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Aliquota IVA e dispositivi medici: alle Dogane competenza sull'elenco dei beni

Con Risposta a interpello n 483 del 3 ottobre le entrate chiariscono dubbi in merito alla aliquota IVA applicabile ai dispositivi medici.

L'agenzi specifica che il parere favorevole all’aliquota agevolata, fornito dall’Agenzia delle Dogane competente, non lascia dubbi sul trattamento fiscale, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, delle cessioni dei prodotti proposti nell'interpello.

La Società Alfa riferisce di produrre, per conto di Beta, 5 prodotti e chiede se le cessioni di tali prodotti sono soggette all'aliquota IVA ridotta prevista dal Decreto IVA, alla Tabella A, parte III "Beni e servizi soggetti all'aliquota del 10 per cento", n. 114, quali "medicinali pronti per l'uso umano o veterinario, compresi i prodotti omeopatici; sostanze farmaceutiche ed articoli di medicazione di cui le farmacie devono obbligatoriamente essere dotate secondo la farmacopea ufficiale"

In base all'articolo 1, comma 3, della legge 30 dicembre 2018, n. 145: "Ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, devono intendersi compresi nel numero 114) della tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante l'elenco dei beni e servizi soggetti all'aliquota del 10 per cento, anche i dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata di cui all'allegato 1 del regolamento di esecuzione (UE) 2017/1925 della Commissione del 12 ottobre 2017 che modifica l'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune". 

L'Istante precisa di aver richiesto pareri all'Agenzia delle Dogane e Monopoli la quale afferma che i dispositivi in questione sono da ricomprendere nella voce 3004 della tariffa doganale.

L'agenzia replica che la circolare 10 aprile 2019 n. 8/E ha chiarito che la norma di interpretazione autentica di cui all'articolo 1, comma 3, della Legge di Bilancio 2019, fa rientrare «i dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata (...)» tra i beni le cui cessioni sono soggette all'aliquota IVA del 10 per cento.

La norma di interpretazione autentica citata, tuttavia, non riguarda tutti i dispositivi medici, bensì solo quelli classificabili nella voce 3004 della Nomenclatura combinata.

La classificazione merceologica di un prodotto rientra nella competenza esclusiva di ADM e, dunque, anche la classificazione dei prodotti oggetto del presente interpello nell'ambito della voce doganale 3004.

L'Istante ha prodotto i necessari pareri di accertamento tecnico, rilasciati da ADM, pertanto. preso atto delle classificazioni nella voce 3004 effettuate da ADM, le cessioni dei prodotti oggetto del presente interpello sono conseguentemente soggette all'aliquota IVA del 10 per cento prevista dal n. 114) della Tabella A, parte III, allegata al Decreto IVA.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05
Credito d'imposta investimenti beni strumentali 4.0: la compilazione del Quadro RU

Le Entrate, con pubblicazione di una FAQ sul proprio sito internet, rispondono ad una dubbio di un contribuente sul Credito d'imposta investimenti in beni strumentali 4.0 e la relativa compilazione del Quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Vediamo i dettagli del caso di specie.

Credito d'imposta investimenti beni strumentali 4.0: istruzioni per il Quadro RU

Un’impresa ha acquistato un bene strumentale nuovo Transizione 4.0 (allegato A annesso alla legge n. 232 del 2016) entrato in funzione nel corso del 2021 ma interconnesso nel 2022.

In base al comma 1059 della legge n. 232 del 2016, l’impresa ha fruito del credito d’imposta in misura ridotta (nel caso di specie, 10 per cento del costo sostenuto) dall’anno di entrata in funzione del bene, ovverosia nella medesima aliquota percentuale spettante in relazione agli investimenti aventi ad oggetto beni strumentali “ordinari” (diversi da quelli funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”), visto che la fruizione del credito d’imposta in misura piena (50 per cento) decorre, per espressa previsione normativa, dall’anno dell’avvenuta interconnessione.

Si chiede di sapere come va compilato il quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Le entrate specificano che l’impresa deve compilare il quadro RU del modello REDDITI 2022 indicando:

  •  nel rigo RU1 il codice credito 2L, ossia il codice corrispondente alla tipologia dei beni agevolabili Transizione 4.0.

