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Guide turistiche: escluse dal fondo perduto del DL 104 perchè lavoratori autonomi

L'agenzia delle Entrate con Risposta a interpello n 264 del 19 aprile fornisce chiarimenti in merito al "Contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici"

delineando che NON spetta alle guide turistiche che vi operano come lavoratori autonomi.

In particolare l'agenzia chiarisce che l'art 59 del DL 104/2020 al primo comma riconosce il contributo a fondo perduto ai soggetti "esercenti attività di impresa" ed essendo l'istante un lavoratore autonomo ovvero un libero professionista, in quanto guida turistica, è esclusa dall'ambito di applicazione della agevolazione.

La questione pare però superata con il Fondo perduto del DL Sostegni che al verificarsi di certe condizioni include nella agevolazione le P.IVA. Si legga in proposito il seguente articolo:Decreto Sostegni: contributo a fondo perduto o credito di imposta per le Partite IVA

Riepiloghimo le caratteristiche dell'interpello

L'istante è titolare di partita IVA e svolge l'attività di guida turistica. 

Ella è regolarmente iscritta nelle liste delle guide abilitate della Regione e precisa che, sebbene abbia sede legale presso il suo indirizzo di residenza svolge la sua attività totalmente sull'area del centro storico.

Poiché nel mese di giugno 2020 ha registrato un fatturato inferiore ai due terzi del fatturato realizzato nel corrispondente mese di giugno 2019 ha ritenuto di avere i requisiti per presentare la domanda per il contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici di cui all'articolo 59 del decreto legge 14 agosto 2020, n.104. 

Allo scopo di avere certezza dell'effettiva spettanza del contributo, chiede chiarimenti avendo dubbi sull'ambito soggettivo dell'agevolazione poichè la norma fa riferimento all'attività d'impresa e in relazione al calcolo del contributo, si fa riferimento anche ai compensi.

Inoltre osserva che l'art. 59 non specifica se questa attività di impresa, che ha inequivocabilmente come requisito essenziale quello di dover essere svolta nelle zone A o equipollenti dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana, debba avere nell'area A anche la sua sede legale. 

L'agenzia nel rispondere ricorda che con l'articolo 59 del decreto-legge n. 104 del 2020, è stato introdotto «un contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nelle zone A o equipollenti dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana che, in base all'ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta e l'elaborazione di dati statistici, abbiano registrato presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri:

a) per i comuni capoluogo di provincia, in numero almeno tre volte superiore a quello dei residenti negli stessi comuni; 

b) per i comuni capoluogo di città metropolitana, in numero pari o superiore a quello dei residenti negli stessi comuni» 

Inoltre, sottolinea che nella Relazione Tecnica al decreto è precisato che ll contributo è riconosciuto soltanto a coloro che svolgono "attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico" e in misura differenziata in base all'ammontare dei ricavi e compensi. 

L'istante, "guida turistica" chiede conferma circa la possibilità di fruire del contributo in parola nel presupposto che il lavoro svolto come autonomo possa essere assimilato ad un'attività d'impresa, ma l'agenzia non è d'accordo.

Infatti, nonostante "La definizione di piccole e medie imprese" contenuta nella raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione, richiamata dalla "Guida alla definizione di PMI" segnalata dalla contribuente nell'interpello,  per la corretta applicazione della agevolazione, l'ambito soggettivo è individuato facendo riferimento alle definizioni contenute nel codice civile ai fini civilistici e nel TUIR ai fini fiscali. 

Pertanto, quando la disposizione normativa richiama l'attività d'impresa, al fine di inquadrare tale attività, occorre far riferimento all'articolo 2082 del codice civile che definisce imprenditore «(...)chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi».  

Peraltro, spiega l'agenzia, l'attività svolta dall'istante è ricavabile da quanto disposto nell'articolo 3 della legge 6 agosto 2013, n. 97 recante «Disposizioni relative alla libera prestazione e all'esercizio stabile dell'attività di guida turistica da parte di cittadini dell'Unione europea. Caso EU Pilot 4277/12/MARK».

