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Invio dati sistema TS: le violazioni, le sanzioni e il ravvedimento operoso

Con Risoluzione n 22 del 23 maggio 2022 le Entrate rispondono a richieste di chiarimenti dei contribuenti su come vada applicato l’istituto del ravvedimento operoso in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema tessera sanitaria e, a tal fine, quale sia la corretta interpretazione del termine “comunicazione” quando la norma dispone che «si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione».

Si domanda se occorra fare riferimento:

i) al singolo documento di spesa contenuto in ciascuna comunicazione;

ii) al singolo file delle spese mediche inviato a tessera sanitaria; 

iii) alle spese per ciascun codice fiscale inserito nel file; 

iv) ad altro. 

Le Entrate ricordano innanzitutto che, l’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 175 del 2014 dispone che «Ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi, 

  • le aziende sanitarie locali, 
  • le aziende ospedaliere, 
  • gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,
  • i policlinici universitari,
  •  le farmacie, pubbliche e private, 
  • i presidi di specialistica ambulatoriale, 
  • le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, 
  • gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri,

inviano al Sistema tessera sanitaria, (…), i dati relativi alle prestazioni erogate dal 2015 ad esclusione di quelle già previste nel comma 2, ai fini della loro messa a disposizione dell’Agenzia delle entrate. (…)»

I soggetti specificamente individuati dalla norma appena richiamata hanno, dunque, l’obbligo di inviare al Sistema tessera sanitaria i dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate nei confronti delle persone fisiche, ai fini della loro messa a disposizione dell’Agenzia delle entrate che li utilizza per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.

Tanto premesso l'agenzia specifica che tenuto conto delle diverse modalità di trasmissione dei dati delle spese sanitarie, contenuti nei documenti fiscali, nonché della volontà del legislatore di valorizzare la “reazione sanzionatoria” in caso di inadempimento, al fine di perseguire una risposta punitiva adeguata e congrua, si è dell'avviso che il concetto di “comunicazione” contenuto nella norma sanzionatoria si riferisca ad ogni singolo documento di spesa errato, omesso, o tardivamente inviato al Sistema tessera sanitaria, a nulla rilevando il mezzo di trasmissione (uno o plurimi file), o il numero i soggetti cui i documenti si riferiscono. 

In altre parole, la sanzione di 100 euro si applica per ogni singolo documento di spesa, senza possibilità, per espressa previsione normativa, di applicare il cumulo giuridico di cui all’articolo 12 del d.lgs. n. 472 del 1997. 

Detta sanzione resta, invece, definibile mediante l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del d.lgs. n. 472 del 1997, utilizzando il codice tributo 8912 “Sanzioni pecuniarie relative all’anagrafe tributaria al codice fiscale alle imposte sui redditi alle imposte sostitutive all’IRAP e all’IVA” e, qualora la comunicazione sia correttamente trasmessa entro 60 giorni dalla scadenza prevista, la sanzione base su cui applicare le percentuali di riduzione disposte dal citato articolo 13, è data dalla sanzione ordinaria ridotta a un terzo con un massimo di euro 20.000.

Per  un riepilogo delle scadenze di invio al sistema TS ti consigliamo di leggere Scadenze Invio dati spese sanitarie Sistema TS: anche per il 2022 rimane semestrale

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-05-24
Locatario e superbonus: quando spetta se l'immobile appartiene a una società

Con Risposta a interpello n 288 del 23 maggio le Entrate forniscono un chiarimento in merito all'accesso al superbonus da parte del locatario di un appartamento e un box pertinenziale di proprietà di una società di gestione immobiliare (articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (cd. decreto Rilancio) )

Le Entrate specificano che con riguardo all'ambito di applicazione soggettivo del Superbonus, ai sensi del comma 9, lettera b), del citato articolo 119 del decreto Rilancio, sono agevolabili gli interventi effettuati «dalle persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari, salvo quanto previsto al comma 10» per effetto del quale tali soggetti possono beneficiare delle detrazioni riferite agli interventi di efficientamento energetico su un numero massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio. 

Inoltre, come precisato nella circolare n. 24/E del 2020, la detrazione spetta anche alle persone fisiche al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni, che sostengono le spese per interventi effettuati su unità immobiliari detenute in base ad un titolo idoneo (contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato), al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio e che siano in possesso del consenso all'esecuzione dei lavori da parte del proprietario. 