Le istruzioni di compilazione precisano che: “I dati del credito d’imposta vanno esposti nella sezione distintamente in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili”

Inoltre, si sottolinea che l’individuazione del codice credito da utilizzare prescinde sia dall’entrata in funzione del bene sia dall’avvenuta interconnessione dello stesso. 

La suddetta impresa deve riportare:

  • nel rigo RU5 l’ammontare del credito d’imposta nella misura “piena” prevista per detti beni,
  • nel rigo RU130, colonna 4, l’ammontare complessivo del costo sostenuto.

Resta fermo che, sebbene il credito sia indicato per l’intero ammontare (pari al 50 per cento del costo sostenuto) lo stesso è utilizzabile in misura non superiore al 10 per cento del predetto costo (come fosse un bene ordinario), per la quota annuale pari a un terzo. 

Quindi, nel rigo RU12 del modello REDDITI 2022 va indicato il credito residuo che sarà riportato nel successivo modello REDDITI 2023.

Si specifica che il credito in misura piena sarà fruibile dall’anno di interconnessione e dovrà essere decurtato di quanto già fruito in precedenza. Tale valore sarà poi suddiviso in un nuovo triennio di fruizione di pari importo.

Le Entrate aggiungono inoltre che, per la compensazione del credito d’imposta tramite il modello F24, l’impresa deve utilizzare il codice tributo “6936” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 - art. 1, commi 1056 e 1057, legge n.  178/2020”, corrispondente alla natura degli investimenti realizzati, valorizzando il campo “anno di riferimento” con l’anno di entrata in funzione del bene. 

A seguito della connessione, il predetto campo andrà valorizzato con l’anno in cui questa si è verificata.

Qualora per la compensazione sia stato erroneamente utilizzato il codice tributo 6935, l’impresa può chiedere in qualsiasi momento anche dopo aver ricevuto l’eventuale comunicazione d’irregolarità, la correzione del modello F24 tramite CIVIS oppure direttamente agli uffici territoriali dell’Agenzia delle entrate, senza applicazione di sanzioni.

Nel caso particolare in cui l’impresa sia a conoscenza del fatto che il bene acquistato non verrà mai interconnesso, l’importo residuo da indicare nel rigo RU12 deve essere ridotto della quota corrispondente alla maggiorazione riconosciuta per i beni agevolabili Transizione 4.0., avendo cura di barrare la casella 1 del medesimo rigo, denominata “Vedere istruzioni”.

Ti consigliamo anche Credito d'imposta investimenti in beni strumentali: come indicarlo in dichiarazione

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05
Bando asili nido commercialisti: le domande di contributo entro il 31 ottobre

C'è tempo fino al 31 ottobre 2022 per presentare la domanda di contributo alle spese per asili nido e scuole infanzia.

A ricordarlo è la Cassa dei Dottori Commercialisti con un comunicato del 1 agosto.

In particolare, il bando 2022 (scarica qui il pdf) prevede uno stanziamento di euro 2.000.000 per gli iscritti che hanno sostenuto per i propri figli nell’anno educativo dal 01/09/2021 al 31/07/2022 spese per la frequenza di asili nido e scuole dell’infanzia.  

Possono richiedere il contributo gli iscritti alla Cassa che:

  • al 31/12/2021 hanno un’età anagrafica inferiore ai 40 anni 
  • e che hanno dichiarato per il periodo di imposta 2020 (modello redditi 2021) un reddito professionale fino a € 30.000,00.

Attenzione va prestata al fatto che nel caso in cui entrambi i genitori abbiano i requisiti previsti dal bando la domanda può essere presentata da uno solo dei due.

Inoltre, nel caso in cui le spese di cui si chiede il rimborso siano state oggetto di altri contributi o sussidi da chiunque erogati, la Cassa procederà a riconoscere la differenza tra quanto definito ai sensi dell’art. 2 e il beneficio ottenuto da altro ente. 

L’erogazione è sospesa in presenza di irregolarità contributiva ai sensi del comma 5 dell’art. 43 del Regolamento Unitario.

