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Modello EAS da presentare entro il 30 giugno 2020 per le variazioni 2019

Il modello EAS (Modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi) deve essere presentato da enti e associazioni senza scopo di lucro nelle seguenti ipotesi:

  • entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’ente,
  • entro il 31 marzo dell’anno successivo nel caso siano intervenute variazioni dei dati precedentemente comunicati all’Agenzia delle Entrate,
  • entro 60 giorni dalla data di perdita dei requisiti previsti dalle disposizioni tributarie per godere dei benefici fiscali.

Quindi per le variazioni intervenute nel 2019 il 31 marzo 2020 sarebbe stato il termine per la presentazione del modello, ma per il 2020 il decreto Cura Italia ha spostato l'adempimento al 30 giugno 2020. Si premette che bisogna distinguere tra due tipologie di modifiche:

  • quelle “fisiologiche” per le quali non si è tenuti alla ripresentazione del modello EAS
  • tutte le altre che devono essere comunicate all’Amministrazione finanziaria.

Non sono tenuti alla presentazione del modello

  • le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali
  • le associazioni pro-loco che optano per l’applicazione delle norme di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398,
  • gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) che non svolgono attività commerciale.

La presentazione di un “nuovo” mod. EAS non è obbligatoria nei seguenti casi:

  • si è verificata esclusivamente una variazione dei dati contenuti nei seguenti punti della sezione “Dichiarazioni del rappresentante legale”:
    • Punto 20 importi riferiti ai proventi ricevuti per attività di sponsorizzazione e pubblicità
    • Punto 21 importi dei costi per i messaggi pubblicitari per la diffusione dei propri beni / servizi
    • Punto 23 ammontare, pari alla media degli ultimi 3 esercizi, delle entrate dell’ente
    • Punto 24 numero di associati dell’ente nell’ultimo esercizio chiuso
    • Punto 30 importi delle erogazioni liberali ricevute
    • Punto 31 importi dei contributi pubblici ricevuti
    • Punto 33 numero e giorni delle manifestazioni per la raccolta pubblica di fondi
  • sono intervenute variazioni dei dati riportati nelle sezioni:
    • “Dati relativi all’ente”, ossia variazioni riferite ai dati anagrafici dell’ente non commerciale;
    • “Rappresentante legale”, ossia variazioni riferite ai dati anagrafici del rappresentante legale dell’ente; in quanto tali informazioni sono già state comunicate all’Agenzia tramite il mod. AA5/6 (se il soggetto non è titolare di partita IVA) o il mod. AA7/10 (se il soggetto è titolare di partita IVA), rispettivamente nel quadro B “Soggetto d’imposta” o nel quadro C “Rappresentante” presenti in tali modelli (come precisato dalla Risoluzione 125/2010)

Il modello va inviato telematicamente all’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite intermediario abilitato, completo di tutti i dati richiesti compresi quelli che non hanno subìto variazioni. Nel caso in cui ci sia l'intermediario abilitato, l’incaricato rilascia al contribuente 

  • un esemplare del modello trasmesso
  • una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

E' possibile utilizzare il software messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate, chiamato “Modello EAS”.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-06-06
La dichiarazione per i redditi esteri

Quando dobbiamo approcciarci alle fattispecie dei redditi transnazionali, tante volte si hanno dei dubbi nel capire se è necessario procedere a dichiararli nel modello REDDITI.

E’ necessario partire da un concetto molto importante, ovvero che l’Italia (art. 3 del TUIR) tassa i soggetti residenti su tutti i redditi ovunque prodotti (in Italia come all’estero); per i non residenti, invece, la norma impone che siano tassati soltanto per i redditi prodotti in Italia.

Quindi, questo ci fa capire che per comprendere se devo inserire i redditi prodotti all’estero nel modello dichiarativo la prima cosa che devo esaminare è la residenza fiscale del contribuente.

La residenza fiscale è stabilita dall’art. 2 del TUIR che dispone che ai fini delle imposte sui redditi, sono considerate residenti le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta, alternativamente:

  • Sono iscritte nelle anagrafi comunali della popolazione residente;
  • Hanno il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 43, comma 1 del codice civile;
  • Hanno la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 43, comma 2 del codice civile.

È molto importante sapere che i requisiti appena elencati sono tra loro alternativi, per cui, è sufficiente che se ne verifichi uno solo per considerare dal punto di vista italiano un soggetto quale residente fiscale.