In particolare, dal DM 11 dicembre 2015 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, per i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione, si concretizza in prestazioni di carattere intellettuale o tecnico che non danno luogo ad alcuna organizzazione imprenditoriale e i relativi compensi rappresentano prestazioni professionali svolte senza alcun vincolo di subordinazione e non riconducibili nella sfera delle attività commerciali o ausiliarie delle stesse (Risoluzione n. 10/148 del 27 marzo 1974).

Tanto ciò premesso, preso atto anche di quanto precisato nella citata Relazione tecnica circa l'esclusione dal contributo in esame dei professionisti, poiché il citato articolo 59 al primo comma riconosce il contributo a fondo perduto ai soggetti "esercenti attività di impresa", essendo l'istante un lavoratore autonomo ovvero un libero professionista, in quanto guida turistica, è esclusa dall'ambito di applicazione dell'articolo 59.

Infine, qualora abbia percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, potrà regolarizzare l'indebita percezione, secondo le modalità previste al punto 6.1 del citato Provvedimento del Direttore dell'Agenzia

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-04-20
730/2021: detrazione 30% per le erogazioni liberali per il covid 19

L'art 66 del DL n 18/2020 stabilisce che per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nell’anno 2020, da persone fisiche e enti non commerciali in favore di determinati soggetti indicati nella norma effettuate allo scopo di finanziare interventi per il contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da covid 19 spetta:

  • una detrazione dall’imposta lorda pari al 30%
  • per un importo non superiore a 30.000 euro.

Si tratta delle erogazioni effetuate in favore:

  • dello Stato, 
  • delle regioni, 
  • degli enti locali territoriali, 
  • di enti o istituzioni pubbliche, 
  • di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti. 

La norma specifica anche che "ai fini della valorizzazione delle erogazioni in natura di cui ai commi 1 e 2, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 3 e 4 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 28 novembre 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2020".

Il contribuente in sede di compilazione del Modello 730/2021, per usufruire della detrazione dovrà indicare nel Quadro E in uno dei righi da E8 a E10:

  • in colonna 1, il codice 72, che identifica il tipo erogazioni;
  • in colonna 2, l'importo dell'erogazione effettuata, entro il limite massimo di spesa agevolabile

L'importo deve comprendere le erogazioni indicate nella sezione "Oneri detraibili" (punti da 341 a 352) della Certificazione Unica con il medesimo codice onere 72.

Esempio:

Ipotizzando che il contribuente abbia effettuato una erogazione di 2.000 euro (da indicare in colonna 2 come detto sopra) nel "calcolo delle detrazione" (Mod. 730-3/2021) per le erogazioni liberali al n 28 nella sezione "dichiarante" riporterà:

2.000 *30%= 600 euro

A proposito delle erogazioni in natura è bene precisare che l’art. 66, comma 3 del D.L. n. 18/2020, contiene le regole per valorizzarle, specificando che si deve aver riguardo agli articoli 3 e 4 D.M. 28.11.2019 (in cui sono contenute le disposizioni per le erogazioni in favore degli enti del Terzo settore).

Secondo l’articolo 3 del D.M. 28.11.2019, la valorizzazione della erogazione liberale in natura viene determinata secondo la regola del valore normale di cui all’art. 9 del TUIR e, nel caso di erogazione liberale avente a oggetto un bene strumentale, l’ammontare della detrazione o della deduzione (se effettuata da impresa) è determinato con riferimento al residuo valore fiscale all’atto del trasferimento.

Infine in merito alla detraibilità, così come specificato con la Risoluzione n 21 del 27 aprile 2020, le Entrate hanno chiarito che sono escluse dal diritto alla detrazione le erogazioni liberali in denaro se effettuate con metodi non tracciabili.

In proposito si legga per approfondimento l'articolo Covid 19: erogazioni in contanti alla Protezione Civile e detrazioni fiscali

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-04-20
730/2021: detrazione del 50% spese per colonnine di ricarica auto elettriche

Le agevolazioni per incentivare il percorso verso la mobilità elettrica con ridotto impatto ambientale continuano. Le spese sostenute per l’istallazione delle colonnine di ricarica delle auto elettriche sono infatti oggetto di detrazione d’imposta.

