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Nuove norme in materia di ISA: ecco cosa cambia con il Semplificazioni

Con l'articolo 24 del DL semplificazioni, viene esteso anche al periodo d’imposta 2022 quanto disposto dal “Decreto Rilancio”in merito agli ISA. Veniva in particolare stabilito che:

 

 

 

art. 148, comma 1, lettera a)

fossero definite specifiche metodologie, basate su analisi ed elaborazioni, utilizzando – anche attraverso l'interconnessione e la pseudonimizzazione – direttamente le banche dati già disponibili per l'Amministrazione finanziaria, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, l'Ispettorato nazionale del lavoro e l'Istituto nazionale di statistica nonché i dati e gli elementi acquisibili presso istituti ed enti specializzati nella ricerca e nell'analisi economica

 

art. 148, comma 1, lettera b)

potessero essere individuati ulteriori dati e informazioni necessari per una migliore valutazione dello stato di crisi individuale, dopo aver valutato le specifiche proposte da parte delle organizzazioni di categoria e degli ordini professionali presenti nella Commissione di esperti

Viene invece al contempo soppressa la disposizione secondo cui i termini per: 

  • l'approvazione degli indici – ordinariamente prevista entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento;
  • per la loro eventuale integrazione – a regime da effettuarsi entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento;

erano differiti, rispettivamente, al 31 marzo e al 30 aprile dell'anno successivo a quello di applicazione degli indici. Pertanto, per il solo periodo d’imposta 2022 vengono ripristinati i termini previsti dal D.L. 50/2017 per l’approvazione/integrazione degli ISA

Quando riportato in precedenza non vale infatti per i periodi successivi al 2022: per questi viene infatti previsto che gli indici sono approvati con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze entro il mese di marzo del periodo d'imposta successivo a quello per il quale sono applicati. A loro volta, le eventuali integrazioni degli indici sono approvate entro il mese di aprile del periodo d'imposta successivo a quello per il quale sono applicate.

indispensabili per tenere conto di situazioni di natura straordinaria, anche correlate a modifiche normative e ad andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinate attività economiche o aree territoriali.

Da notare che, relativamente al periodo di imposta in corso al 31.12.2021 si tiene conto anche del livello di affidabilità fiscale più elevato derivante dall'applicazione degli indici per i periodi d'imposta in corso:

  • al 31.12.2019
  • al 31.12.2020

Allo stesso modo, per il periodo di imposta in corso al 31.12.2022 si tiene conto anche del livello di affidabilità fiscale più elevato derivante dall'applicazione degli indici per i periodi d'imposta in corso:

  • al 31.12.2020
  • al 31.12.2021.
Fonte:
Notizia del: 2022-08-12
Affitto non riscosso: detrazione nelle dichiarazione 2022

L’art. 26 del TUIR come modificato dall’art. 3-quinquies, comma 1, del DL 34/2019 disciplina

  • la detassazione dei canoni di locazione ad uso abitativo, venuti a scadenza e non percepiti, 
  • nonché la tassazione dei canoni di locazione ad uso abitativo non riscossi e percepiti in periodi d’imposta successivi.

In considerazione di quanto disposto dal Decreto Sostegni 2021 (art. 6-septies, comma 2, decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 21 maggio 2021, n. 69), il locatore di immobili ad uso abitativo: 

  • non assoggetta a tassazione i canoni di locazione non percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 purché la mancata percezione del canone sia comprovata
    • dall’intimazione di sfratto per morosità 
    • o dall’ingiunzione di pagamento; in tal caso deve assoggettare a tassazione la rendita catastale rivalutata; 
  • recupera mediante credito d’imposta, dopo la conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto, la maggiore imposta versata per i canoni di locazione scaduti e non percepiti, ma comunque assoggettati a tassazione negli anni precedenti. 

I canoni non riscossi dal locatore nei periodi d’imposta di riferimento e percepiti in periodi d’imposta successivi sono soggetti a tassazione separata, salvo opzione per la tassazione ordinaria. Tali canoni vanno indicati nel rigo D7 del modello 730/2022 insieme alle somme ricevute per rimborso di imposte o oneri. 

Attenzione va prestata al fatto che come indicato dall'Agenzia delle Entrate, tale disposizione si applica esclusivamente alle locazioni ad uso abitativo, ossia ai fabbricati appartenenti alla categoria catastale “A” (A/10 escluso). I canoni di locazione relativi ad immobili ad uso non abitativo, invece, devono essere sempre dichiarati, indipendentemente dalla loro percezione.