D’altra parte, perché sussista la residenza fiscale, come sopra descritto, è necessario che almeno una delle tre condizioni sopra indicate sussista per la maggior parte del periodo d’imposta, vale a dire per un periodo pari ad almeno 183 o 184 giorni anche non continuativi.

In generale, i soggetti fiscalmente residenti in Italia che ritraggono redditi in uno Stato estero devono provvedere alla loro tassazione in dichiarazione dei redditi.

Quindi, se per esempio una persona fisica è andata a lavorare 3 mesi all’estero e poi è tornata in Italia, tale reddito da lavoro dipendente deve essere inserito nel suo modello REDDITI al fine di tassare tale compenso in base alle norme italiane.

Si tenga presente quindi, che un soggetto fiscalmente residente in Italia che ritrae in uno Stato estero redditi che si considerano ivi tassati in capo ai non residenti in base alla legislazione di detto Stato è, quindi, sottoposto alla tassazione concorrente di entrambi gli Stati.

L’eliminazione della doppia imposizione internazionale è affidata, essenzialmente:

  • Alla normativa interna, che in taluni casi esenta dall’imposizione italiana i redditi di fonte estera;
  • Alle convenzioni contro le doppie imposizioni, che prevedono talvolta la tassazione nel solo Stato di residenza del percipiente e altre volte, ritenute alla fonte di ammontare ridotto.

Quando il soggetto italiano abbia assolto all’estero un’imposta sullo stesso reddito che viene poi tassato in Italia, la doppia imposizione viene eliminata secondo le regole stabilite dall’art. 165 del TUIR.

Quindi, seguendo le disposizioni dell’articolo appena citato, si potranno scomputare sempre nel modello REDDITI le imposte che il contribuente ha assolto all’estero.

Continuiamo con l’esempio di prima del contribuente che va a lavorare 3 mesi all’estero: tale soggetto dovrà indicare questi redditi nel quadro RC del modello REDDITI e dovrà essere fatta la valutazione per lo scomputo delle imposte che lui ha già pagato all’estero su tali redditi in base all’art. 165 del TUIR. Nel caso possano essere scomputate le imposte pagate all’estero, dovranno essere inserite nel quadro CE del modello REDDITI.

In questo modo il contribuente assolve ai suoi obblighi fiscali in Italia sui redditi che ha percepito in un Paese estero.

Si tenga presente che non serve andare a lavorare all’estero per dover dichiarare redditi; più semplicemente avere un conto corrente all’estero che matura interesse già ci obbliga a valutare tutto quanto esposto prima e ad inserire tali redditi nel modello dichiarativo.

Fonte:
Notizia del: 2020-06-06
Contributi regolarizzazione: codici tributo e nuove istruzioni

Il recente decreto Rilancio ha istituito   la possibilità di dichiarare i rapporti di lavoro irregolari da parte dei datori di lavoro e   di  richiedere permessi di soggiorno temporanei per lavoratori extracomunitari con permesso scaduto dopo il 31 ottobre 2019  . La norma regolata dall'art. 103 , riguarda i settori dell'agricoltura, pesca, lavoro domestico e assistenza alle persone .  (cfr. per i dettagli l'articolo "Regolarizzazione rapporti di lavoro...")

Per accedere alle procedure è richiesto il pagamento di contributi forfettari  per i quali l'Agenzia delle entrate ha istituito con la risoluzione n. 27/E del 29 maggio 2020,  i codici tributo per il versamento con il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”.

Si tratta in particolare dei seguenti codici:

  1. “Redt”, denominato “Datori di lavoro - contributo forfettario 500 euro - art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020”, per le richieste di assunzione o la denuncia di rapporti di lavoro irregolari già  in corso da parte dei datori di lavoro ,
  2. “Rect”, denominato “Cittadini stranieri – contributo forfettario 130 euro - art. 103, comma 2, D.L. n. 34/2020” per le richieste di  permesso di soggiorno s temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di 6 mesi dalla presentazione della richiesta da parte dei cittadini stranieri.