Come si legge nelle istruzioni per la compilazione del Modello 730/2020, nel Quadro E (Oneri e spese), alla Sezione III C (Altre spese per le quali spetta la detrazione del 50%) vanno indicate le spese sostenute per le quali spetta la detrazione d’imposta del 50% tra le quali figurano anche le spese per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici.

Nel Rigo E56  (Pace contributiva o colonnine per ricarica) bisogna quindi indicare le spese sostenute per l’installazione di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici nel modo seguente:

  • nella colonna 1 il codice che identifica la spesa;
  • nella colonna 2 l’anno in cui è stata sostenuta la spesa;
  • nella colonna 3 la spesa sostenuta.

Con riferimento all’acquisto e posa in opera di strutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, il codice che identifica le relative spese (per le quali spetta la detrazione del 50 per cento) è il “2”.

Per beneficiare della detrazione è necessario aver sostenuto le spese nel periodo che va dal 1°marzo 2019 al 31 dicembre 2021.

Le spese sono quelle relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ivi inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW, incluse le opere strettamente funzionali alla realizzazione dell’intervento.

Deve trattarsi di infrastrutture dotate di uno o più punti di ricarica di potenza standard e non accessibili al pubblico.

Le spese devono essere di ammontare non superiore a 3.000 euro e la detrazione è ripartita in 10 rate di pari importo.

Possono beneficiare della detrazione i contribuenti che sostengono le spese per gli interventi agevolabili, se le spese sono rimaste a loro carico, e possiedono o detengono l’immobile o l’area in base ad un titolo idoneo.

La detrazione si applica anche alle spese documentate rimaste a carico del contribuente, per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica sulle parti comuni degli edifici condominiali.

I pagamenti sono effettuati dai contribuenti con bonifico bancario o postale ovvero con altri mezzi di pagamento tracciabili (carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari). Tali modalità di pagamento non sono richieste per i versamenti da effettuarsi con modalità obbligate in favore di pubbliche amministrazioni.

Il contribuente deve conservare ed esibire, previa richiesta degli uffici finanziari, le fatture, le ricevute fiscali, la ricevuta del bonifico e altra idonea documentazione comprovante le spese effettivamente sostenute.

Attenzione va prestata al fatto che nelle istruzioni al Modello 730/2021 è stato inserito il codice “3” (da indicare per la detrazione) in caso di acquisto e posa in opera di strutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica eseguite congiuntamente agli interventi di superbonus.

Questo codice, così come chiarito dalle istruzioni al modello di cui si tratta, va utilizzato esclusivamente per le spese sostenute dal 1 luglio 2020 congiuntamente a uno degli interventi cosiddetti trainanti e individuati con i codici:

  • “30”
  • “31”
  • “32”
  • “33”

della sezione II C. 

In tale caso specifico l’aliquota della detrazione è aumentata al 110% e ripartita in 5 quote annuali.

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Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-04-20
Commercialisti: la polizza assicurativa e il visto di conformità

Il professionista abilitato al rilascio del visto di conformità è tenuto a stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile al fine di garantire:

  • il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata ai propri clienti
  • il risarcimento delle sanzioni amministrative a lui irrogate dall'Erario per il rilascio di visti infedeli. 

Si specifica che ai sensi dell’art. 1, comma 951, lett. a), Legge 28 dicembre 2015, n. 208, al posto della polizza, la garanzia può essere prestata sotto forma di:

  • cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, al valore di borsa, 
  • fideiussione rilasciata da una banca o da una impresa di assicurazione per un periodo di quattro anni successivi a quello di svolgimento dell'attività di assistenza.