In linea di principio, spiega l'agenzia, in applicazione di un criterio "oggettivo" che valorizza l'utilizzo effettivo dell'immobile oggetto degli interventi agevolabili, indipendentemente dal rapporto giuridico che lega l'utilizzatore all'immobile stesso (proprietario, possessore o detentore), non rileva, ai fini del Superbonus, che l'immobile detenuto dal conduttore o dal comodatario persona fisica «al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni», sia di proprietà di un soggetto escluso dalla predetta detrazione quale, ad esempio, una società. 

Secondo l'agenzia, all'Istante non è preclusa la possibilità di accedere al Superbonus in relazione alle spese sostenute nel 2021 per interventi realizzati in qualità di locatario su immobili residenziali di proprietà di una società di gestione immobiliare della quale, in base ai dati del Registro delle Imprese, non risulta essere né socio né titolare di cariche sociali, sempreché lo stesso possa qualificarsi come persone fisica «al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni». 

E' necessario, tra l'altro, che l'Istante abbia sostenuto le spese per tali interventi (per la cui esecuzione è comunque richiesto il consenso del proprietario) e che gli immobili in questione (che devono, in ogni caso, essere ad uso residenziale, incluse le relative pertinenze) siano dallo stesso detenuti in base ad un contratto di locazione regolarmente registrato al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio.

Esempi di esclusione dal superbonus per il locatario

Le entrate specificano anche che ad esempio il Superbonus non spetta, in ogni caso ai soci di una società che svolge attività commerciale, che sostengono le spese per interventi effettuati su immobili residenziali di proprietà della predetta società che costituiscono beni relativi all'impresa.

Tale preclusione sussiste anche nell'ipotesi in cui il socio sia detentore dell'immobile oggetto di interventi agevolabili sulla base di un contratto di locazione o di comodato.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-05-24
Voucher connettività professionisti: via alle domande dal 23 maggio

Con il Decreto 27 aprile 2022 del MISE pubblicato in GU n 116 del 19 maggio, vengono apportate modifiche al precedente provvedimento del 23.12.2021 recante le modalità per richiedere il voucher connettività imprese. 

In particolare, il voucher viene esteso anche ai professionisti ordinisti e non che esercitano la professioni in forma individuale o associata.

Ricordiamo che a partire dalle ore 12 del 1° marzo le imprese possono richiedere il voucher connettività imprese (il relativo decreto è stato pubblicato in GU n 33 del 9 febbraio 2022) ovvero un contributo che va da un minimo di 300 euro ad un massimo di 2.500 euro per servizi di connettività a banda ultralarga da 30 Mbit/s ad oltre 1 Gbit/s - direttamente agli operatori di telecomunicazioni che si saranno accreditati sul portale dedicato all’incentivo, attivato da Infratel Italia che gestisce la misura per conto del Ministero dello sviluppo economico.

Alle imprese ora si aggiungono i professionisti.

Per l’erogazione del voucher e l’attivazione dei servizi a banda ultralarga, i beneficiari dovranno utilizzare i consueti canali di vendita degli operatori.

VISITA QUI IL SITO MISE

Si tratta di un intervento di circa 609 milioni di euro in totale, che rientra nell’ambito della strategia italiana per la banda ultralarga ed è anche tra le priorità indicate nel PNRR.

Attenzione al fatto che il Piano Voucher per le imprese e professionisti avrà durata fino a esaurimento delle risorse stanziate e, comunque, fino al 15 dicembre 2022. 

La durata della misura potrà essere prorogata per un ulteriore anno.

Voucher connettività PMI imprese e professionisti: tre tipi di contributo

Il voucher sarà destinato alle imprese regolarmente iscritte al Registro delle Imprese, di dimensione micro, piccola e media alle quali è erogato un contributo variabile sulla base di diverse caratteristiche della connettività e dei relativi costi, in presenza di step change inteso quale incremento della velocità di connessione secondo le classi di ammissibilità previste dal manuale operativo sulla base dei tre importi di seguito indicati:
a. voucher di  fascia  A,  distinti  in  A1  e  A2: voucher con contributo connettività pari a euro 300, per un contratto della durata da un minimo di diciotto mesi a un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download (V) compresa nell'intervallo 30 Mbit/s ≤ V < 300 Mbit/s (voucher A1) oppure 300 Mbit/s ≤ V ≤1 Gbit/s (voucher A2).
b. voucher di fascia B: voucher con contributo connettività pari a euro 500, per un contratto della durata da un minimo di diciotto mesi fino ad un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download (V) compresa nell'intervallo 300 Mbit/s ≤ V ≤1 Gbit/s.
c. voucher di fascia C: voucher con contributo connettività pari a  euro  2.000  per  un  contratto  della  durata  da  un  minimo  di ventiquattro mesi fino ad un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima  in download superiore a 1Gbit/s. Il valore del voucher può essere  aumentato  di un ulteriore contributo del  valore  massimo  di  euro  500,  per la copertura di parte dei costi  di rilegamento  sostenuti dai beneficiari, a fronte di  adeguata giustificazione da parte degli operatori fornitori. Per i voucher di fascia C è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 100 Mbit/s. Al finanziamento di tali voucher viene destinato il 10% delle risorse stanziate.