Riguardo alle istruzioni per la compilazione del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, la risoluzione  precisa che:
- nella sezione “contribuente” vanno indicati i dati anagrafici e il codice fiscale del datore di lavoro (per il codice tributo “Redt”) e del cittadino straniero (per il codice tributo “Rect”)
- nella sezione “erario ed altro” vanno indicati nel campo “tipo”, la lettera “R”; nel campo “elementi identificativi”, esclusivamente per i versamenti effettuati con il codice tributo “Redt”, il codice fiscale del lavoratore, ovvero, in mancanza, il numero di passaporto o di altro documento equipollente del lavoratore stesso. Se tale numero è composto da più di 17 caratteri, si riportano solo i primi 17; nel campo “codice”, i codici tributo “Redt” o “Rect”; nel campo “anno di riferimento”, il valore “2020”; nel campo “importi a debito versati”, il contributo forfettario dovuto, nella misura di 500 euro (per il codice “Redt”), ovvero di 130 euro (per il codice “Rect”).

In merito è intervenuto nuovamente l'INPS con il messaggio 2323 del 4 giugno 2020   con precisazioni sul  requisito necessario di un reddito minimo  per le assunzioni di lavoratori  per lavoro domestico o assistenza alla persona: 

In particolare, il reddito del datore di lavoro  che fa domanda :

  • non deve essere inferiore a 20.000 euro annui, se il nucleo familiare è composto da un solo soggetto (percettore di reddito);
  • se il nucleo è composto da più soggetti, il reddito del datore di lavoro non deve essere inferiore a 27.000 euro annui.

Al raggiungimento dei limiti di reddito, come sopra indicati, possono concorrere i redditi del coniuge o dei parenti entro il 2° grado, anche se non conviventi.

Vengono forniti i seguenti esempi :

1) Datore di lavoro unico componente del nucleo familiare: il reddito non deve essere inferiore a 20.000 euro annui. Se il reddito del datore di lavoro è pari a 17.000 euro annui, non è possibile presentare istanza di emersione di un lavoratore domestico. Se il figlio non convivente ha un reddito pari a 5.000 euro annui, il datore di lavoro può presentare la dichiarazione di emersione, in quanto il limite reddituale di 20.000 euro può essere raggiunto con il concorso dei due redditi del datore di lavoro e del figlio non convivente;

2) datore di lavoro con un nucleo familiare composto da quattro persone: il reddito non deve essere inferiore a 27.000 euro annui. Il requisito può essere perfezionato con il concorso del reddito del coniuge o di un parente del datore di lavoro entro il 2° grado, come un genitore, un nonno o un fratello, anche non convivente;

3) datore di lavoro con nucleo familiare di tre componenti (datore di lavoro, figlio e affine): il limite minimo di reddito pari a 27.000 euro annui potrà essere perfezionato considerando il reddito del datore di lavoro e del figlio, ma non il reddito dell’affine. Pertanto, nel caso di un datore di lavoro con reddito di 10.000 euro, di un figlio con reddito di 10.000 euro e di un affine con reddito di 20.000 euro, il requisito reddituale non è soddisfatto in assenza di altri parenti entro il secondo grado non conviventi che possano concorrere al raggiungimento del limite di reddito.

Questo requisito  non è richiesto per il datore di lavoro affetto da patologie o disabilità che ne limitano l’autosufficienza, se la richeista di emersione del rapporto di lavoro riguarda l'unico lavoratore addetto alla sua assistenza.

L'inps ricorda che  il decreto ha previsto il pagamento del contributo forfettario di 500 euro, come descritto sopra , prima della domanda . Inoltre è previsto un contributo ulteriore   relativo agli obblighi  retributivi, contributivi e fiscali,  ancora non definito  per il quale si attende un decreto  interministeriale che non è ancora stato emanato . 

Per le domande presentate prima dell'emanazione,  dunque, il datore di lavoro deve :

  • dichiarare di aver proveduto al pagamento con f24 del contributo forfettario , seguendo le istruzioni dell'Agenzia,  come sopra descritto ma
  • deve  anche dichiarare di  impegnarsi a pagare l'ulteriore contributo  entro dieci giorni dalla data di pubblicazione del predetto decreto.
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 2020-06-05
Noleggio veicoli e altre attrezzature: ecco le regole per la ripartenza

L’aggiornamento delle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive” avvenuto il giorno 25 maggio 2020 va ad integrare le schede pubblicate come allegato del DPCM 17 maggio 2020 che ha previsto il riavvio delle attività dopo la dura fase di lock down che ha interessato l’Italia.