Contributo asili nido e scuola infanzia commercialisti: presenta la domanda

La domanda, a pena di inammissibilità, deve essere presentata esclusivamente utilizzando il servizio online DAS, disponibile sul sito www.cnpadc.it, dal 01/08/2022 al 31 ottobre 2022. 

Non saranno ammesse domande presentate con modalità diverse. 

Dovrà essere presentata una singola domanda per ogni figlio per il quale si richiede il rimborso.

Alla domanda deve essere allegata, a pena di inammissibilità la seguente documentazione: 

  • documento di identità in corso di validità. 
  • ricevute di pagamento fiscalmente valide, recanti l’indicazione dell’asilo nido/scuola dell’infanzia, che dovranno:
    • a) riportare l’indicazione del figlio, ovvero del genitore iscritto (richiedente il contributo) o dell’altro genitore, purché rechino anche il nominativo del figlio; 
    • b) riferirsi alle spese di iscrizione e frequenza di un asilo nido nell’anno educativo dal 1/9/2021 al 31/7/2022. 
    • Qualora le informazioni di cui alla presente lett. b) non dovessero essere riportate nella ricevuta, è necessario allegare l’attestazione di iscrizione e frequenza rilasciata dall’asilo nido/scuola dell’infanzia frequentato, dalla quale dovranno risultare le generalità del richiedente e quelle del figlio. È sufficiente allegare il numero di ricevute di pagamento la cui somma concorre al raggiungimento dell’importo massimo erogabile di cui all’art. 2, comma 1. Nel caso di fatture indicanti la possibilità di pagamento successivo all’emissione o che rimandano a pagamento da perfezionare tramite bonifico bancario, è necessario allegare anche la documentazione dimostrativa del pagamento stesso.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05
Rinnovo certificati di sicurezza Entratel: proroga al 31 gennaio 2023

Il CNDCEC con l'informativa n 90 del 3 ottobre 2022 rende noto che le Entrate hanno disposto una proroga al 31 gennaio 2023 per il rinnovo dei certificati per adeguamento ai nuovi standard di sicurezza.

In particolare: 

  • gli intermediari Entratel 
  • gli utenti Fisconline

che non hanno provveduto al rinnovo dei certificati digitali per la firma dei documenti informatici hanno tempo fino al 31 gennaio 2023.

In allagato alla informativa l'agenzia mette a disposizione due guide (accedi qui per scaricarle):

  • Guida rapida Generazione ambiente di sicurezza utenti Entratel utilizzatori del software “Desktop Telematico” 
  • Guida rapida Generazione ambiente di sicurezza utenti Fisconline - registrati al SID - ed utenti Entratel (che non utilizzano il “Desktop telematico”). 

La nota dei commercialisti del 3 ottobre riporta il dettaglio delle comunicazioni pubblicate dall'agenzia delle Entrate. Vediamole.

In particolare, si ricorda che l’Agenzia delle Entrate ha reso più sicuro lo scambio dati e documenti standardizzando gli algoritmi e i certificati digitali per la firma e cifratura dei documenti informatici da scambiare mediante i vari canali telematici. 

I nuovi requisiti minimi di sicurezza per la trasmissione dati all’Agenzia delle entrate sono: 

  • algoritmo di hash: SHA-256; 
  • algoritmo di cifratura: AES-256; 
  • lunghezza delle chiavi RSA: 4096 bit (cifratura) e 4096 o 2048 bit (firma). 

Il percorso di adozione è tuttora in corso, in considerazione della vasta platea di utenti; al momento, in via transitoria, sono ancora accettati gli invii di dati firmati e cifrati con i certificati creati con i precedenti requisiti meno stringenti.

Tale fase transitoria terminerà il 31 gennaio 2023, successivamente non verranno più accettati dati e documenti firmati e cifrati che non seguano le regole precedentemente esposte. 

Viene specificato che si è proceduto anche alla pubblicazione di un messaggio di contenuto analogo, all’interno dell’area riservata di quegli utenti che al 30 aprile 2022 non avevano ancora sostituito il certificato e, per quegli utenti che hanno registrato l’indirizzo e-mail, il messaggio è stato inviato anche via posta elettronica. 