I voucher non sono riconosciuti in caso di cambio operatore  fra servizi aventi prestazioni analoghe o in caso di meri passaggi di intestazione del contratto nella medesima sede di impresa. A ciascun beneficiario può essere erogato un solo voucher.

Voucher connettività PMI imprese e professionisti: come richiederlo 

Per partecipare alla misura, gli operatori di telecomunicazioni devono preventivamente registrarsi sul portale dedicato al voucher, attivato appositamente da Infratel Italia.

Gli operatori già accreditati per la precedente fase 1 del Piano Voucher, destinata alle famiglie con fascia di ISEE fino a 20 mila euro, saranno automaticamente accreditati per la nuova fase per le imprese, dopo che avranno sottoscritto la nuova Convenzione con Infratel Italia e dimostrato di essere in possesso dei requisiti necessari ai fini dell’iscrizione nell’elenco degli operatori accreditati.

L’attivazione dei servizi a banda ultralarga potrà essere richiesta dalle imprese potenziali beneficiarie del voucher direttamente agli operatori, dopo che questi si saranno registrati sul portale, utilizzando i consueti canali di vendita.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-05-24
Credito di imposta beni strumentali: riepilogo e chiarimenti nella nota di Assonime

Con una Circolare del 20 maggio Assonime fornisce orientamento sul credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali.

In particolare, si ricorda che con la Circolare n 14/E del 17 maggio 2022  l'Agenzia delle entrate ha illustrato le novità apportate dalla l. n. 234/2021 (legge di bilancio 2022) al credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali di cui all'art. 1, commi 1051 e ss. della l. 178/2020.

In estrema sintesi è stata prorogata l'efficacia temporale di questa agevolazione per quanto concerne gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali all'attuazione del modello "industria 4.0" con esclusione dunque degli investimenti in beni strumentali "ordinari" e rimodulata l'entità del relativo beneficio.

Alla luce anche dell'ulteriore novità prevista per i beni strumentali immateriali 4.0 dal decreto legge 17 maggio 2022, n. 50 di cui la circolare dell'Agenzia delle entrate non ha potuto tenere conto in quanto è stata pubblicata lo stesso giorno del decreto Assonime ha fornito un utile riepilogo.

Viene ricordato che il credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0 era in scadenza il 31/12/2022 (o il 30/6/2023 per la c.d. coda dell'agevolazione relativa agli ordini e al pagamento degli acconti nella misura almeno del 20% avvenuti entro il 31/12/2022), ed in questa versione la misura del credito d'imposta è pari per i beni materiali 4.0 a:

  • 40% fino a 2,5 mln;
  • 20% da 2,5 a 10 mln;
  • 10% da 10  a 20 mln (lim. max).

Per i beni immateriali 4.0, invece, il credito d'imposta  è pari al 20% nel limite di 1 milione.

Durante il medesimo ambito temporale risultano agevolati anche gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ordinari (rectius diversi da quelli 4.0) con un credito d'imposta pari al 6%.

Ciò posto, la legge di bilancio 2022 (art. 1, comma 44, della legge bilancio 2022) ha prorogato (solo) il credito d'imposta  per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0 fino al 31/12/2025 (ovvero il 30 giugno 2026  per la c.d. coda dell'agevolazione i cui presupposti si siano  realizzati al 31/12/2025) ed è pari per i beni materiali 4.0 a:

  • 20% fino a 2,5 mln;
  • 10% da 2,5 a 10 mln;
  • 5% da 10 a 20 mln (lim. max).