Tra le nuove attività inserite ci soffermiamo in questo articolo sulla scheda dedicata all'attività di “noleggio veicoli e altre attrezzature” che deve essere tenuta presente per gli spostamenti tra regioni in vigore dal 3 giugno.  Si legga anche l’articolo “Da oggi 3 giugno spostamenti tra regioni: le regole per spostarsi in auto”.

Si precisa che le sottoelencate indicazioni si applicano ai servizi di noleggio, pubblici e privati e restano utili per la prosecuzione della fase di emergenza da covid 19 ancora in atto. Stando alla scheda del protocollo Governo-Regioni sarà necessario attuare quanto segue:

  • Garantire un’adeguata informazione e sensibilizzazione degli utenti sulle misure igieniche e comportamentali utili a contenere la trasmissione del SARS-CoV-2, anche facendo appello al senso di responsabilità individuale. I messaggi devono essere comprensibili ad eventuali utenti di altra nazionalità e possono essere veicolati attraverso apposita segnaletica e cartellonistica, consegna di informative, promozione e rinforzo del rispetto delle misure igieniche da parte del personale addetto.
  • Consentire l’accesso al servizio solo tramite prenotazione, tramite modalità di collegamento a distanza e app dedicate; favorire modalità di pagamento elettronico.
  • È raccomandata la rilevazione della temperatura corporea al momento dell’accesso presso la struttura commerciale ove avviene il servizio di noleggio. 
  • Negli uffici/locali/aree all’aperto, mettere a disposizione soluzioni idro-alcoliche per l’igiene delle mani degli utenti.
  • Negli uffici/locali/aree all’aperto evitare assembramenti degli utenti, predisponendo percorsi guidati di distanziamento per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di distanza tra noleggiatore ed utente.
  • L’utilizzo di mascherine a protezione delle vie respiratorie è obbligatorio in tutti i locali chiusi accessibili al pubblico e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale, fatte salve le eccezioni previste dalle disposizioni vigenti (bambini di età inferiore a 6 anni, soggetti con disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e soggetti che interagiscono con i predetti).
  • Le postazioni di lavoro del personale addetto possono essere delimitate da barriere fisiche adeguate a prevenire il contagio tramite droplet.
  • Per quanto riguarda il microclima degli uffici/locali, è fondamentale garantire condizioni di adeguato ricambio dell’aria indoor:

a) Garantire una frequente manutenzione/sostituzione dei pacchi filtranti dell’aria in ingresso (eventualmente anche adottando pacchi filtranti più efficienti)

b) Relativamente agli impianti di riscaldamento/raffrescamento che fanno uso di pompe di calore, fancoil o termoconvettori, qualora non sia possibile garantire la corretta climatizzazione degli ambienti tenendo fermi gli impianti, pulire in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati.

  • Garantire la frequente pulizia di tutti gli ambienti, con regolare disinfezione delle superfici toccate con maggiore frequenza (es. banchi, piani di lavoro, piani d’appoggio, corrimano, interruttori della luce, pulsanti, maniglie ecc.). 


NOLEGGIO DI MEZZI DI TRASPORTO:

  • I gestori assicurano la pulizia dei veicoli e mezzi noleggiati prima di ogni nuova consegna, utilizzando prodotti disinfettanti per le superfici toccate più di frequente (es. volante, leva del cambio, display, manopole, pulsanti, manubri, ecc.).
  • Per il servizio bike sharing dovrà essere garantita l’igienizzazione delle mani dei clienti. In alternativa all’igienizzazione, dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente.
  • Per il servizio car sharing dovrà essere garantita l’igienizzazione delle mani dei clienti. In alternativa all’igienizzazione, dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente. In ogni caso, l’utilizzo della mascherina è obbligatorio.


NOLEGGIO DI ALTRE ATTREZZATURE:

  • Tutte le attrezzature devono essere pulite e disinfettate dopo ogni restituzione da parte del noleggiatore.
  • Si avrà cura di porre particolare attenzione a tutte le superfici che prevedono nell’utilizzo il contatto con le mani (es tastiere, maniglie ecc) o che possono essere a rischio di contaminazione da droplet nel caso in cui l’utente abbia utilizzato lo strumento senza mascherina. 
  • Se lo strumento noleggiato non può essere pulito e disinfettato senza danneggiarlo, l’utente dovrà essere informato che l’utilizzo è possibile solo indossando guanti e mascherina
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-06-05
Bonus lavoratori stagionali: riesame Inps e nuovi beneficiari

Tra le indennità di sostegno al reddito, introdotte dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori le cui attività lavorative sono colpite dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 rientrano anche quelle a favore di lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali con i seguenti requisiti:

  • lavoratori dipendenti con qualifica di stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali;
  • che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020;
  • che non siano titolari di trattamento pensionistico diretto e che alla data del 17 marzo 2020 non abbiano in essere alcun rapporto di lavoro dipendente.