Determinazione del credito

Per determinare il credito d’imposta spettante è necessario

  1. calcolare le maggiori imposte relative ai canoni non percepiti
  2. riliquidare la dichiarazione dei redditi di ciascuno degli anni per i quali, in base all’accertamento avvenuto nell’ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore, sono state pagate maggiori imposte per effetto di canoni di locazione non riscossi. 

Nell’effettuare le operazioni di riliquidazione si deve tener conto della rendita catastale degli immobili e di eventuali rettifiche ed accertamenti operati dagli uffici. 

Indicazione in dichiarazione

Il credito d’imposta può essere indicato nella prima dichiarazione dei redditi utile successiva alla conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida dello sfratto e comunque non oltre il termine ordinario di prescrizione decennale. 

Si segnala che in ogni caso il contribuente, qualora non intenda avvalersi del credito d’imposta nell’ambito della dichiarazione dei redditi, ha la facoltà di presentare agli uffici finanziari competenti, entro i termini di prescrizione sopra indicati, apposita istanza di rimborso. Attenzione va prestata al fatto che l’eventuale successiva riscossione (totale o parziale) dei canoni di locazione per i quali si è usufruito del credito d’imposta comporta per il contribuente l’obbligo di dichiarare il maggior imponibile determinato tra i redditi soggetti a tassazione separata, salvo opzione per quella ordinaria. 

Come chiarito dall'Agenzia delle Entrate, il medesimo principio vale anche nell’ipotesi di contratto di locazione per il quale il contribuente abbia deciso di avvalersi dell’opzione per la c.d. “cedolare secca”. 

Infine, per quanto riguarda i periodi d’imposta utili cui fare riferimento per la determinazione e la richiesta del credito d’imposta, vale il termine di prescrizione ordinaria di dieci anni. Pertanto, si può effettuare il calcolo con riferimento alle dichiarazioni dei redditi presentate negli anni precedenti, ma non oltre quelle relative ai redditi 2011, sempreché, ovviamente, per ciascuna delle annualità risulti accertata la morosità del conduttore nell’ambito del procedimento di convalida dello sfratto conclusosi nel 2021.

Documenti da conservare

I documenti che devono essere conservati ai fini della dichiarazione dei redditi 2022 (anno di imposta 2021) sono:

  • Intimazione di sfratto per morosità o ingiunzione di pagamento
  • Sentenza passata in giudicato di convalida di sfratto per morosità ai fini del credito d’imposta
  • Dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti dalle quali risulti dichiarato il reddito relativo ai canoni di locazione non riscoss
Fonte:
Notizia del: 2022-08-12
Contributi riscatto corso di laurea familiari a carico: detrazione in dichiarazione

Nelle dichiarazioni dei redditi 2022, riferite all'anno di imposta 2021, è possibile beneficiare della detrazione per i contributi versati per il riscatto del corso di laurea. In particolare, la legge di bilancio 2008 (art. 1, comma 77, legge 24 dicembre 2007, n. 247) ha modificato il decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, relativo al riscatto di corsi universitari di studio per i familiari a carico

Le disposizioni introdotte in merito alle modalità di esercizio della facoltà di riscatto si applicano esclusivamente alle domande presentate a decorrere dal 1° gennaio 2008. 

L’INPS, con circolare dell’11 marzo 2008, n. 29, ha fornito chiarimenti in merito ai soggetti “inoccupati” per i quali è possibile operare il riscatto degli anni di laurea ai sensi del citato art. 2, comma 5-bis, del citato d.lgs. n. 184 del 1997. Sono tali coloro che, al momento della domanda, non risultano essere stati mai iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, inclusa la Gestione Separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 

Se i contributi sono versati a favore

  • degli “inoccupati” da familiari di cui gli stessi risultino fiscalmente a carico, a tali contribuenti spetta una detrazione nella misura del 19 per cento dei contributi medesimi.
  • di soggetti iscritti, anche solo in passato, ad una qualsiasi gestione previdenziale, i contributi di riscatto sono deducibili ai sensi dell’art. 10 del TUIR.

Riscatto laurea: tracciabilità dei pagamenti

Attenzione va prestata al fatto che dall’anno d’imposta 2020, la detrazione per contributi versati per il riscatto di laurea dei familiari a carico spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento “tracciabili”.