La polizza di assicurazione della responsabilità civile deve specificare le seguenti informazioni

  • la copertura assicurativa deve riferirsi alla prestazione dell’assistenza fiscale mediante apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni, (ai sensi dell’art. 35 del D.Lgs 9 luglio 1997, n. 241) senza alcuna limitazione della garanzia ad un solo specifico modello di dichiarazione, e sulle comunicazioni fiscali relative alla opzione del superbonus 110% (ai sensi degli artt. 119 e 121 del decreto legge n. 34 del 2020 convertito con modificazioni dalla legge n.77 del 2020, e successive modifiche e integrazioni)
  • il massimale della polizza non deve essere inferiore a euro 3.000.000 e deve essere adeguato al numero:
    • dei contribuenti assistiti
    • dei visti di conformità
    • delle asseverazioni 
    • delle certificazioni tributarie rilasciate
  • la copertura assicurativa non deve contenere franchigie o scoperti. Tali esenzioni, infatti, non garantiscono la totale copertura degli eventuali danni subiti dal contribuente. Scoperti o franchigie sono ammessi alla sola condizione che la società assicuratrice si impegni espressamente a risarcire il terzo danneggiato, riservandosi la facoltà di rivalersi successivamente sull’assicurato per l’importo rientrante in franchigia; 
  • la polizza assicurativa deve prevedere, per gli errori commessi nel periodo di validità della stessa, il totale risarcimento del danno denunciato nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto, indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione del rapporto assicurativo. 
  • Nel caso in cui il visto venga apposto sui modelli 730, la polizza deve garantire le somme di cui all’art. 39, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 24145 , e cioè il 30% delle maggiori imposte riscontrate, a condizione che l’errore che ha generato le maggiori imposte non sia imputabile a condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente. I professionisti che intendono apporre il visto sui modelli 730, sono tenuti ad integrare la polizza con la previsione esplicita della copertura per questo particolare rischio ossia per condotta dolosa o gravemente dolosa.

Si specifica che il professionista già in possesso di idonea garanzia assicurativa per i rischi professionali potrà utilizzare tale polizza integrata da una specifica copertura assicurativa, con la previsione di un massimale dedicato esclusivamente all’assistenza fiscale, di importo non inferiore a 3.000.000 di euro e, comunque, adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciati, che garantisca il risarcimento dei danni eventualmente provocati nell’esercizio dell’attività di assistenza fiscale prestata.

La polizza assicurativa deve essere rinnovata alla scadenza, garantendone la continuità. Il professionista è tenuto a verificare che la data di validità del rinnovo o la stipula del nuovo contratto assicurativo coincidano con il giorno di scadenza del contratto precedente ed è tenuto a trasmettere alla Direzione Regionale competente, entro 30 giorni dal rinnovo o dalla firma di una nuova polizza:

  • copia del contratto assicurativo, 
  • oppure, se la polizza è sempre la stessa, copia della quietanza di pagamento 

La trasmissione della copia deve avvenire:

  • a mezzo posta elettronica certificata (PEC), 
  • oppure a mezzo raccomandata A/R
  • o con consegna diretta,

unitamente all’attestazione, resa ai sensi degli artt. 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, riguardante la permanenza dei requisiti richiesti.

Nel caso in cui il professionista non trasmetta il rinnovo della polizza o copia delle quietanze di pagamento, la Direzione Regionale provvede a richiederne l’invio al fine di aggiornarne la posizione. Nel caso in cui il professionista non provveda egli non è più legittimato ad apporre il visto dalla data di scadenza della polizza. 

Si sottolinea che le imprese di assicurazione hanno l’onere di dare immediata comunicazione all'Agenzia delle entrate di ogni circostanza che comporti il venir meno della garanzia assicurativa

La fonte dell'articolo è la Guida al Visto di Conformità dell'Agenzia delle Entrate

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Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 2021-04-20
La contabilizzazione dell’IVA indetraibile, parzialmente indetraibile e da pro-rata

Le motivazioni per cui un acquisto, o una importazione, possa essere soggetto a una parziale o a una totale indetraibilità dell’IVA di cui è portatore, possono essere molteplici, e trovano tutte fondamento nel DPR 633/72, all’interno del quale sono contenute tutte le norme che regolano l’Imposta sul Valore Aggiunto, la versione italiana dell’imposta armonizzata a livello europeo.