Pertanto, è necessario, qualora tale operazione non sia già stata effettuata, aggiornare le applicazioni “Desktop Telematico - Entratel” oppure “Generazione certificati”, nonché rinnovare entro la data del 31 gennaio 2023 i propri certificati utilizzando le stesse applicazioni.

Leggi qui per tutta la procedura: Novità Desktop telematico: cosa si deve fare entro il 31 gennaio 2023? Ecco la guida

Nel caso di dubbio di aver già provveduto è possibile utilizzare le medesime applicazioni anche per verificare che i certificati siano già stati aggiornati, procedendo come di seguito descritto: 

  • Desktop Telematico: o utilizzare la funzione “Sicurezza - Visualizza certificati” del menu “Entratel”; o selezionare il pulsante “Dettaglio” dopo aver specificato il certificato da verificare; o controllare che nella cartella “Generale - Certificato selezionato” appaia la dicitura “Chiave Pubblica: Sun RSA public key, 4096 bits”. 

Nel caso la dicitura elenchi un valore diverso, il certificato dovrà essere aggiornato procedendo alla revoca dell’ambiente di sicurezza e alla generazione di un nuovo ambiente di sicurezza;

  • Gestione certificati: o utilizzare la funzione “Gestisci ambiente - Visualizza certificati”; o selezionare il pulsante “Dettaglio” dopo aver specificato il certificato da verificare; o controllare che nella cartella “Generale - Certificato selezionato” appaia la dicitura “Chiave Pubblica: Sun RSA public key, 4096 bits”. 

Qualora la dicitura descriva un valore diverso, il certificato dovrà essere aggiornato procedendo alla revoca dell’ambiente di sicurezza e alla generazione di un nuovo ambiente di sicurezza. 

Viene ribadito che è opportuno aggiornare sempre le applicazioni prima di procedere in quanto, qualora si seguisse la procedura indicata in precedenza con una versione non aggiornata, le richieste di generazione dei certificati sarebbero scartate dal sistema con il messaggio: “Formato della richiesta di iscrizione al registro utenti non valido (K1024). 

Verificare la versione del software di generazione dell'ambiente di sicurezza”. 

Si forniscono,  le guide, in formato PDF, su elencate che descrivono in maniera sintetica i passaggi da seguire per effettuare l’operazione di generazione dell’ambiente di sicurezza.

Ricordiamo che con il comunicato pubblicato il 29/04/2022 nell'area riservata,  l'Agenzia delle Entrate disponeva una proroga al 31 dicembre 2022 del rinnovo certificati per adeguamento ai nuovi standard di sicurezza.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05
Ecobonus auto 2022: aumentano i contributi per i redditi fino a 30.000 euro

Pubblicato in GU n 232 del 4 ottobre 2022 il DPCM del 4 agosto con novità per gli incentivi per le auto ecologiche. Ricordiamo che già un comunicato datato 5 agosto del MISE informava dell'arrivo di due DPCM con nuovi incentivi per

  • l’acquisto di auto non inquinanti 
  • interventi agevolativi mirati alla riconversione e sviluppo della filiera del settore automotive.

DPCM incentivi per l'acquisto di veicoli non inquinanti

Il DPCM rubricato Modifiche al DPCM del 6 aprile 2022 Riconoscimento incentivi per l'acquisto di veicoli non inquinanti contiene la rimodulazione degli incentivi per l’acquisto di auto non inquinanti.

In particolare:

  • per l’anno 2022, è previsto l’innalzamento al 50% dei contributi finora previsti per l’acquisto di veicoli non inquinanti, nell’ipotesi in cui l’acquirente abbia un reddito inferiore a 30 mila euro:
    • fino a un massimo di 7.500 euro di contributi con rottamazione (6.000 euro senza rottamazione) per l’acquisto di veicoli di categoria M1 nuovi di fabbrica omologati in una classe non inferiore ad Euro 6, con emissioni comprese nella fascia 0-20 g/km CO2 (elettrico), con prezzo dal listino ufficiale della casa automobilistica produttrice pari o inferiore a 35.000 euro IVA esclusa; 
    • fino a un massimo di 6.000 euro di contributi con rottamazione (3.000 euro senza rottamazione) per l’acquisto di veicoli di categoria M1 nuovi di fabbrica omologati in una classe non inferiore ad Euro 6, con emissioni comprese nella fascia 21-60 g/km CO2, con prezzo di listino ufficiale della casa automobilistica produttrice pari o inferiore a 45.000 euro IVA esclusa.