Il contribuente deve dimostrare l’utilizzo di sistemi di pagamento “tracciabili” mediante 

  • prova cartacea della transazione/pagamento con ricevuta della carta di debito o della carta di credito, 
  • estratto conto, 
  • copia del bollettino postale o del MAV e dei pagamenti con PagoPA

Non essendo previsto alcun limite massimo, la detrazione è calcolata sull’intero importo versato, a prescindere dall’ammontare del reddito complessivo

Come indicato dall'Ageniza delle Entrate devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2022 (punti da 341 a 352) con il codice 32

Fonte:
Notizia del: 2022-08-12
Trading: il trattamento fiscale degli swap (interessi) overnight e degli interessi attivi

Una delle complessità che sta alla base del corretto trattamento fiscale dei redditi di natura finanziaria è il fatto che, a fronte di una singola operazione finanziaria, il contribuente può trovarsi davanti a più fattispecie fiscali, potenzialmente anche diversamente inquadrate dal Legislatore fiscale italiano.

Una situazione del genere può ritrovarsi nel caso del trading svolto da persone fisiche (non esercenti attività d’impresa), tramite contratti derivati come i contratti per differenza (i CFD), sui mercati dei cambi (il forex), delle materie prime, o altro.

Nel momento in cui il trader aprirà e chiuderà una posizione su questi mercati si troverà con un differenziale, positivo o negativo, che costituirà un reddito diverso come plusvalenza o minusvalenza.

Però, se una tale posizione sarà mantenuta anche durante la notte, sforando così l’operatività intraday, il broker potrebbe addebitare degli interessi per il suo mantenimento, comunemente chiamati swap, o interessi overnight.

A differenza delle plusvalenze (e delle minusvalenze), in base alle disposizioni dell’articolo 44 del TUIR, gli interessi costituiscono redditi di capitale.

La differenza tra redditi diversi e redditi di capitale, al fine del corretto trattamento fiscale, non è in nessun modo secondario, in quanti i primi sono redditi netti e i secondi secondo redditi lordi.

Detto con altre parole, e in base a quanto disposto dall’articolo 45 del TUIR, gli interessi attivi costituiscono reddito imponibile nel periodo di imposta in cui sono percepiti e “senza alcuna deduzione”.

L’espressione utilizzata dal legislatore è riassuntiva di ciò che qualifica un reddito di capitale come un reddito lordo: vale a dire del fatto che eventuali interessi passivi non saranno deducibili.

Quindi, riepilogando, per elaborare correttamente la posizione fiscale di un determinato trade multiday sul mercato dei derivati, il risultato differenziale dovrà essere diviso in due componenti:

  • una riconducibile alla plusvalenza o minusvalenza;
  • una riconducibile all’interesse (passivo) overnight.

Con gli interessi passivi (gli swap overnight) che non saranno deducibili da eventuali interessi attivi percepiti né, tanto meno, dalle eventuali plusvalenze realizzate, le quali confluiscono in una diversa categoria reddituale.

Tuttavia, restando nell’ambito del trading, ma allargando l’arco di osservazione anche a fattispecie che vanno oltre il mercato dei derivati, come quello azionario, possono esserci situazioni in cui al contribuente vengano rilasciati dal broker degli interessi attivi.

Gli interessi attivi saranno sottoposti per intero, “senza alcuna deduzione”, all’imposta sostitutiva prevista per i redditi di natura finanziaria, la quale potrà essere corrisposta dall’intermediario o dal contribuente, a seconda della situazione.

Premettendo che la normativa italiana non prevede alcuna soglia di esenzione per il pagamento delle imposte sugli interessi attivi, l’imposta sostitutiva di solito è liquidata direttamente dall’intermediario residente nell’esercizio delle sue funzioni di sostituto d’imposta, ma, in caso di broker estero (e in generale in tutti i casi in cui la ritenuta non è operata), l’obbligo di dichiarare il reddito e liquidare l’imposta ricadrà direttamente sul contribuente, che li potrà assolvere in sede di dichiarazione annuale:

  • compilando la sezione V “Redditi di capitale soggetti ad imposizione sostitutiva” del quadro RM del modello Redditi PF (2022) dedicato ai “Redditi soggetti a tassazione separata e ad imposta sostitutiva”;
  • versando la relativa imposta sostitutiva, con possibilità di optare per la tassazione ordinaria (esercitando l’opzione prevista sul medesimo quadro del modello dichiarativo).