Le motivazioni che stanno alla base della parziale o totale indetraibilità dell’IVA a monte possono essere classificate in due categorie:

  • quelle relative all’acquisto stesso, per le quali, per le caratteristiche della loro natura, la normativa IVA prescrive una detraibilità parziale o totale;
  • quelle legate all’attività dell’impresa che effettuando a valle, oltre a operazioni imponibili (o a quelle a queste assimilate), anche operazioni esenti o non imponibili dovranno rinunciare a una parte dell’IVA detraibile a monte.

Da un punto di vista contabile la prima tipologia di situazioni richiederà sempre la rilevazione analitica dell’indetraibilità, in sede di registrazione degli acquisti o delle importazioni.

La seconda tipologia di fattispecie invece, a seconda dei casi, potrà richiedere la rilevazione analitica oppure quella forfetaria (per un approfondimento sulla casistica di queste situazioni si rimanda all’articolo La detrazione parziale dell’IVA: metodo analitico e pro-rata di detraibilità

La rilevazione analitica dell’indetraibilità, totale o parziale che sia, a prescindere delle motivazioni contenute nella normativa IVA che la richiedano, da un punto di vista contabile si configura nell’attribuzione di una percentuale di indetraibilità all’acquisto o all’importazione, contestualmente alla sua registrazione: in conseguenza di ciò una parte o la totalità dell’IVA esposta, quella indetraibile, non confluirà nella liquidazione IVA, ma diventerà una componente del costo del bene o del servizio, anche quando l’acquisto si riferisca a beni ammortizzabili.

Ai fini delle imposte dirette, in linea generale, diventando una componente del costo, l’IVA indetraibile seguirà la medesima deducibilità del bene o del servizio a cui si riferisce.

L’alternativa modalità di contabilizzazione dell’IVA indetraibile è specifica di una determinata situazione: interessa quella parte dell’IVA detraibile annuale soggetta al pro-rata di detraibilità, meccanismo a cui sono sottoposti i contribuenti soggetti IVA che, oltre ad operazioni imponibili (o a queste assimilate), effettuano anche operazioni esenti che non danno diritto alla detrazione, secondo le disposizioni del comma 5 dell’articolo 19 del DPR 633/72 e le modalità previste dall’articolo 19-bis del DPR 633/72.

In questa situazione l’IVA indetraibile sarà calcolata in sede di dichiarazione annuale, applicando all’imposta residua disponibile la percentuale di indetraibilità risultante dal calcolo del pro-rata: l’IVA indetraibile costituirà un costo generale dell’esercizio da esporre in B.14 tra gli Oneri diversi di gestione.

Il soggetto IVA che per la natura della sua attività applicherà regolarmente il meccanismo del pro-rata di detraibilità, durante l’anno registrerà gli acquisti e le importazioni applicando, in via temporanea, la percentuale di detraibilità risultante dalla dichiarazione annuale IVA dell’anno fiscale precedente (operazione che i moderni programmi informatici spesso fanno automaticamente); in sede di dichiarazione annuale, poi, calcolata la percentuale di detraibilità da pro-rata dell’anno fiscale di riferimento, il costo, fino a quel momento rilevato in via transitoria, sarà rettificato per il suo effettivo ammontare e imputato a conto economico alla voce B.14 tra gli Oneri diversi gestione.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2021-04-20
La detrazione parziale dell’IVA: metodo analitico e pro-rata di detraibilità

Una delle questioni più difficili da spiegare ai non addetti ai lavori del diritto tributario è rappresentata dal complesso meccanismo del diritto alla detrazione dell’IVA, nel caso in cui un contribuente non effettui soltanto operazioni imponibili (o operazioni a queste assimilate).

La disciplina IVA, imposta armonizzata di genesi europea, racchiusa, in Italia, nel DPR 633/72, è una costruzione normativa bizantina segnata da una moltitudine di regole, ognuna delle quali accompagnata da una varietà di eccezioni; e i meccanismi che governano le modalità di detrazione dell’imposta, per i soggetti che non effettuano solo operazioni imponibili, nel contesto delle diverse fattispecie configurabili, rappresentano qualcosa di molto difficile da sintetizzare.