Viene specificato che potrà beneficiare dell’incentivo aggiuntivo un solo soggetto nell’ambito dello stesso nucleo familiare.

Vengono inoltre estesi gli incentivi anche alle persone giuridiche che noleggiano le autovetture purché ne mantengano la proprietà almeno per 12 mesi. 

In particolare, il DPCM 4 agosto 2022 amplia la platea dei beneficiari dei contributi per l’acquisto di auto elettriche e veicoli plug-in di cui all’art. 2 comma 1 lett. a) e b) del DPCM 6 aprile 2022, estendendoli anche alle persone giuridiche che impiegano i veicoli acquistati in attività di autonoleggio con finalità commerciali.

Per questi soggetti i contributi sono concessi, nel limite delle risorse disponibili, in misura pari al 50% di quelli previsti ordinariamente dal DPCM 6 aprile 2022.

Inoltre, per l’anno 2022 viene introdotto un contributo per l’acquisto di infrastrutture di potenza standard per la ricarica di veicoli alimentati ad energia elettrica. 

Il contributo è pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, nel limite massimo di 1.500 euro per richiedente e di 8.000 in ipotesi di posa in opera sulle parti comuni di edifici condominiali.

L’incentivo è riconosciuto nel limite di spesa di euro 40 milioni, a valere sulle risorse del Fondo automotive. 

Fondo Riconversione, ricerca e sviluppo del  settore automotive: cosa prevede

Il DPCM andato in gazzetta sempre ieri (scarica qui il testo) e rubricato attuazione del Fondo «Riconversione, ricerca e sviluppo del  settore automotive» - Incentivi per l'acquisto di veicoli non inquinanti prevede lo stanziamento della quota rimanente delle risorse del “Fondo automotive” (8,7 miliardi di euro le risorse complessivamente stanziate dal Governo fino al 2030) dedicate al finanziamento degli strumenti agevolativi per favorire lo sviluppo della filiera di settore, promuovendo l'insediamento, la riconversione e riqualificazione verso forme produttive innovative e sostenibili, nonché favorire la transizione verde, la ricerca e gli investimenti. 

In particolare, il decreto definisce gli incentivi per il sostegno agli investimenti con  particolare riferimento allo sviluppo e alla produzione di:

a) nuovi veicoli nonché sistemi di alimentazione  e  propulsione che aumentino l'efficienza del veicolo minimizzando le emissioni  nel rispetto di quanto previsto dall'art. 3, comma  1,  lettera  m),  del regolamento (UE) 2019/631;

b) tecnologie, materiali, architetture e  componenti  strutturali funzionali all'alleggerimento dei  veicoli nonché dei  sistemi  di trasporto per la mobilità urbana;

c) nuovi sistemi, componenti meccanici, elettrici, elettronici  e software per la  gestione  delle  funzioni  principali  del  veicolo, propulsione, lighting, dinamica laterale e longitudinale, abitacolo;

d) nuovi sistemi, componenti meccanici elettrici,  elettronici  e software per sistemi avanzati per l'assistenza alla guida (ADAS),  la connettività del  veicolo  (V2V  e  V2I),  la  gestione  di   dati, l'interazione uomo veicolo (HMI) e l'infotainment;

e) sistemi infrastrutturali per il rifornimento e la ricarica dei veicoli. 

E'  previsto che risorse pari

  • a 50 milioni di euro per l’anno 2022 
  • a 350 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2030, 

siano destinate per il 70% ai Contratti di sviluppo e per il restante 30% agli Accordi per l’innovazione, individuato il perimetro delle attività, ricomprese nei programmi di investimento per la filiera automotive, che possono essere oggetto di agevolazione.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05
Riduzione termini accertamento con i pagamenti tracciabili: le condizioni

Con risposta a interpello n 438 del 26 agosto 2022 le entrate forniscono chiarimenti sulla riduzione dei termini di accertamento per i pagamenti tracciabili.