Fonte:
Notizia del: 2022-08-12
Incentivi economia sociale: dal 13 ottobre domande al via

A partire dalle ore 12 del 13 ottobre potranno essere presentate le nuove domande relative alla misura agevolativa “Imprese dell’economia sociale”. Con l'incentivo verranno agevolati gli interventi non inferiori a 100 mila euro e non superiori a 10 milioni di euro che determineranno effetti positivi sul territorio: dall’aumento occupazionale di categorie svantaggiate all’inclusione di soggetti vulnerabili, nonché la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente e del tessuto urbano, dei beni storico-culturali o al perseguimento di finalità culturali e creative o di utilità sociale. Sono inoltre ammissibili le spese realizzate per interventi sui fabbricati e infrastrutture dell’azienda ma anche investimenti per programmi informatici, brevetti e licenze. La misura dispone di circa 200 milioni di euro e diventerà operativa alla sottoscrizione della Convenzione tra il Ministero, l'ABI e CDP, mentre l’erogazione dei finanziamenti sarà gestita da Invitalia. Le richieste di erogazione per stato avanzamento lavori - relative al finanziamento agevolato e al contributo non rimborsabile - devono essere presentate al Soggetto gestore, a mezzo PEC all’indirizzo [email protected]

Economia sociale: beneficiari

La misura si rivolge alle:

  • imprese sociali, comunque costituite, iscritte nell’apposta sezione del Registro delle imprese; 
  • cooperative sociali e i loro consorzi, iscritti nell’apposito albo e nell’apposita sezione del Registro delle imprese
  • società cooperative aventi qualifica di ONLUS, 
  • le imprese culturali e creative, costituite in forma di società di persone o di capitali, che operano o intendono operare nei settori economici elencati nell’allegato n. 1 del decreto direttoriale 8 agosto 2022; 
  • che alla data di presentazione della domanda devono: 
    • essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese e inserite negli elenchi, albi, anagrafi previsti dalla rispettiva normativa di riferimento, ivi incluso il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS); 
    • trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e non essere in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali; avere sede legale e operativa ubicata nel territorio nazionale. Le imprese che non hanno sede nel territorio italiano devono essere costituite secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello Stato di residenza e iscritte nell’omologo registro delle imprese;
    • trovarsi in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia e urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente ed essere in regola con gli obblighi contributivi; essere in regime di contabilità ordinaria; 
    • aver ricevuto una positiva valutazione del merito di credito da parte di una Banca finanziatrice e disporre di una delibera di finanziamento adottata dalla medesima Banca finanziatrice per la copertura finanziaria del programma di investimenti proposto; 
    • non aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento e assumere l’impegno a non procedere alla delocalizzazione nei due anni successivi al completamento dell’investimento stesso 

Le imprese possono presentare i programmi anche in forma congiunta, fino ad un massimo di sei soggetti coproponenti. 

Economia sociale: agevolazioni

La misura agevolativa finanzia i programmi di investimento proposti dalle imprese operanti nell’ambito dell’economia sociale. I programmi di investimento devono prevedere spese ammissibili, al netto di IVA, non inferiori a 100.000,00 euro e non superiori a 10.000.000,00 di euro. I programmi devono determinare positive ricadute sul territorio, avendo riguardo ad almeno uno o più degli obiettivi previsti all’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale 8 agosto 2022, ossia: 

  • incremento occupazionale di categorie svantaggiate; 
  • inclusione sociale di soggetti vulnerabili; 
  • raggiungimento di specifici obiettivi volti alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente, alla rigenerazione urbana e al turismo sostenibile nonché alla sostenibilità ambientale dell’attività d’impresa, anche attraverso la decarbonizzazione, il riuso e l’utilizzo di materiali riciclati, di prodotti e sottoprodotti derivanti dai cicli produttivi in alternativa alle materie prime vergini, la riduzione della produzione dei rifiuti, l’eco design, la riduzione dell’uso della plastica e la sostituzione della plastica con materiali alternativi; 
  • raggiungimento di specifici obiettivi volti alla salvaguardia e valorizzazione dei beni storico-culturali o al perseguimento di finalità culturali e creative o di utilità sociale, di rilevante interesse pubblico, all’interno di una comunità o di un territorio.