L’Inps, con Messaggio n. 2263 del 1 giugno 2020, ha chiarito che, tra i motivi di reiezione per i quali non è possibile erogare l’indennità prevista dalla norma vi sono anche:

  • assenza del requisito della qualifica di stagionale e/o dell’appartenenza ai settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • assenza del requisito di cessazione involontaria per lavoratore stagionale del turismo e degli stabilimenti termali.

L'INPS ha specificato che alcune tipologie di richieste sono in corso di riesame d'ufficio, senza bisogno di richiesta, si tratta di:

  • domande dei lavoratori stagionali dei settori turismo e stabilimenti termali, per carenza del requisito della qualifica di stagionale nelle denunce mensili Uniemens (verranno prese in considerazione anche le comunicazioni obbligatorie inviate per RETTIFICA dell’informazione di STAGIONALE:SI entro la data del 23 febbraio 2020.)
  • titolari di assegno ordinario di invalidità, a seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge 15 maggio 2020, n. 34 (c.d. decreto Rilancio), che ha stabilito la compatibilità del bonus con  gli assegni suddetti
  • domande presentate erroneamente per una categoria di appartenenza sbagliata

Nello svolgimento del riesame per l’erogazione dell’indennità ai lavoratori stagionali, le strutture territoriali devono seguire l’apposita tabella “Verifiche INPS art. 29 indennità lavoratore stagionale” di cui all’Allegato 2 (consultabile in allegato).

Per la verifica dei requisiti l’Istituto ha chiarito che:

  • per la condizione di stagionale l’Istituto ha preso in considerazione quanto comunicato dal datore di lavoro tramite Unilav e/o Uniemens reso secondo le scadenze previste. In caso di eventuali modifiche o variazioni successive, oltre i termini ordinari previsti per legge, sarà la Sede a verificare la legittimità e la correttezza di tali variazione, secondo le normali verifiche in capo alle stesse, laddove vengano modificate le comunicazioni obbligatorie o vengano poste in essere variazioni dei flussi Uniemens o proposte regolarizzazione degli stessi.

La qualifica di stagionale presa in esame, laddove dichiarata in Uniemens, corrisponde alla qualifica 3 e deve essere pari a S, T, o G.

  • per la condizione che si tratti di un lavoratore stagionale del turismo e degli stabilimenti termali, l’Istituto ha preso in considerazione i codici ATECO elencati nel documento allegato e dichiarati in UNILAV e/o al momento dell’iscrizione all’INPS. I lavoratori stagionali per altre tipologie di attività potranno accedere al bonus ai sensi dell’art. 44 DL 18/20;
  • per la condizione che la cessazione di un rapporto di lavoro sia stata involontaria tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, l’Istituto ha preso in considerazione i codici dichiarati in UNILAV. L’istanza è stata respinta in presenza dei codici DI (Dimissioni), DP (Dimissioni durante il periodo di prova) e AL (Altro).
  • per la verifica che alla data del 17 marzo 2020 non abbiano in essere alcun rapporto di lavoro dipendente, l’Istituto ha preso in considerazione sia i dati risultanti in UNILAV che in Uniemens verificando che non vi fossero comunicazioni o denunce comprovante un rapporto attivo a tale data.

Viene inoltre specificato che, eventuali variazioni della denuncia Uniemens effettuate successivamente agli ordinari termini di scadenza di presentazione del flusso mensile saranno valutate dalla sede.

Da ultimo, si fa presente che, a prescindere dal riesame d’ufficio in corso da parte dell’Inps, al lavoratore e al Patronato è consentito avviare la procedura di riesame amministrativo proponendo un’istanza di riesame della domanda effettuata, affinchè l’INPS verifichi le risultanze dei controlli automatici ed il rispetto dei requisiti di appartenenza alla propria categoria.

