente prorogata dall'articolo 9 del decreto-legge n. 244 del 2016 per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2017.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2023-01-31

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