L'art. 10 della l. n. 4/2022 è ulteriormente intervenuto prevedendo che gli investimenti inclusi nel PNNR che eccedono i 10 milioni godono del credito del 5%  entro il limite massimo di 50 milioni (in luogo di 20 milioni) 

Per i beni immateriali 4.0, invece, la proroga prevista dalla legge di bilancio 2022 è accompagnata da una diminuzione graduata della misura del credito d'imposta:

  • Fino al 31/12/2023 (ovvero per la c.d. coda fino al 30/6/2024), l'incentivo rimane invariato: il credito d'imposta è pari al 20% con il limite di 1 milione;
  • Per il 2024 (ovvero per la c.d. coda fino al 30/6/2025) il credito d'imposta è pari al 15% con il limite di 1 milione;
  • Per il 2025 (ovvero per la c.d. coda fino al 30/6/2026) il credito d'imposta è pari al 10% con il limite di 1 milione.

Viene sottolineato come per i beni immateriali si considerano sempre agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all'utilizzo dei beni di cui al predetto allegato B mediante soluzioni con risorse di calcolo condivise e connesse (cosiddette soluzioni "cloud computing"), per la quota imputabile per competenza.

Secondo le novità introdotte dal decreto legge 17 maggio 2022, n. 50, per gli investimenti in beni immateriali effettuati dal 1/1/2022 e fino al 31/12/2022 (ovvero entro il 30/6/2023 per la c.d. coda dell'agevolazione con presupposti verificatisi al 31/12/2022) la misura del credito è elevata dal 20 al 50%. 

La misura del 20% si rende applicabile dunque per gli investimenti effettuati nel 2022 che non ricadono nel PNNR e per gli investimenti effettuati dal 1/1/2023 al 31/12/2023 (ovvero 30/6/2024) (salvo ricadere, per gli investimenti effettuati nel periodo 1/1/2023-30/6/2023, nella c.d. coda dell'agevolazione prevista dal d.l. 50/2022).

L'Agenzia delle entrate conferma quanto già si evinceva dalla relazione tecnica e, cioè, che il "limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro" previsto dal comma 1057-bis dell'art.1 della l. 178/2020 per l'investimento nei beni materiali 4.0 deve "intendersi riferito alla singola annualità e non all'intero triennio".

A questa stessa conclusione si dovrebbe giungere spiega Assonime anche per quanto concerne il nuovo limite di 50 milioni (in luogo dell'ordinario limite di 20 milioni) previsto dall'art. 10 della l. n. 4/2022 per gli investimenti inclusi nel PNNR che eccedono i 10 milioni, tenuto conto che è stata utilizzata la medesima locuzione prevista dal citato comma 1057-bis dell'art.1 della l. 178/2020 ("fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 50 milioni di euro").

Fonte: Assonime
Notizia del: 2022-05-24
Interventi trainanti e trainati dello stesso cantiere: uso diverso del superbonus

Con Risposta a interpello n 279 del 19 maggio 2022 le Entrate forniscono un chiarimento su:

  • cessione del credito solo per l'intervento "trainante" 
  • e indicazione nella dichiarazione dei redditi della detrazione relativa alle spese per gli interventi "trainati" (articolo 121 del d.lgs 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77) 

L'Agenzia specifica che è possibile usare in modo diverso il superbonus nell’ambito dello stesso cantiere, ossia, alcuni interventi potranno andare in detrazione diretta, altri invece potranno essere oggetto di cessione o sconto in fattura a patto che si consideri la ripartizione tra codici intervento indicata nelle istruzioni alla compilazione del modello per la comunicazione delle opzioni.

Viene riepilogato che nel caso di specie, in presenza di:

  • un intervento "trainante" di efficientamento energetico (sostituzione impianto di climatizzazione invernale) 
  • e di tre interventi "trainati" di efficientamento energetico (pannelli fotovoltaici, sistemi di accumulo, colonnina di ricarica veicoli elettrici), 

l'Istante intende cedere solo il credito d'imposta relativo all'intervento "trainante" ed eventualmente ad un intervento "trainato", indicando nella dichiarazione dei redditi la detrazione spettante in relazione ai tre interventi trainati o solo a due di essi.

L'agenzia ritiene possibile tale combinazione e specifica quanto segue.

Con la circolare n. 30/E del 22 dicembre 2020 si è precisato che, nel caso in cui sul medesimo immobile siano effettuati più interventi agevolabili, il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione è costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati. 