In particolare, in merito alla riduzione dei termini di decadenza per i pagamenti tracciabili ex articolo 3 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127 le Entrate specificano che l’agevolazione è subordinata non soltanto al fatto che il soggetto passivo IVA interessato garantisca la tracciabilità di tutti i pagamenti ricevuti ed effettuati per operazioni di ammontare superiore a 500 euro, ma anche che le operazioni attive siano certificate, in alternativa, mediante:

  • fattura elettronica via SdI;
  • memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi

Questa regola resta valida anche nell’ipotesi di esonero dagli obblighi di certificazione fiscale, come accade per le vendite per corrispondenza.

Pertanto, la tracciabilità di incassi e pagamenti è condizione indispensabile ma non sufficiente a fruire dell’agevolazione.

Ma vediamo i dettagli dell'interpello. L'istante svolge attività di vendita secondo diverse modalità. 

Egli riferisce che i clienti della propria attività sono esclusivamente soggetti privati. I

 canali di vendita sono i seguenti: 

  • vendita diretta, a conoscenti o in altre occasioni (ad esempio, in occasione di fiere),
  • vendita online, per il tramite dell'e-shop del sito proprietario,
  • vendita online, con intermediazione.

Nei primi due casi, la fattura viene emessa su base volontaria e il pagamento è effettuato tramite bonifico bancario o carta di credito. 

Nel caso della vendita intermediata, invece, l’operazione non viene documentata né con fattura né con documento commerciale.

 L’istante chiede:

  • se la riduzione dei termini di accertamento sia applicabile anche alle vendite online non documentate effettuate tramite il sito della società intermediaria e, in caso di risposta negativa, come eventualmente integrare la documentazione
  • se possono essere considerati equivalenti il meccanismo dell'integrazione/autofattura trasmessa telematicamente e lo strumento dell’esterometro (vigente al momento della presentazione dell’interpello).

L’Agenzia come già chiarito in precedenza, ribadisce che anche in relazione alla vendita online con intermediazione per beneficiare della riduzione dei termini di accertamento ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi, dovrà documentare le operazioni mediante e-fattura o memorizzazione e invio dei corrispettivi.
La fattura potrà essere emessa in forma ordinaria o semplificata con indicazione del codice fiscale del cessionario o committente.
Per l’invio dei corrispettivi è possibile ricorrere alla procedura web “Documento commerciale on line” senza dotarsi di registratore fiscale.

Per quanto concerne il secondo quesito l'agenzia rimanda ai chiarimenti forniti con la Circolare n 26/2022 sulle nuove regole di trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere, introdotte a decorrere dal 1° luglio 2022 dalla legge di bilancio 2021.
E' stato evidenziato che tra i codici documento TD17, TD18 e TD19 indicati nel file xml della fattura elettronica, sussiste una differenza a seconda che siano utilizzati a fini integrativi oppure sostitutivi delle fatture.
In quest’ultimo caso i file costituiscono in tutto e per tutto le “autofatture” anche a livello probatorio.
Nei casi in cui esistono documenti fiscali originari, per i quali sussiste l’obbligo di integrazione, di comunicazione e trasmissione, invece, tali file non sostituiscono gli originari che, quindi, devono essere inviati all’amministrazione finanziaria secondo le modalità prescritte.
Gli obblighi di integrazione di un documento ricevuto e autofatturazione, da un lato, ed esterometro dall'altro, precisa ancora l’Agenzia, sono tra loro autonomi.
L’Agenzia delle Entrate ribadisce che, ai fini della riduzione dei termini di accertamento, devono essere certificate le sole operazioni attive

Per gli acquisti è irrilevante il fatto che i documenti siano in formato cartaceo o elettronico.

Leggi anche Accertamento e tracciabilità pagamenti: confermata la riduzione per RIBA e MAV

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-10-05

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