Sono ammissibili le spese relative alle immobilizzazioni materiali ed immateriali rientranti nelle categorie di seguito indicate, nei limiti in cui le stesse risultino necessarie al raggiungimento delle finalità del programma di investimento e coerenti e funzionali con lo svolgimento dello stesso: 

  • suolo aziendale e sue sistemazioni. Le spese relative all’acquisto del suolo aziendale possono essere ammesse nel limite del 10% dell’investimento produttivo complessivamente agevolabile; 
  • fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni. Tali spese non possono da sole costituire un programma organico e funzionale agevolabile; 
  • infrastrutture specifiche aziendali; 
  • macchinari, impianti e attrezzature varie, nuovi di fabbrica; 
  • programmi informatici, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi. 

Le agevolazioni consistono nella concessione di un finanziamento di durata fino a 15 anni, comprensivo di un periodo di preammortamento massimo di 4 anni, al tasso agevolato dello 0,5% annuo. Al finanziamento agevolato deve essere associato un finanziamento bancario, a tasso di mercato e di pari durata, erogato da una banca finanziatrice individuata dall’impresa. Il finanziamento agevolato e il finanziamento bancario sono regolati in modo unitario da un unico contratto di finanziamento, per una percentuale di copertura delle spese ammissibili che può raggiungere l’importo massimo dell’80%. 

Fonte:
Notizia del: 2022-08-12
Registrazione IVA e bollette doganali: le indicazioni delle Entrate

Con la risposta all'interpello 417 del 5 agosto 2022 l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla bolletta doganale d'importazione e alla Registrazione ai fini IVA. Vediamo i chiarimenti forniti.

Registrazione ai fini IVA bollette doganali: 

In generale, ai sensi dell' articolo 25 del Decreto IVA (DPR 633/72) le bollette doganali sono soggette alle stesse regole previste per le fatture di acquisto, nel senso che devono essere registrate nel registro IVA acquisti anteriormente alla liquidazione periodica in cui è esercitato il diritto a detrazione (diritto che sorge nel momento in cui l'imposta diviene esigibile ed è esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo),  pertanto, la registrazione della bolletta deve in ogni caso essere effettuata entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all'anno della sua ricezione.

Come per le fatture di acquisto, per esercitare il diritto alla detrazione occorre dunque che sia verificata - oltre all'esigibilità dell'imposta - la duplice condizione del possesso della bolletta doganale e della sua annotazione nel registro IVA acquisti.

Dal momento che non è più previsto l'utilizzo di un formulario cartaceo, né per la presentazione della dichiarazione d'importazione né per la stampa della medesima, si osserva che, l'Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli nell'ambito del processo di reingegnerizzazione del sistema informativo AIDA 2.0 e, con riferimento alle dichiarazioni doganali presentate in procedura ordinaria, ha aggiornato dal 9 giugno 2022 il sistema nazionale di importazione stabilendo di applicare il modello di dati definito a livello unionale denominato EUCDM (European Union Customs Data Model). 

Al riguardo tutti gli scambi di informazioni, quali dichiarazioni, richieste o decisioni, tra autorità doganali nonché tra operatori economici ed autorità doganali, e l'archiviazione di tali informazioni richieste dalla normativa doganale sono effettuati mediante procedimenti informatici. In aderenza a tale disposizione, le dichiarazioni doganali di importazione sono trasmesse al Sistema informativo dell'Agenzia e sono munite di firma digitale; tali dichiarazioni, così come acquisite e registrate dal Sistema informativo dell'Agenzia, assumono piena efficacia soddisfacendo ai requisiti di autenticità, integrità e non ripudio.

Al fine di consentire agli operatori economici di assolvere agli obblighi di natura contabile e fiscale previsti dalla normativa IVA connessi alla registrazione delle "bollette" di importazione e quindi consentire ai medesimi di esercitare il diritto alla detrazione dell'IVA pagata all'importazione, l'Agenzia contestualmente allo svincolo delle merci, mette a disposizione un Prospetto di riepilogo ai fini contabili della dichiarazione doganale, generato una volta conclusa la fase di svincolo delle merci, seguendo il ciclo di vita della dichiarazione doganale. 