In tal caso, sarà possibile fruire della corrispondente detrazione a condizione che siano distintamente contabilizzate le spese riferite ai diversi interventi e siano rispettati gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna detrazione. 

Sulla base dei punti 3.2 e 3.3 del Provvedimento attuativo: 

  • il credito oggetto di cessione è pari alla detrazione spettante; 
  • la detrazione spettante è commisurata alle «spese complessivamente sostenute nel periodo di imposta 

Le istruzioni alla compilazione del modulo per la comunicazione dell'opzione allegate al Provvedimento attuativo prevedono espressamente che, nel campo "Tipologia intervento", il contribuente indichi il codice identificativo dell'intervento per il quale si effettua la comunicazione. 

Pertanto, il credito cedibile è calcolato sul totale delle spese sostenute nell'anno per ciascuno degli interventi, così come contraddistinti dai codici indicati nella tabella riportata nelle istruzioni al modello di comunicazione dell'opzione.

Ne consegue che, qualora l'Istante intenda optare per la fruizione del Superbonus in una modalità alternativa alla detrazione per tutti i prospettati interventi, lo stesso dovrà inviare all'Agenzia delle entrate quattro distinti moduli per la comunicazione dell'opzione per la cessione del credito, ossia un modulo diverso per ogni intervento che verrà realizzato. 

Diversamente, nel caso in cui l'Istante per alcuni interventi intenda fruire dell'agevolazione indicando la detrazione nella dichiarazione dei redditi, in relazione a tali interventi non dovrà trasmettere all'Agenzia delle entrate il modulo per la comunicazione della fruizione dell'agevolazione in una modalità alternativa alla fruizione. 

Tale soluzione resta valida anche nel caso in cui uno stesso fornitore partecipi alla realizzazione di diversi interventi, dovendosi anche in tal caso considerare come riferimento le spese sostenute nell'anno "per codice intervento".

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-05-23
Divieto di cessione parziale dei bonus edilizi: i chiarimenti delle Entrate

Con risposta a FAQ datata 19 maggio le Entrate specificano che il divieto di cessione parziale si intende riferito all’importo delle singole rate annuali in cui è stato suddiviso il credito ceduto da ciascun soggetto titolare della detrazione.

In conseguenza di ciò le cessioni successive alla prima potranno avere ad oggetto (per l’intero importo):

  • anche solo una o alcune delle rate di cui è composto il credito;
  • le altre rate (sempre per l’intero importo) potranno essere cedute anche in momenti successivi, ovvero utilizzate in compensazione tramite modello F24 (in tale ultima eventualità, anche in modo frazionato)
  • invece, le singole rate non potranno essere oggetto di cessione parziale o in più soluzioni.

Attenzione al fatto che le disposizioni si applicano:

  • ai crediti derivanti dalle prime cessioni e dagli sconti in fattura comunicati all’Agenzia delle Entrate a partire dal 1° maggio 2022, 
  • che saranno caricati, come di consueto, entro il giorno 10 del mese successivo (10 giugno 2022).

Nella risposta alla faq con la quale si domandava come potranno avvenire le cessioni dei crediti successive al primo esercizio dell’opzione a seguito dell’introduzione del divieto di cessione parziale le Entrate hanno fornito i chiarimenti suddetti e riepilogato la normativa e il funzionamento del caricamento crediti sulla piattaforma.

In particolare, l'Agenzia ha ricordato che il comma 1-quater dell’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, introdotto in sede di conversione del decreto Sostegni-ter (decreto-legge n. 4 del 2022), ha stabilito che i crediti derivanti dall'esercizio delle opzioni (prima cessione o sconto in fattura) relative al Superbonus e agli altri bonus edilizi non possono formare oggetto di cessioni parziali successive; a tal fine, al credito è attribuito un codice identificativo univoco da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni.

In fase di caricamento sulla Piattaforma, i crediti derivanti dalle prime cessioni o dagli sconti in fattura saranno suddivisi, come di consueto, in rate annuali di pari importo, in base alla tipologia di detrazione e all’anno di sostenimento della spesa. 

A ciascuna rata annuale sarà attribuito un codice univoco, visibile sulla Piattaforma, che ai fini della tracciatura delle operazioni verrà indicato nelle eventuali successive cessioni delle singole rate.

Il divieto di cessione parziale si intende riferito all’importo delle singole rate annuali in cui è stato suddiviso il credito ceduto da ciascun soggetto titolare della detrazione

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 2022-05-23

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