Ai fini IVA, ogni operazione effettuata da un contribuente che sia un soggetto IVA può essere classificata come imponibile (che rientra nel perimetro dell’imposta), come non imponibile (che non rientra nel perimetro dell’imposta), e come esente (che rientra nel perimetro dell’imposta ma a cui questa non viene applicata).

La regola generale, stabilita dal comma 2 dell’articolo 19 del DPR 633/72, è che non è detraibile l’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni di beni e servizi a monte di una operazione che a valle sarà esente o non soggetta a imposta. Ma questa regola generale trova eccezione nello stesso DPR 633/72 al comma 3 dell’articolo 19 (al quale si rimanda per l’elencazione delle situazioni), il quale individua talune fattispecie di operazioni che, anche se diverse dall’essere imponibili, danno comunque diritto alla detrazione dell’IVA a monte. Le chiamiamo operazioni assimilate alle imponibili.

Il calcolo dell’ammontare dell’IVA detraibile è semplice solo nel caso in cui il soggetto IVA effettui esclusivamente operazioni imponibili (o che in ogni caso diano diritto alla detrazione), potendo questi detrarre tutta l’imposta a monte.

Nel diverso caso in cui il contribuente effettui anche operazioni che non diano diritto alla detrazione, questi dovrà attenersi alle disposizioni dell’articolo 19-bis del DPR 633/1972, in base al quale sono individuate due diverse modalità di calcolo della detrazione parziale spettante:

  • un metodo analitico, in base al quale è considerata indetraibile l’imposta relativa alle operazioni (a monte) direttamente afferenti a quelle operazioni che a valle sono esenti o non imponibili;
  • il pro-rata di detraibilità, una modalità di calcolo forfettario della percentuale di detrazione, determinata quale rapporto tra le operazioni che danno diritto alla detrazione e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti che non danno diritto alla detrazione.

La scelta del metodo da utilizzare non è arbitrario, ed i due metodi non sono neanche alternativi; a seconda della struttura delle operazioni effettuate dal soggetto IVA è possibile che debba essere utilizzato l’uno, l’altro o entrambi.

Con la Risposta all’Interpello n.2/2021, l’Agenzia delle Entrate illustra come si debba comportale il contribuente che effettui insieme operazioni non soggette, operazioni che danno diritto alla detrazione (le operazioni imponibili e quelle a queste assimilate), operazioni esenti (che non danno diritto alla detrazione); al coesistere di queste situazioni, isoggetto IVA, per determinare l’ammontare dell’IVA annuale effettivamente utilizzabile in detrazione, dovrà procedere per passi:

  1. alle operazioni non soggette a IVA, diverse da quelle assimilate a operazioni imponibili ex articolo 19 comma 3 DPR 633/72, dovrà essere preclusa la detrazione dell’IVA a monte attraverso l’applicazione del metodo analitico, secondo le previsioni dell’articolo 19 comma 2 del DPR 633/72;
  2. per i beni e i servizi anche utilizzati per operazioni a valle non soggette a IVA, la detrazione non è ammessa per la parte imputabile a tali utilizzazioni, in base al comma 4 dell’articolo 19 del DPR 633/72, per cui dovrà essere preclusa una parte dell’IVA a monte, determinata in modo oggettivo, e applicando il metodo analitico;
  3. l’ammontare dell’IVA a monte indetraibile, relativa alle operazione precedentemente indicate, dovrà essere scomputato dal totale complessivo annuo dell’IVA assolta su tutti gli acquisti e le importazioni;
  4. all’importo residuo disponibile si applicherà la percentuale di detrazione spettante, calcolata attraverso il meccanismo del pro-rata di detraibilità, in base al comma 5 dell’articolo 19 del DPR 633/72 e secondo le modalità indicate dall’articolo 19-bis del DPR 633/72.

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Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 2021-04-19

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