L'Agenzia delle Entrate ha confermato l'idoneità dei dati riportati nel prospetto di "Riepilogo ai fini contabili della dichiarazione doganale di importazione" estratti dalla dichiarazione doganale registrata sul sistema informativo doganale, ai fini dell'assolvimento degli obblighi di registrazione previsti dalla normativa IVA .

Peraltro, in caso di necessità o di controllo, l'Agenzia delle dogane mette a disposizione «per ogni possibile utilità pratica, dal momento dell'accettazione della dichiarazione doganale in AIDA 2.0, un prospetto sintetico della dichiarazione stessa, che ne riepiloga i dati "salienti" (dati soggettivi, quantitativi e qualitativi, di scarico, informazioni sullo svincolo, n. A93, n. quietanza, etc.)». 

Attenzione va invece prestata al fatto che non è invece possibile valutare l'idoneità del "documento di cortesia" emesso dagli spedizionieri, considerato che il contenuto è rimesso alla discrezione dei singoli emittenti e non è possibile verificare se possieda le medesime garanzie di affidabilità del documento emesso dall'Agenzia delle dogane. 

Registrazione ai fini IVA bollette doganali: indicazioni delle Dogane

Ciò detto va, tuttavia, segnalato che, con Informativa n. 329889/RU del 14 luglio 2022, l'Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli ha chiarito che, tenuto conto dell'indisponibilità di consultazione «del Prospetto di riepilogo ai fini contabili attraverso il servizio "Gestione documenti - dichiarazioni doganali", sul Portale Unico Dogane e Monopoli (PUDM), si specifica che, nelle more del completamento delle attività propedeutiche alla produzione del suddetto prospetto, gli operatori economici possono acquisire le informazioni relative all'IVA liquidata nelle dichiarazioni doganali di importazione dal Prospetto di sintesi della dichiarazione di cui all'allegato 2 della Circolare 22/2022». Successivamente, con avviso del 20 luglio 2022, pubblicato nel proprio sito internet, la medesima Agenzia delle dogane ha fatto presente che, «[...] in considerazione del perdurare delle difficoltà tecniche che si stanno riscontrando nell'invio delle dichiarazioni doganali in AIDA 2.0, fino a successiva comunicazione sarà possibile utilizzare il messaggio IM, indipendentemente dal regime richiesto», mentre con successivo messaggio del 21 luglio 2022 ha precisato che, «Facendo seguito al comunicato del 20 luglio u.s., si rappresenta che per consentire il recupero della piena funzionalità del Nuovo sistema Import (messaggi H) è preferibile, fino a nuova comunicazione, utilizzare il vecchio sistema importazioni (messaggi IM) nel caso che le dichiarazioni presentino lettera di intento, richieste di contingenti o titoli AGRIM, nonché in caso di regime richiesto 51 e 53. Per gli stessi motivi, la disponibilità dei Prospetti di riepilogo contabile, di cui all'informativa prot. n. 329889 del 14 luglio 2022, è rimandata a nuova comunicazione». 

Registrazione ai fini IVA bollette doganali: importi inferiori a 300 euro

I soggetti passivi IVA hanno la possibilità di registrare le fatture attive e/o passive, se di importo inferiore a Euro 300,00, attraverso un documento riepilogativo nel quale devono essere indicati

  1. i numeri delle fatture cui si riferisce; 
  2. l'ammontare complessivo imponibile delle operazioni; 
  3. l'ammontare dell'imposta distinto per aliquota applicata». 

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile avvalersi della semplificazione sopra descritta anche per la registrazione nel registro IVA acquisti, delle bollette doganali ora dei "prospetti di riepilogo ai fini contabili" [relativi ad operazioni di importo inferiore a 300 euro ed effettuate nel corso del medesimo mese], laddove sia possibile collegare il "documento riepilogativo" ex articolo 6 del dPR n. 695 del 1996, ai dati indicati nei prospetti delle singole dichiarazioni doganali (ad esempio mediante indicazione nel "documento riepilogativo" dei numeri MRN delle importazioni, oltre all'ammontare della base imponibile e dell'IVA all'importazione), consentendo, altresì, l'individuazione in maniera univoca e immediata dell'operazione doganale sottostante, al fine di non ostacolare le attività di controllo da parte dell'Amministrazione Finanziaria. 

Va da sé l'obbligo di conservazione del "documento riepilogativo" congiuntamente ai singoli "prospetti di riepilogo ai fini contabili".

Fonte:
Notizia del: 2022-08-12

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