Il termine per proporre l'istanza è di 20 giorni dal momento della pubblicazione del presente messaggio (ovvero dalla conoscenza della reiezione se successiva) e pertanto la scadenza è prevista il 21 giugno. Pertanto, se non si riceverà nulla a seguito del riesame d’ufficio, si consiglia di procedere con l’istanza e quindi inviare la documentazione richiesta attraverso il link “Esiti”, nella stessa sezione del sito INPS in cui è stata presentata la domanda “Indennità 600 euro” ”oppure tramite la casella di posta istituzionale dedicata: [email protected], istituita per ogni struttura territoriale INPS  (ad esempio [email protected]), come indicato nel messaggio dell’INPS.

Fonte:
Notizia del: 2020-06-05
Annullati gli acconti maggio/giugno del PREU, unica rata a luglio

Una Determina del 26 maggio 2020 del Direttore dell’Agenzia delle dogane allegata al presente articolo, stabilisce che quanto dovuto a titolo di PREU, prelievo unico erariale, sulle somme giocate tramite apparecchi da intrattenimento, come acconto per il bimestre maggio/giungo e in scadenza il 28 maggio, il 13 giugno e il 28 giugno venga versato in una unica soluzione dai concessionari di rete entro il giorno 22 luglio prossimo ossia gli acconti previsti per il bimestre maggio/giugno sono annullati.

Vista la situazione emergenziale da covid 19 che ha determinato il lock down delle attività commerciali e vista anche l’impossibilità da parte degli operatori del gioco di prelevare dagli apparecchi in esame le somme oggetto del gioco, già il Decreto Cura Italia n 18/2020 con l’art. 69 aveva previsto una proroga al 29 maggio di quanto dovuto entro il 30 aprile a titolo di PREU e di canone concessorio sugli apparecchi da intrattenimento.

Ad oggi, il provvedimento delle dogane annulla le rate da calcolare per maggio e giugno rimandando il pagamento al 22 luglio e in una unica soluzione.

Ricordiamo che però lo stesso articolo 69 del Decreto Cura Italia aveva previsto anche altre disposizioni oggi ancora valide e cioè:

  • Al comma 1 la proroga al 29 maggio del versamento del canone concessorio sugli apparecchi da intrattenimento (cioè Slot machine, videolotterie, New slot) dovuto entro il 30 aprile. Con il decreto si è stabilita la possbilità di una forma rateale da avviare con il pagamento della prima rata al 29 maggio di quanto dovuto ed effettuare i successivi pagamenti rateali in quote mensili di pari importo ed entro l'ultimo giorno del mese, con l'applicazione di interessi legali, calcolati giorno per giorno. La rata conclusiva del piano ratela andrà pagata entro il 18 dicembre 2020.
  • Al comma 2 la sospensione a decorrere dal mese di marzo e per tutto il periodo di emergenza del canone per la concessione della raccolta del bingo.
  • Al comma 3 la proroga di sei mesi dei termini validi per l'agenzia delle dogane, per indire le gare per le concessioni in materia di apparecchi da divertimento e intrattenimento, di gioco a distanza, di raccolta scommesse e Bingo, per la sostituzione degli apparecchi e per l’entrata in vigore del Registro unico degli operatori del gioco pubblico.

A titolo esemplificativo si ricorda in modo sintetico come avviene il versamento del prelievo erariale unico ( che riguarda un periodo bimestrale) da parte dei concessionari nei confronti dello Stato.

Innanzitutto la procedura prevede il versamento anticipato ma dilazionato in tre scadenze oltre il saldo.

Per fare un esempio si parla del versamento relativo ai mesi di marzo e aprile che era suddiviso in 3 rate da corrispondere il 30 marzo, il 13 aprile, il 28 di aprile con saldo al 22 maggio 2020.

Le somme da versare con le rate suddette dovevano essere calcolate sulla base della presunta raccolta realizzata nei mesi di marzo e aprile, stimata con riferimento alla raccolta di denaro realizzata nel periodo del penultimo bimestre precedente.

Facendo riferimento all’esempio concreto del PREU di marzo e aprile da versare in tre rate, l'importo dovuto dai contribuenti andava calcolato sulle somme raccolte effettivamente nel bimestre novembre-dicembre 2019.

Visto la complessità del calcolo il Decreto Cura Italia ha ritenuto opportuno intervenire  prorogando le scadenze e successivamente l'agenzia delle dogane spostare al 22 luglio prossimo i pagamenti del PREU in una unica soluzione.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2020-06-05

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